
(Credits: LaPresse)
dal nostro inviato a Herat (Afghanistan)
Non è certo la prima volta che emergono dall’Afghanistan prove dettagliate circa il supporto diretto che l’Iran offre ai talebani afghani in termini di denaro, armi e addestramento, ma le fonti citate dal britannico Sunday Times hanno fornito una mole di materiale tale da compromettere la posizione del regime di Teheran che a parole vuole contribuire a stabilizzare lo stato confinante.
Raccogliendo le testimonianze di fonti dell’intelligence afghana e dei combattenti talebani il Sunday Times ha scoperto che alcune società iraniane, fondate negli ultimi sei mesi per aggiudicarsi contratti per la ricostruzione dell’Afghanistan, operano in realtà come finanziatori degli insorti.
Ai talebani vengono infatti versati 1.000 dollari per l’uccisione di un soldato alleato e 6.000 dollari per ogni veicolo militare distrutto. Premi che si aggiungono alle paghe mensili pagate dall’Iran ad alcuni gruppi di talebani, pari circa 145 sterline a miliziano, più di quanto guadagni un poliziotto o un soldato afgano.
I fondi sarebbero stati trasferiti a Teheran e Dubai attraverso le banche afgane, inclusa la Banca di Kabul che è parzialmente posseduta dal fratello del presidente Hamid Karzai, Mahmood. Da questi Paesi, scrive il Sunday Times, i finanziamenti sarebbero poi tornati in Afghanistan “attraverso il sistema bancario islamico informale, noto come hawala, per essere poi girati ai talebani”.
In questo modo, ha spiegato un funzionario dell’intelligence afgana, ”le società coinvolte nel finanziamento dei ribelli possono coprire facilmente le loro tracce”. Secondo l’intelligence della Nato, la rete sarebbe stata fondata dalla Divisione speciale dei Pasdaran “al Quds” (Gerusalemme), l’unità che si occupa delle operazioni all’estero e appoggia i miliziani iracheni e i libanesi di Hezbollah.
Il Sunday Times ha anche intervistato uno di questi tesorieri talebani, che in una visita ad una società iraniana a Kabul ha ritirato fondi per un totale di 18.000 dollari che ha nascosto in un sacco di farina. I fondi erano la ricompensa per l’uccisione di diversi soldati afgani durante un attacco condotto il 12 luglio in cui erano stati colpiti due pick-up dell’esercito locale ed un veicolo blindato statunitensi
Il tesoriere, un contadino al quale è stato insegnato a leggere e scrivere in un campo d’addestramento in Iran, ha raccontato di aver ricevuto in tutto 51.000 sterline negli ultimi sei mesi. Nel settore Occidentale dell’Afghanistan, regione che confina con l’Iran posta sotto il comando italiano, il ruolo di Teheran è di grande rilievo negli scambi commerciali, nella ricostruzione afghana ma anche nel sostegno agli insorti come ha denunciato più volte la polizia di frontiera di Herat che ha catturato alcuni miliziani addestrati in tre campi istituiti dai pasdaran non lontano dal confine.
Campi localizzati dall’intelligence oltre i confini con le province di Nimruz, Farah ed Herat, fotografati dai satelliti americani e nei quali i miliziani vengono addestrati a costruire e piazzare ordigni improvvisati sempre più sofisticati. Gli stessi che hanno causato quest’anno oltre la metà dei 500 caduti tra le truppe alleate.
Finora i comandi alleati a Kabul definivano concreto il supporto militare ai talebani proveniente dal territorio iraniano pur senza accusare direttamente il regime di Mahmnoud Ahmadinejad. Un equilibrismo diplomatico sempre più difficile da mantenere di fronte al ruolo sempre più evidente dei pasdaran nella guerra afghana.
- Lunedì 6 Settembre 2010

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Commenti
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Il 6 Settembre 2010 alle 18:08 e.fumagalli ha scritto:
E’ la stessa cosa che fecero gli USA 20 anni fa, ora non va più bene perché lo fanno altri? Pare che i taliban abbiano ancora scorte di lanciamissili forniti dagli USA, solo loro possono fare quello che vogliono? E il bun esempio? Pare che ogni cosa che copiano gli altri sia da delinquenti e allora che li vogliamo occidentalizzare a fare se poi ci copiano.
Il 6 Settembre 2010 alle 22:18 hector ha scritto:
mmm… e le uccisioni dei civili ki le “paga”? sull’attentato di Quetta in occasione delle manifestazioni pro al-quds il governo iraniano si è pronunciato duramente se non ricordo male
Il 7 Settembre 2010 alle 6:54 anna.one ha scritto:
Ma noooo, questa storia non puo’ assolutamente essere vera. Dopo tutto, come tutti sappiamo, la teocrazia shi’ite in Iran non sosterebbe mai una organizzazione sunni come il Taliban o Al Qaeda, o viceversa … giusto?
sar/
Il 7 Settembre 2010 alle 12:09 indigesto ha scritto:
Il premio messo in palio per ogni soldato ucciso è qualcosa di rivoltante e non ha precedenti. Ricorda vagamente l’assistenza economica che Saddam prometteva, e corrispondeva, alle famiglie dei kamikaze a “missione compiuta”. Sarebbe già bastato questo per condurlo alla forca!
Della doppiezza iraniana non si è avuto mai dubbio. Su quella afghana occorrerebbe far subito luce.
Il 7 Settembre 2010 alle 16:38 indigesto ha scritto:
E’ rientrata ironica, la nostra anna.one. Bentornata! Fatte buone vacanze?
Il 7 Settembre 2010 alle 20:46 boghero ha scritto:
Caro Fumagalli.. è vero e la stessa cosa… quel che conta e quello che succede con la popolazione dopo… preferisco chi non lapida… ed è un po’ più tollerante… Comunque mi mancano quelle belle manifestazioni di piazza dell’epoca della guerra in Iraq.. con tutti i pacifisti.. anche i preti in prima linea.. dove sono finiti.. perchè non ci sono manifestazioni dello stesso tipo per la povera donna che rischia la lapidazione e comunque la pagherà cara.. chissenefrega di Mahmoud Vahidnia… dove sono finiti????
Il 8 Settembre 2010 alle 0:24 pasalaam ha scritto:
Purtroppo nò, caro indigesto, il premio per ogni vittima: civile o’ militare é una antica consuetudine di tutte le “rivoluzioni” fomentate da popoli barbari.
Gli islamici ne hanno fatto una tradizione da decenni.
I ribelli tamul ne fecero un’arte creando in ogni villaggio gruppi di dieci persone che venivano remunerate con qualche dollaro al mese.
Al momento del bisogno, una delle dieci veniva prescelta per il tradizionale attentato suicida. Se esitava, si tagliavano i viveri a tutto il gruppo. Inutile dire che gli altri nove rendevano la vita impossibile a lui e tutta la sua famiglia.
Se accettava, la famiglia riceveva mille dollari e lui diventava un eroe.
Evidentement, nel giro di due anni ci passavano tutti e dieci.
L’esplosivo era sovente dotato di due detonatori uno dei quali comandato a distanza in modo da mettersi al riparo da eventuali ripensamenti dell’ultimo minuto.
Ma questo lo fanno anche i palestinesi, quando il candidato suicida é donna o bambino.
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