
L'incendio della Deepwater Horizon, il 22 aprile 2010 (Credits: Ansa)
Come il nastro di un film riavvolto, come un inaspettato déjà vu, l’America è ripiombata per alcune ore nell’incubo di una nuova tragedia simile a quella che ha vissuto dopo l’esplosione della Deepwater Horizon. E che non si è ancora del tutto conclusa.
Ma, se questa volta il dramma è stato evitato, molti ora si chiedono cosa accadrà alla prossima occasione. Sotto accusa non ci sono soltanto i sistemi di sicurezza delle piattaforme, ma anche la scelta dell’amministrazione Obama (sponsorizzata dai governi degli stati che si affacciano sul Golfo) di imporre una moratoria ai nuovi progetti di trivellazione in profondità senza però interrompere quelli che sono attualmente in corso.
Come quattro mesi fa anche ora è esplosa una piattaforma petrolifera nelle acque del Golfo del Messico; e, come allora, a bordo della struttura c’erano numerose persone che sono rimaste coinvolte nell’incidente. Il 20 aprile scorso, in quella maledetta sera, undici tecnici sono rimasti uccisi. Questa volta è andata bene: le 13 persone che si sono buttate in acqua per sfuggire alle fiamme sono state tutte salvate dalla piccola flotta di navi e di aerei intervenuta per spegnere l’incendio della Vermilion Oil 380.
Quelle immediatamente successive all’esplosione, sono state ore di tensione e di notizie contraddittorie. In un primo tempo, la società proprietaria della piattaforma, la Mariner Energy, aveva fatto sapere che non c’era stata alcuna fuoriuscita di greggio. Una notizia positiva che è stata smentita poco dopo dai soccorsi i quali, invece, parlavano di una macchia nera larga circa un paio di chilometri, avvistata accanto alla struttura in fiamme. Alla fine, è arrivata l’ultima versione dei fatti, riportata dalla Guardia Costiera, secondo la quale non c’è alcuna traccia di inquinamento nelle acque attorno alla piattaforma.
Quando l’annuncio è arrivato, l’America ha tirato un sospiro di sollievo. Ma la contentezza per lo scampato pericolo, non ha fatto venire meno le preoccupazioni, le angosce e i quesiti che questo ennesimo, grave incidente hanno fatto sorgere nell’opinione pubblica americana: come è possibile che sia (ancora) accaduto?

La mappa del Golfo del Messico (Credits: Ansa)
Alla Casa Bianca, nelle parole e nell’espressione del portavoce Robert Gibbs c’era l’imbarazzo dell’essersi ritrovati (a così poco tempo di distanza) ad un passo dal ripetersi della tragedia.
Negli ultimi quattro anni, la Mariner Energy è rimasta coinvolta in tredici incidenti. E aleggia il sospetto che in almeno sette occasioni la società abbia violato le norme di sicurezza.
Solo sulla piattaforma su cui è esploso l’incendio (e che si trova a circa 100 chilometri al largo della Vermilion Bay, in Louisiana) si son verificati quattro incidenti (in dieci anni). Probabilmente quest’ultimo è stato causato da una fuga di gas, dicono gli esperti.
Sulla Vermilion Oil 380 le trivellazioni sono andate avanti perchè (essendo già attiva) non era coinvolta nella moratoria decisa dall’amministrazione Obama.
Per queste strutture, molte delle quale vecchie, il problema è proprio quello relativo ai sistemi di sicurezza. I cui standard generali (dopo la Deepwater Horizon) sono stati rimessi a punto dall’amministrazione federale. Quante società sono però già in ordine? E che tipi di controlli e interventi vengono fatti dall’Ocean Energy Management Regulation Enforcement Office?
Nonostante la mancanza di sicurezza, per motivi economici, le trivellazioni sono proseguite nel Golfo del Messico, anche dopo la tragedia della Deepwater Horizon. L’economia della zona si basa in parte sull’industria del greggio, le compagnie petrolifere non vogliono perdere i profitti e l’America ha bisogno del petrolio estratto in quelle acque.
- Venerdì 3 Settembre 2010
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Il 7 Settembre 2010 alle 10:44 Marea nera, un software ne anticipa le mosse - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] di euro) che subito è giunta dal Golfo del Messico la notizia di un nuovo grave incidente su una piattaforma situata di fronte alla costa della [...]
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