
Christine O'Donnell, la candidata del Tea Party che ha vinto le primarie in Delaware ( Credits: LaPresse )
Jeff Zeleny - l’editorialista politico di punta del New York Times - scrive che si respira un clima simile a quello che si avvertiva nel 1994, quando l’ondata repubblicana sommerse il Congresso a maggioranza democratica, dando via al ciclo politico (e culturale) in cui - nonostante altri sei anni di Bill Clinton alla Casa Bianca - la destra americana (ri)prese in mano le redini del Paese, guidandolo poi per più di un decennio.
Fino all’altroieri, la vittoria repubblicana nelle prossime elezioni di Medio Termine era data per certa. Dopo le primarie che hanno visto l’affermazione dei candidati appoggiati del Tea Party, dopo la debacle dei moderati del Grand Old Party, secondo molti analisti, i giochi si sarebbero riaperti.
La presenza di competitor dalle posizioni così radicali come Christine O’Donnel (la donna che in Delaware ha battuto Micke Castle, uomo vicino a Bush padre, e che - in passato - si era scagliata contro Bush figlio sui temi dell’etica, trattandolo quasi come un liberal), o come Carl Paladino (il miliardario dalle battute razziste - che ha dato dell’Anticristo al presidente dell’Assemblea Statale perché di origine ebraiche), che correrà per la carica di governatore di New York, sarebbe un fattore di “spavento” per gli elettori indipendenti (e repubblicani moderati) che pur di non votare per degli estremisti, diserterebbero le urne o si rivolgerebbero ancora ai democratici.
Nancy Pelosi ne è convinta. Tanto che lo Speaker democratico della Camera dei Rappresentanti dopo le primarie si è mostrata più ottimista rispetto all’esito delle elezioni di novembre, in particolare per quanto riguarda la maggioranza al Senato. Il Tea Party sposterà a destra il Gop e l’affonderà, è la sua tesi. Sarà così?
La prima parte dell’analisi è sicuramente giusta: il vecchio establishment moderato repubblicano sembra essere in grave difficoltà rispetto alla crescente forza del movimento dei patrioti e diviso sulla strategia da adottare: respingerlo o cooptarlo? In realtà, come scrive Marc Ambinder, notista politico di The Atlantic, da tempo la base repubblicana è scollata dalla sua leadership a Washington, la quale - lontana dal “sentire” della sua gente - continua a ripetere gli stessi errori, spianando così la strada al movimento (nato dal basso) dei Tea Party.
Non solo coloro che si rivolgono ai patriots (o ai loro candidati) denunciano questa “lontananza”, ma lo fa anche chi è dentro il partito e in particolare i “giovani leoni” repubblicani. Tre di loro - Paul Ryan, Kevin McCarthy e Mitch McConnel, (tutti eletti al Congresso) - hanno appena pubblicato un libro in cui chiedono un ricambio generazionale dei vertici, accusati di non essere stati più in grado di leggere e interpretare la realtà del Paese.

Manifestazione del Tea Party ( Credits : LaPresse )
Ma una veloce lettura dei dati forniti dall’ultimo sondaggio del New York Times ci dice che, nonostante ciò, la destra (nel suo complesso) rimane favorita per le elezioni di Medio Termine. E’ vero che alcuni candidati del Tea Party rischiano di essere considerati impresentabili da una larga fetta dell’elettorato repubblicano, ma non è detto che alla fine vengano bocciati. Nel Paese spira un vento così forte contro l’establishment, il governo federale, l’attuale amministrazione, e in particolare, contro Barack Obama che è difficile pensare di vederlo scemare nelle prossime settimane.
La questione è proprio questa. I sondaggi dicono che gli americani sono parzialmente delusi dai democratici, non hanno molta fiducia nei repubblicani, sono molto preoccupati per l’economia, ma soprattutto bocciano (senza appello) come inefficaci le misure decise finora dal presidente per risolvere la crisi. Sembra emergere un quadro dove Barack Obama rischia di diventare il collante di tutte le disillusioni e le frustrazioni dell’elettorato. Una sorta di parafulmine (politico) contro il quale si scaricheranno tutte le energie (negative) delle urne.
