
Zuma durante la recente visita a Shangai (Credits: LaPresse)
Un milione e 300mila lavoratori incrociano le braccia da quasi un mese in Sudafrica. Dipendenti del settore pubblico, della sanità stanno inscenando un duro braccio di ferro con il governo guidato da Jacob Zuma. La settimana scorsa, la più grande organizzazione sindacale del Paese, il Cosatu, aveva rifiutato l’ultima offerta dell’esecutivo. In questi giorni i confederali si stanno riunendo nuovamente per trovare una posizione comune.
Lunedì scorso, il governo aveva presentato una nuova offerta di aumento di stipendio portandola dal 7 al 7,5% e aveva anche proposto l’aumento del sussidio per la casa pagato agli statali da 700 a 800 rand (pari a circa 86 euro). I sindacati chiedono invece un aumento dell’8,6% e che il sussidio sia di 1.000 rand.
Alcuni dei sindacati premono affinché i lavoratori tornino intanto al lavoro, mentre le consultazioni vanno avanti. Nel frattempo un team di economisti ha valutato in un miliardo di rand al giorno (circa 150 milioni di dollari) il costo dello sciopero che sta semi-paralizzando il Paese.
Intanto dall’African National Congress fanno sapere di una proposta di legge che andrebbe a congelare gli aumenti di stipendi per i ministri e i funzionari governativi di alto livello. Mossa propagandistica? E quanto efficace?
Nel frattempo nell’ultima settimana si sono aggiunte allo sciopero altre categorie:
- 5 mila lavoratori del settore minerario dell’azienda Zondereinde, che chiedono più elevato standard di sicurezza
- 70 mila lavoratori delle pompe di benzina, dei garage e rivenditori di auto, che chiedono aumenti di salario del 20%
- 6 mila lavoratori del settore della gomma
I sindacati e i partiti all’opposizione continuano a putare il dito sul governo e sull’Anc (di cui Zuma è Presidente), accusandolo di corruzione e nepotismo e incapace di dare una svolta economica al Paese.
Secondo alcuni analisti, in caso di mancato accordo, lo scenario che si aprirebbe per Zuma sarebbe assai difficile: dovrebbe infatti ad affrontare una delle più gravi crisi della sua presidenza. Uno dei prossimi test politici saranno le elezioni amministrative del prossimo anno che potrebbero indebolire il suo partito, premiando invece l’opposizione. Ora la palla passa a lui.
- Lunedì 6 Settembre 2010

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