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Stati Uniti: Bob Woodward affonda le guerre di Obama

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, bob woodward, David-Petraeus, guerra, iraq, obamamania
  • Un commento
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Barack Obama, Joe Biden e David Petraeus ( Credits : LaPresse )

Barack Obama, Joe Biden e David Petraeus (Credits: LaPresse )

I suoi libri sono attesi con il dovuto timore da ogni inquilino della Casa Bianca. Bob Woodward, un monumento vivente del giornalismo, il cronista che insieme a Carl Bernstein scoprì e raccontò l’affare Watergate, ha l’abitudine di sfornare un libro “scomodo” per ogni presidente da trenta anni a questa parte. Lo fece con Richard Nixon; lo ha fatto poi con George H.Bush, Bill Clinton e infine con George W. Bush. Barack Obama non poteva essere non essere incluso nella lista.

Le anticipazioni di Obama’s wars, il suo primo libro su questa amministrazione hanno già fatto il giro del mondo. Ora la domanda è: aiuteranno Barack Obama nelle prossime elezioni di Medio Termine o saranno un danno per lui e per il Partito Democratico?  Il (legittimo) quesito è posto da Newsweek, ma è rilanciato ( più o meno apertamente) anche da molti altri media.

Il ritratto che Bob Woodward  dipinge del presidente alle prese con la guerra in Afghanistan è a tinte chiare e scure. Barack Obama viene definito come un uomo “analitico, con una forte visione strategica e decisionista”, ma in realtà, quello che emerge dal libro è un presidente che fa fatica a tenere insieme la sua squadra di più stretti collaboratori, in perenne lite tra di loro; un comandante in capo incapace di avere un rapporto sincero e proficuo con i suoi generali, dai quali, anzi, lo divide una sorta di muro culturale.

Obama’s wars non fa altro che accentuare l’impressione di grande divisione e confusione che l’America aveva già colto leggendo per mesi sui giornali le cronache dello scontro all’interno dell’amministrazione sulla strategia da adottare a Kabul. Se c’è una novità nell’inchiesta del cronista di Washington, questa è da ricercare nei racconti pieni di particolari, nei dialoghi svelati, nei giudizi privati espressi dai protagonisti di questa vicenda e nel tono di alcuni documenti ufficiali, ma riservati che Woodward ha avuto invece la possibilità di narrare al grande pubblico.

Il Re, già scarsamente vestito, si rileva completamente nudo, quando il giornalista del Watergate racconta di un Barack Obama, sconsolato, al termine di una riunione fiume con il Consiglio di Sicurezza Nazionale,  implorare ai suoi generali, inascoltato, una exit strategy, una via di uscita, dall’Afghanistan.

La già conosciuta  mancanza di fiducia tra il presidente e i militari diventa una fatto tangibile quando Woodward spiega come nessuno tra i soldati abbia mai veramente espresso un vero appoggio alla strategia decisa da Barack Obama. E come lui si sia sentito “forzato” ad adottarla proprio per “colpa” delle idee dei suoi generali.

L’esempio più importante della difficoltà di questo rapporto è spiegato nel libro di Bob Woodward con il trattamento subito dal generale David Petraeus, prima - di fatto - messo da parte e poi ritirato fuori dal cilindro, nel momento del bisogno dopo la rivolta del generale Stanley McChrystal.

Bob Woodward, il giornalista dell'affare Watergate ( Credits : LaPresse )

Bob Woodward, il giornalista dell'affare Watergate (Credits: LaPresse )

L’ostilità tra civili e militari è narrata con un aneddoto:  Petraeus non amava parlare con il braccio destro di Obama, David M. Axelrod, perché lo considera(va) solo uno spin doctor. In cambio, l’amministrazione decise di impedire al militare di andare a parlare in televisione della situazione in Afghanistan.

Mancanza di stima che si rifletteva anche tra i collaboratori più stretti di Obama. Bob Woodward racconta che Joe Biden, il vice presidente, una volta disse di Richard Holbrooke, l’inviato speciale a Kabul e Islamabad : “E’ il bastardo più egoista che abbia mai incontrato, anche se potrebbe essere la persona giusta per questo lavoro”.

“Missili” analoghi sono volati anche tra altri membri dell’inner circle di Barack Obama, descritto come un gruppo di persone litigiose, incapaci di lavorare insieme, con una guida - il presidente - che assegna compiti a casa ai suoi collaboratori ma che poi non è in grado di farseli consegnare per la verifica o che non riesce a correggere con la dovuta competenza.

Il libro rivela anche un paio di notizie inedite:  la presenza di una forza di 3.000 paramilitari assoldati dalla Cia per le operazioni più delicate in Afghanistan e in Pakistan e poi narra della vicenda del presidente afghano Hamid Karzai che, secondo rapporti dei servizi di intelligence americani, da tempo soffre di una sindrome maniaco-depressiva che ne condiziona la politica e le scelte.

Da Obama’s wars, insomma, Barack non ne esce bene. Secondo Newsweek il libro è in grado di fornire armi agli oppositori del presidente in vista delle elezioni di Medio Termine. Non dovrebbe essere comunque un testo che cambierà radicalmente in peggio il già difficile  il rapporto tra Obama e il suo elettorato.

Le divisioni e le fratture sulla conduzione delle guerra di Obama erano davanti agli occhi di tutti. Bob Woodward ha messo in fila, uno dopo gli altri, tutti gli elementi per far capire come il ruolo di comandante in capo sia così difficile da svolgere per Barack Obama

  • michele.zurleni
  • Venerdì 24 Settembre 2010

Vedi anche:

  • Gli Stati Uniti scoprono che il nemico a Kabul è il Pakistan - L'ANALISI
  • Wikileaks svela i segreti della guerra in Afghanistan
  • Dopo McChrystal anche il generale Petraeus fa arrabbiare Obama
  • Stati Uniti: i democratici sperano nella rimonta alle elezioni di Medio Termine
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Commenti

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Il 18 Ottobre 2010 alle 19:32 sdb ha scritto:

Beh! Bob Woodward ha avuto la grande fortuna all’inizio della sua carriera con l’affare Watergate. Dopo di allora puo fare e dire quello che vuole.
Dal punto di vista e’ un uomo meticoloso, pignolo, e anche piuttosto noiso (come scrive). Non e’ che tutti lo vedano come un Dio in terra qui a washington, e ha anche detto qualche bella fesseria, tipo ha detto e garantito che le armi atomiche erano in Iraq a bizzeffe. Aveva intervistato Bush ed era sicuro di quel diceva!
In quanto a questo libro, mette anche in risalto delle cose positive per Obama. perlomeno spiega la posizione di Obama contro la guerra, e il fatto che ha dovuto compromettere le sue idee a causa del pentagono. Ma questo lo sappiamo tutti che il pentagono comanda. in fondo Obama e’ riuscito a non dargli tutta la partita vinta. vedi http://www.sevedb.com
In quanto alle persone litigiose, ce ne sono in tutte le amministrazioni, eccetto forse in quella di george Bush, poiche sappiamo bene che chi teneva i fili era il Vice-Presidente.
Rimane comunque un’amministrazione migliore della precedente.
sdb

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