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Credits: LaPresse
L’Australia ha cancellato una pubblicità sull’eutanasia. Il protagonista dello spot è un attore dall’aspetto debole e malato che descrive le sue sofferenze e chiede al governo di ascoltare la sua richiesta di togliersi la vita con dignità.
“Ho scelto di sposare mia moglie Tina, di avere due bellissimi figli, di guidare una Ford. L’unica cosa che non ho scelto nella mia vita è stata la mia malattia terminale. Non ho scelto di spegnermi lentamente e dolorosamente, e non ho mai voluto costringere la mia famiglia ad essere al mio fianco in questa situazione. Ho fatto la mia scelta, ma ora ho bisogno che il governo mi ascolti”.
E’ questo il testo della pubblicità che Canberra ha immediatamente cancellato dalla programmazione, accusandola di promuovere il suicidio. Anche se Exit International, l’agenzia che ha realizzato lo spot, in cui ha altresì ricordato che l’85% degli australiani è a favore dell’eutanasia e solo il Governo la considera un reato, ha dichiarato che farà di tutto per farla tornare presto sugli schermi.
Un caso, questo, che porterà di nuovo sulle prime pagine dei giornali australiani il tema della morte assistita. Come è successo nel 1996, quando il Territorio del Nord, uno dei territori federali del Paese, approvò la prima legge a favore dell’eutanasia. Otto mesi dopo, Canberra la annullò. La cancellazione della pubblicità di Exit International dimostra che il punto di vista della capitale sulla morte assistita non è cambiato. E il dibattito dei prossimi giorni ci permetterà di capire se, al contrario, quello della popolazione si è evoluto.
Il video dello spot incriminato:
- Martedì 14 Settembre 2010

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Commenti
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Il 14 Settembre 2010 alle 16:11 thanatos ha scritto:
E’ anche da questo che emerge la civiltà di un Paese laico,progressista,ammirevole verso i suoi abitanti e pragmatico,sopratutto non legato a disposizioni della CEI.L’eutanasia,con i dovuti accorgimeni,è una cosa indispensabile,perchè prolungare di un mese o due inutilemnete le sofferenze di un’infelice malato terminale e della sua famiglia ,prolungare una vita che è solo dolore e perdita di dignità.Sarà anche cinismo,ma sgnifica anche un notevole risparmio per lo Stato.
Il 14 Settembre 2010 alle 18:25 indigesto ha scritto:
La morte, come la nascita, è un fatto naturale. Le leggi che l’uomo si è dato seguono quelle della natura. Certo, per lungo tempo hanno previsto, e ancora prevedono, anche la condanna di morte, ma resta una devianza dal dettato della natura, che pur mette in conto la legge del più forte nel campo animale per necessità di sopravvivenza.
L’uomo, dotato di intelligenza, se non può sconfiggere la morte almeno si è posto il problema di migliorare le condizioni di vita operando in ogni campo, sociale e scientifico. Si possono comprendere le ansie e le sofferenze di chi si sa condannato alla morte, in breve tempo, da un male inesorabile. Il fisico cede e con esso la mente. Ma il dovere di una società civile è quello di alleviare il più possibile le sofferenze finchè la natura non faccia il suo corso, chè purtroppo anche i mali inesorabili fanno parte di essa, o semmai delle sue devianze. Sollevare la comunità da questo dovere, introducendo l’eutanasia, è un crimine pianificato e una forma di cannibalismo sociale. Peggio se se ne esaltano i “vantaggi” economici. Poi ognuno è libero di avere il suo concetto di civiltà.
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