Cosa faranno gli elettori repubblicani moderati quando dovranno decidere se votare un candidato del Tea Party oppure (ri)consegnare un altro seggio del Senato al partito del presidente? E come si comporteranno gli elettori indipendenti, i più delusi dai due anni di mandato di Obama? Gli doneranno ancora un Congresso che avrà la sola funzione di ratificare le riforme che escono dalla Casa Bianca?
Dopo le primarie repubblicane, i democratici sono tornati a sperare nella vittoria (almeno al Senato) nelle elezioni di Medio Termine. Ma molti indizi ci dicono che potrebbe non essere così.
- Venerdì 17 Settembre 2010

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Commenti
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Il 17 Settembre 2010 alle 16:49 anna.one ha scritto:
No, perche’ a novembre Hopechange non e’ sui ballots. Le elezioni mid-term saranno per il Congresso.
Comunque il senatore (dal 1984) Mitch McConnell sono certa sara’ lusingato d’essere chiamato un “giovane leone”!
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LOL LOL
Il 20 Settembre 2010 alle 17:20 p.a.d ha scritto:
E comunque non sarà certo per il Tea Party che Obama vedrà il tramonto!
I suo barcamenarsi ha già incrinato le iniziali certezze dei suoi più accaniti sostenitori, figuriamoci che immagine si può essere creato agli occhi di quei pochi rimasti rimasti “neutrali”…
I detrattori manco li contiamo!
Quelli avevano nasato la puzza sin dall’inizio:
quando orde di sinistroidi si stracciano le vesti in favore di qualche candidato, osannanti al “nuovo che avanza”, sarebbe proprio il momento di non votare per quel candidato. Che sia a presidenza degli Stati Uniti o del più scalcagnato dei partitozzi invisibili, l’esperienza insegna che se a sostenerlo sono i soliti “dems” la frittata è garantita!
Obamba si sta segando le gambe della poltrona da solo, ed a fine mandato credo che dovrà mangiarne, dei maccheroni, per riprendersi.
Semmai il tea Party sta suonando la sveglia i più assopiti, che ancora non hanno capito in che mani sono finiti.
Bush non mi “finiva” nemmeno un po’, ma Obama… dal momento in cui perfino in Italia i “soliti noti” iniziarono a tesserne le lodi, capii che era la peggior bufala che potesse capitare agli americani. Tanto più in un momento di crisi che sarebbe stato meglio mettere nelle mani di qualcuno politicamente più esperto.
Il 20 Settembre 2010 alle 20:30 gratis ha scritto:
E’ evidente che tra Repubblicani e vera destra patriottica non poteva sbocciare l’amore.
I primi vogliono semplicemente gestire all’acqua di rose e senza troppi scossoni mentre i secondi vogliono una sterzata decisa verso il ritorno alla fonte del patriottismo e dei valori americani traditi da troppi paraventi spesso associati ai Democratici o con un piede di qua e uno di là, pronti a cambiare bandiera alla prima occasione favorevole.
Sarebbe ora che i Repubblicani, quelli veri, si diano una svegliata altrimenti gli USA affondano allegramente sia internazionalmente che nazionalmente.
Ground Zero e Padre Jones sono chiarissimi campanelli d’allarme dell’America tradizionale.
In quanto a Obama ormai nemmeno lui stesso crede alle fesserie che racconta.
E’ meglio che gli americani stiano attenti a questi ultimi due anni di presidenza obamaniana, c’è poco da fidarsi di un islamico che di guai ne ha combinati già in abbondanza.
Spero solo che la divisione tra Repubblicani e vera destra nazionale non porti a svantaggi elettorali nei confronti dei Democratici.
Il 27 Ottobre 2010 alle 19:25 anna.one ha scritto:
Che sorpresa..not…la stampa estera non ha capito un tubo.
Pero’ mi sento un po’ offesa, mai che si parli dei media italiani..
http://www.foreignpolicy.com/a.....y?page=0,0
Io concordo, comunque, con Sue (10:34 AM Oct 27,2010) :)
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