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Venditore di giada a Pechino (Credits: LaPresse)
I contadini di Khotan, un villaggio nel sud dello Xinjiang, vicino al confine con il Tibet, non avrebbero mai pensato che il ‘fiume della giada bianca’ li avrebbe fatti diventare ricchi. In passato nessuno ha mai dato importanza a queste pietre dal colore giallastro, e il loro valore è sempre stato considerato equivalente a quello delle comuni pietre di fiume. Dopo l’arrivo dei cinesi, all’inizio degli anni ’90, la giada si è trasformata in una fonte di reddito per gli abitanti di Khotan.
Tanti si sono pentiti di aver venduto in passato pietre di dimensioni gigantesche a prezzi risibili, ma anche chi ha ormai perso l’occasione per diventare un milionario continua a trarre vantaggi dai benefici che la giada ha portato in città: un flusso continuo di turisti (cinesi) ricchissimi pronti a spendere una fortuna pur di aggiudicarsi i pezzi migliori. Da collezionare o rivendere, ad esempio, sul mercato di Hong Kong, dove sulle bancarelle di Mongkok pezzi falsi e autentici si comprano a cifre che oscillano tra 15 e 500 euro, ma nei negozi del centro le composizioni più elaborate, come due cigni abbracciati, possono costare anche più di 100.000 euro.
Grammo dopo grammo, la giada è diventata sempre più preziosa, e oggi quella che i cinesi chiamano ‘grasso di montone’, una pietra che ricorda molto il marmo per la sua consistenza, vale 80 euro a grammo. Più dell’oro, quotato oggi circa 30 euro a grammo.
Il fatto che la giada si trovi proprio nello Xinjiang crea un problema per Pechino: fino a ieri la popolazione locale di etnia uigura ha venduto la giada a rappresentanti cinesi provenienti dalle regioni limitrofe. Oggi, la progressiva ‘colonizzazione’ dello Xinjiang da parte di cinesi di etnia han aggiunge ai problemi di un’impossibile integrazione sociale e politica difficoltà di tipo economico: i locali accusano i cinesi di essersi trasferiti a Khotan solo per rubare loro la preziosissima giada.
Le leggende degli antichi imperatori d’Oriente ricordano che la giada poteva essere indossata solo dalla famiglia reale. E non è un caso che la radice del carattere cinese che indica ‘re’ sia identica a quella di ‘giada’. Per i musulmani dello Xinjiang, invece, la giada non ha valore, ma continueranno a fare di tutto per continuare a controllarne il commercio, soprattutto dopo aver scoperto che nel ‘fiume della giada bianca’ queste pietre traslucide sono sempre più difficili da trovare.
- Martedì 21 Settembre 2010

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Commenti
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Il 22 Settembre 2010 alle 14:26 p.a.d ha scritto:
“Beati loro”…
Chissà quanto petrolio potranno comprare con tutta quella giada!
Vedo già orde di sceicchi in fila per stipulare contratti milionari a suon di… giada.
Un articolo che camberà certamente il pensiero generale che si ha della Cina. Un po’ come parlare del tartufo d’Alba a 2500 € al Kg…
Il 25 Settembre 2010 alle 22:43 danieledafirenze ha scritto:
Dai la Giada ha il suo ”Perchè!”, un fascino recondito, nella mente di noi Cinesi, xD
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