
(Credits: Ufficio PI RC-West)
Le forze di sicurezza afghane, con il supporto delle truppe alleate , sono ”assolutamente pronte” per garantire la sicurezza in occasione delle elezioni parlamentari di sabato prossimo. La dichiarazione, resa nota ieri dall’Ufficio presidenziale di Kabul dopo un incontro tra Hamid Karzai e il generale David Petraeus (che guida i 150mila soldati alleati) evidenzia in realtà le forti difficoltà che caratterizzano queste elezioni.
La presenza degli insorti costringerà quasi certamente alla chiusura almeno un migliaio dei 6.835 seggi previsti. Un mese or sono il governo afghano prevedeva di non poter aprire 900 seggi, il 15 per cento del totale, soprattutto nelle province del sud e dell’est dove è più forte è la presenza talebana, ma nelle ultime settimane le stime sono state riviste al rialzo.
Nella provincia orientale di Nangharar su 458 seggi almeno 81 non saranno operativi mentre in quella meridionale di Uruzgan almeno due distretti non sono raggiungibili dalla commissione elettorale a causa della presenza di insorti. Alle discusse elezioni presidenziali dell’anno scorso riuscirono ad aprire 6.167 seggi, più dei 5.800 previsti per il voto di sabato che vede quasi 2.500 candidati contendersi 249 posti in Parlamento.
I talebani hanno già da tempo concentrato molte delle loro azioni contro candidati e portavoce dei partiti politici, una dozzina dei quali sono stati rapiti e in parte uccisi solo nel settore italiano tra Herat e Shindand. Gli insorti hanno anche lanciato appelli alla popolazione per il boicottaggio delle urne. I piani messi a punto a Kabul prevedono un coinvolgimento massiccio ma poco visibile delle forze alleate anche per non alimentare la propaganda talebana che accusa il governo afghano di essere un fantoccio nelle mani degli Stati Uniti.
La protezione diretta dei seggi verrà affidata alla polizia afghana e alle milizie di autodifesa costituite nei villaggi pomposamente definite Local Police. Nei principali centri saranno presenti reparti dell’esercito afghano pronti a intervenire in caso di minacce mentre le truppe alleate costituiranno l’anello più esterno del sistema di sicurezza con elicotteri e forze di reazione rapida presenti in ogni provincia e pronte a intervenire su richiesta delle autorità afghane.
Nel settore italiano la presenza talebana non è così forte come altrove ma, come ci dice un esperto delle operazioni psicologiche, “gli insorti sono ben ramificati sul territorio mentre le truppe alleate presidiano solo i distretti-chiave“, più popolati e lungo le maggiori vie di comunicazione.
Le quattro task force da combattimento schierate tra Bala Murghab, Shindand e Farah hanno approntato unità di intervento rapido mentre gli elicotteri basati a Herat verranno schierati in gruppi di tre Mangusta da attacco e un Chinook da trasporto in tre basi avanzate per poter intervenire rapidamente ovunque fosse necessario.
Ma la mobilitazione dei militari italiani in vista del voto è iniziata già da molte settimane con le pattuglie inviate in molte aree remote delle province di Herat e Farah per ispezionare scuole e altri edifici destinati a ospitare seggi elettorali. Ricognizioni importanti per rispondere alle esigenze di sicurezza, valutare le condizioni esistenti e conoscere i luoghi nei quali i militari italiani potrebbero essere chiamati a intervenire.
- Martedì 14 Settembre 2010

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