
Il tatuaggio, il simbolo dei mareros (Credits: micaeltatoo by Flickr)
Il Salvador è paralizzato dopo che le gang pandilla 18 e Mara Salvatrucha (Ms-13) hanno ordinato, da lunedì notte, uno sciopero dei trasporti allo scopo di evitare l’applicazione di una nuova legge molto dura nei confronti della criminalità organizzata.
Tutte le strade della capitale San Salvador, come quelle di molte città del resto del piccolo Paese centroamericano, sono bloccate e la maggior parte dei trasporti non è funzionante. Da mercoledì la città e le vie principali sono state militarizzate e l’80 per cento degli autobus di linea non è in servizio, il rimanente 20 per cento è stato sostituito da camionette che caricano i passeggeri per 0,25 o 0,50 dollari.
Il caos, insomma, regna sovrano a San Salvador e alla popolazione della capitale e agli osservatori internazionali la ribellione delle maras, così si chiamano le terribili gang centroamericane, fa venire in mente il periodo della guerra civile tra il 1980 e il 1992, quando le varie fazioni in lotta ordinavano il blocco dei trasporti per sabotare “l’economia dei nemici”.
Per timore di rappresaglie hanno abbassato le serrande anche moltissimi esercizi commerciali, soprattutto dopo che la “pandilla 18” ha fatto circolare volantini in cui imponeva la chiusura dei negozi con la minaccia di ritorsioni e violenza. In rivolta anche i membri delle gang rinchiusi in carcere: nove delle 21 prigioni presenti nel Paese sono anch’esse precipitate nel caos, con i detenuti che si rifiutano di entrare in cella.
Ma perché si è arrivati a questo punto? Le maras chiedono che il presidente Mauricio Funes, ex anchorman della CnnFmln, ritiri la legge sulle gang in vigore da eletto tra le fila del giovedì che condanna con rigore i gruppi criminali e il loro finanziamento aumentando le pene di reclusione ad un minimo di dieci anni. Quando è stata approvata a luglio dal parlamento la legge aveva già scatenato la rivolta delle principali maras.
Molte, in quell’occasione, le vittime, tra cui 17 passeggeri di un autobus pubblico, incendiato dalle gang criminali. Oggi la situazione si sta ripetendo e la tensione, soprattutto nella capitale, è altissima. Anche perché Funes non ha nessuna intenzione di cedere alla violenza delle maras.
- Lunedì 13 Settembre 2010

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