
(Credits: Epa)
Per il 2010 il regime di Pyongyang aveva puntato tutto sulla soluzione del “problema cibo”. Ma quella priorità è stata completamente disattesa. Lo avevano annunciato gli alti funzionari del Caro leader Kim Jong-il all’inizio dell’anno.
Oggi, siamo alla vigilia del congresso del Partito dei lavoratori nordcoreano. L’ultimo si era tenuto circa trenta anni fa. La prossima settimana il padre-padrone di Pyongyang annuncerà, probabilmente, il suo successore. Lo scettro del feudo norcoreano potrebbe passare nelle mani del figlio Kim Jong-un, anche se ancora non è stato ufficializzato il passaggio del testimone. Intanto, però, la gente continua a morire di fame. Una piaga che finora non ha trovato soluzione, nonostante l’impegno della comunità internazionale e le aperture del regime che è uscito dall’isolamento nel 1995.
Milioni di uomini, donne e bambini non ce l’hanno fatta a sopravvivere alla mancanza di riso. Il sistema di produzione agricolo è collassato. La centralizzazione è miseramente fallita. E in tanti ancora oggi provano a scappare per sopravvivere. In un reportage del corrispondente della Bbc Damian Grammaticas, il lungo rosario delle storie ai confini con i territori (liberi) di Seul. Storie di gente comune, che ora sogna una nuova vita al di là della frontiera.
“Quando eravamo piccole mia nonna insegnava a me e a mia sorella a fingerci dei maschi”. È il racconto di Suyong Min per Panorama.it. Brillante avvocato negli Stati Uniti e sudcoreana. “Quando avevo otto anni ho imparato a tagliarmi i capelli da sola in pochi minuti. La nonna voleva che fossimo pronte nel caso arrivassero i soldati del Nord. Sarà per questo – racconta sorridendo – che ho deciso di non tagliare mai più i miei capelli”.
La tensione tra le due Coree continua a tagliarsi con il coltello e il racconto di Suyong è ancora drammaticamente attuale. A Seul si continua a vivere con la paura di un’invasione. A Pyongyang si continua a morire di fame. Secondo fonti del Ministero per l’Unificazione della Corea del Sud, nel 2009 Pyongyang ha prodotto 4.1 milioni di tonnellate di grano. 200 tonnellate in meno rispetto al 2008. Un trend in negativo che ha ulteriormente svuotato le pance dei nordcoreani.
Difficile, però, che al summit della prossima settimana Kim Jong-il riesca ad annunciare di aver trovato il modo di debellare la fame nel suo paese, sempre più in ginocchio.
- Mercoledì 22 Settembre 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Settembre 2010 alle 11:03 p.a.d ha scritto:
Con tutto il denaro speso in armamenti a difesa da chissà quali nemici immaginari avrebbero potuto sfamare un bel po’ di gente, ma questo è il tipico regime “rosso” dove chi governa un paese alla canna del gas interessa più che altro farsi sentire nel mondo per le proprie sbruffonate dal bullo di quartiere, nella propria agiatezza, ed alla popolazione nemmno la mancia!
Soltanto lo spauracchio di fantomatici nemici invasori per fomentare le masse e distrarle dalle proprie scempiaggini.
Ci sono paesi geograficamente ancor meno avantaggiati della Korea del Nord, eppure hanno saputo sfruttare le seppur scarse peculiartà in materie prime e magari tecnologiche per amalgamarsi al mercato mondiale.
Ma è sempre e soltanto il solito discorso di “testa”:
chi non ne ha nemmeno un briciolo non produrrà mai nulla di positivo nemmeno con tutto l’oro del mondo in mano!
La Korea appartiene a questa categoria.
Inutile fare la solita dietrologia che vede i cattivi occidentali che spaccano in due una nazione che, in realtà, è sempre stata spaccata in due…
Nemmeno la Cina, malgrado il palesato appoggio, ne vuole più di tanto di una palla al piede come la Korea del Nord.
Al pari di altre nazioni che mollano ben volentieri a noi le patate bollenti dell’immigrazione.
La misura è colma? Beh, che si trovino un primo ministro in grado di dialogare con le altre nazioni come un essere umano e non come un troglodita spocchioso…
Che dite? “Ma ora c’è un altro”?
Per me pari sono. Semppre della stessa feccia di regime si tratta.
Problemi loro. Hanno già provato in altre maniere ad “imporsi”, ma l’aria che hanno dovuto respirare dopo è stata ancora più pesante di prima ed hanno dovuto abbassare la cresta.
Se proclamare minacce a destra e a manca e tirare razzi a navi come fossero al tiro al piattello sono le uniche argomentazioni che gli sono rimaste, la vedo grigia per loro. se si suicidano in massa fanno prima e soffrono meno.
Il 28 Settembre 2010 alle 11:15 Corea del Nord: Kim Jong-il nomina suo figlio generale e si prepara alla successione - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Un pedigree necessario per prendere in mano le redini del Paese, dove - intanto - si continua a morire di fame per l’emergenza [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.