
Fino all’anno scorso, Shindand era un rifugio di talebani, narcotrafficanti e miliziani di al-Qaeda nella quale l’unica presenza militare alleata era rappresentata da una piccola base delle forze speciali afghane affiancate da Berretti Verdi statunitensi. La Valle di Zerko si estende a sud di Shindand fino a lambire la provincia di Farah ed è stata a lungo un “santuario” degli insorti incuneato nel settore centrale dell’area di competenza del contingente italiano nell’Afghanistan Occidentale.
Il primo presidio fisso a Shindand, nella base aerea ex-sovietica che oggi ospita forze americane, italiane e afghane, venne messo in campo l’anno scorso dai parà della Folgore che vi schierarono un piccolo reparto per proteggere i seggi durante le elezioni presidenziali.
In autunno i bersaglieri del Primo reggimento cominciarono le operazioni su vasta scala in tutto il territorio sostenendo alcuni scontri a fuoco. In primavera di quest’anno gli alpini del Terzo Reggimento hanno iniziato la penetrazione nella Zerko Valley creandovi una base avanzata condivisa con truppe afghane e le immancabili forze speciali americane, impiegata come “trampolino” per le pattuglie dirette a controllare le piste e a incontrare i capi villaggio.
Oltre agli alpini della Task force Centre e ai reparti alleati, in alcuni villaggi sono presenti milizie locali di autodifesa addestrate dagli statunitensi che Kabul chiama, forse un po’ pomposamente, Local Police. Questa nutrita e continuativa presenza militare sembra aver dato buoni risultati nonostante la presenza di faide tra le due principali tribù pashtun della valle.
L’attività degli insorti è limitata alla “semina” di ordigni esplosivi sulle strade e le coltivazioni di oppio sembrano essersi ridotte considerevolmente. “La nostra presenza ramificata sul territorio ha emarginato gli insorti grazie soprattutto al mutato orientamento della popolazione e alla crescita delle capacità delle forze di sicurezza afghane”, sottolinea il colonnello Giulio Lucia, comandante della Task force Centre.
Se gli insorti sono diminuiti o quanto meno hanno assunto un più basso profilo è merito anche delle iniziative del Provincial Reconstruction Team italiano di Herat che nella valle ha distribuito 10 delle 60 tonnellate di bulbi di zafferano consegnati ai contadini dell’intera provincia. “Una coltura che consentirà a ogni famiglia di incassare 1.150 euro a raccolto contro i 400 garantiti dall’oppio” precisa il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del Prt.
Nella valle di Zerko è una vera e propria penetrazione che integra l’aiuto ai civili, la realizzazione di infrastrutture come il grande ponte inaugurato nel marzo scorso e una rafforzata presenza militare. “In molti villaggi non vedevano uno straniero dai tempi dell’invasione sovietica”, racconta il maresciallo Paolo Ruotolo che guida un gruppo di esperti delle operazioni psicologiche e gli italiani hanno saputo farsi apprezzare con campagne sanitarie e veterinarie, costruzione di scuole e pozzi abbinati a forti pressioni affinché cessasse ogni forma di sostegno ai miliziani.
Operazioni definite di District stability che risultano efficaci soprattutto nei villaggi dominati fino a pochi mesi or sono dai talebani, che esigevano dalla popolazione tasse fino a 2mila dollari al mese. Consolidare i risultati richiederà però il mantenimento degli standard di sicurezza e di assistenza alla popolazione oggi garantiti dagli alpini della brigata Taurinense.
Del resto, come diceva spesso il generale Stanley McChrystal, “gli alleati hanno molto da offrire alla popolazione afghana, gli insorti nulla”.
- Venerdì 17 Settembre 2010

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