

Hassan Khomeini (Credits: Epa)
Mahmoud Ahmadinejad uno schiaffo così in pubblico non l’aveva mai ricevuto. Quando, qualche settimana fa, si è recato a rendere omaggio alla tomba del fondatore della Repubblica Islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, per il 31° anniversario della rivoluzione iraniana, è stato sì accolto con tutti i convenevoli dal custode del mausoleo, il nipote Hassan Khomeini. Ma, appena Ahmadinejad si è alzato per prendere la parola, l’erede più in vista della dinastia Khomeini ha salutato tutti e se n’è andato a fare visita ai familiari di uno dei 100 leader del Movimento verde finito in carcere, Alireza Beheshti. Non solo: ha pensato bene di farsi fotografare con le due figlie piccole dell’oppositore riformista sulle ginocchia e diffondere la notizia attraverso i siti web. Qualche giorno dopo Beheshti è stato liberato.
È così che Hassan Khomeini, nato nella città santa di Qom 38 anni fa, lotta ogni giorno per delegittimare il regime fondamentalista. Lo può fare grazie al suo cognome, alla tradizione quasi sacrale che rappresenta e all’immunità di cui gode nel paese. Di fatto, questo chierico di medio livello, dal sorriso e dall’humour disarmanti, si sta imponendo come una delle figure centrali della fronda anti Ahmadinejad.
Su di lui cominciano a puntare quanti ritengono esaurita la carica propulsiva dei leader storici dell’opposizione, a cominciare dall’ex premier Mir Hossein Mousavi. «Le pressioni sono fortissime soprattutto da parte dei giovani per farlo uscire allo scoperto» riferisce a Panorama uno dei consiglieri politici del Movimento verde.
Per il momento Khomeini è molto attento a non esporsi troppo, preferendo aspettare tempi migliori per prendere il comando dei riformisti. Raramente si fa intervistare. Ma quando lo fa, come nel febbraio 2008 al settimanale Shahvand e- Emrooz (poi chiuso dal governo come tutti gli altri giornali riformisti), è solo per rimarcare le differenze politiche e ideologiche fra il nonno e l’attuale guida spirituale Ali Khamenei. «Mai e poi mai l’ayatollah Khomeini avrebbe tollerato l’interferenza dei militari nella politica» proclamò in quell’occasione, contestando il ruolo sempre più decisivo dei pasdaran, oggi i veri padroni dell’Iran. Quella dichiarazione provocò una forte reazione dell’ala dura del regime. Un giornale legato ad Ahmadinejad criticò Hassan Khomeini per il suo stile di vita: proprietario di Bmw e frequentatore assiduo dei bagni turchi.
In realtà, nel complesso mondo iraniano quella che si sta profilando è una guerra aperta fra il simbolo per antonomasia della rivoluzione islamica e Khamenei. Quasi tutti i 15 nipoti di Khomeini sono schierati con l’opposizione e considerano l’attuale guida spirituale un usurpatore per avere saltato le linee della successione e anche per avere in qualche modo coperto la misteriosa morte di Ahmad, il figlio prediletto di Khomeini e padre di Hassan.
Quando, l’anno scorso, Ahmadinejad è stato omaggiato ufficialmente per l’elezione (contestata) a presidente, Hassan Khomeini, nonostante l’invito ufficiale di Khamenei, ha disertato la cerimonia ed è partito per un viaggio all’estero. Anche i due fratelli più giovani, Yasser e Ali, sono attivissimi nel Movimento verde. Un’altra nipote, Zahra Eshraghi, e suo marito Mohammad Reza Khatami, fratello dell’ex presidente riformista, sono stati fermati durante una manifestazione e trattenuti per qualche ora in carcere. La sfida è solo ai primi fuochi. E l’esito è imprevedibile.
- Giovedì 16 Settembre 2010

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