
Protesta contro la pena di morte negli Usa (Credits : LaPresse)
Tredici lunghi minuti per passare dallo stato di semi incoscienza alla morte; settecentottanta secondi per diventare (suo malgrado) uno dei simboli della lotta contro la pena di morte nel mondo. Teresa Lewis, la donna accusata di aver fatto assassinare suo marito e il figliastro, la “testa del serpente” - come l’aveva definita il giudice che la condannò nel 2005 - è stata giustiziata nel carcere della Contea di Greensville, in Virginia.
Lei, 41 anni, disabile mentale, è la prima donna a morire per mano del boia in Virginia da un secolo a questa parte; è la prima donna a essere giustiziata negli Usa dal 2005 (si, proprio l’anno della sua condanna), l’undicesima donna la cui condanna a morte è stata eseguita dal 1976, l’anno in cui la Corte Suprema reintrodusse la pena capitale negli Stati Uniti.
Teresa Lewis era - secondo il suo avvocato - un’altra donna rispetto a quella tragica figura che nel 2002 assoldò due uomini (condannati anche loro a morte) per uccidere il marito Julian Clifton Lewis Junior e il figlio di lui, Charles, e intascare i 250.000 dollari di premio di un’assicurazione sulla vita.
Nonostante le decine di appelli per la clemenza, la Corte Suprema e il governatore dello stato (gli unici che potevano all’ultimo minuto) non hanno interrotto il meccanismo della macchina della morte.
In 18 stati (su 38 un cui vige la pena di morte) le leggi consentono l’esecuzione di un minorato mentale. Dal 1976 sono state 34 le persone giustiziate che si trovavano in questa condizione
Teresa se ne è andata “tranquilla, ma terrorizzata“come ha detto il suo avvocato, con un frase che nella sua semplicità, nella sua apparente incogruenza, spiega con nettezza la crudeltà della pena di morte.
Il rito si è consumato questa notte nel Greensville Correctional Center. Teresa è stata accompagnata nella sala in cui le sarebbe stata fatta l’iniezione letale. Ha chiesto che ad assistere all’esecuzione ci fosse anche la figlia del marito fatto assassinare, Kathy; l’ha salutata e ha chiesto scusa. Poi, dopo aver steso una pietosa tenda blu sul vetro divisorio della stanza, il primo ago è stato iniettato. Tredici minuti dopo, il medico del carcere ha certificato la morte di Teresa Lewis.
Per la sua salvezza, in virtù della sua condizione di minorata mentale, si era mossa anche l’Unione Europea. Il regime iraniano aveva invece sfruttato il suo caso per controbattere e rilanciare l’accusa di barbarie in vista dell’esecuzione di Sakineh, la donna condannata alla lapidazione per adulterio.
7.300 appelli sottoscritti per salvarla non sono stati ascoltati. Le autorità della Virginia sono andate avanti. Teresa Lewis se ne è andata in tredici lunghi, cortissimi minuti.
- Venerdì 24 Settembre 2010

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Commenti
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Il 24 Settembre 2010 alle 11:09 indigesto ha scritto:
Gli americani saranno pure un mescolio di razze, ma hanno tutti una caratteristica comune: sono pragmatici. Non tengono conto di altro se non che ciò che vien detto va fatto. E’ una forma di caparbietà anglosassone che spesso ha dato loro ragione, anche a costo di allontanarsi dal progresso civile, che è cosa per diversa del progresso inteso come benessere in genere. Speriamo che il progresso civile, insieme a tanti altri paesi, lo raggiungano anch’essi a breve.
Il 24 Settembre 2010 alle 11:44 jimmie01 ha scritto:
I due uomini esecutori materiali del crimine non sono stati condannati a morte ma stanno scontando il carcere a vita ” without possibility of parole “. Che Lewis fosse minorata mentale, ne dubito. Premeditare un duplice omicidio, pagando i sicari con danaro e prestazioni sessuali, non e’ da minorati mentali. Questi, infatti, uccidono senza riflettere, senza pensare, senza premeditazione, appunto. Uccidono come conseguenza di reazioni istintive, non razionali. Ha avuto ragione il giudice, Lewis era the snake’s head. Quanto a coloro che hanno protestato, si puo’ solo dire che l’ alternativa sarebbe stata il carcere a vita, ovvero spendere 40.000 ( quarantamila dollari ) l’ anno per tenere in vita una spazzatura del genere. Chi uccide con premeditazione, ovvero pianifica l’ omicidio deve essere giustiziato. Punto.
Il 24 Settembre 2010 alle 17:04 anna.one ha scritto:
hmmm, chissa’ quanti minuti hanno impiegato il marito e il figliastro a morire, mentre la “signora” stava a guardare e gia’ contava i soldi dell’assicurazione?
Il 24 Settembre 2010 alle 17:14 anna.one ha scritto:
Sono costretta a ribadire l’ovvio, gli USA non condannano l’Iran per le esecuzioni in via generale, ma le esecuzioni per il reato di adulterio, per protestare contro il governo o per essere gay etc.
Il muslim midget, strabico, Ajad, i governi dell’EU e i loro pacifinti dovrebbero pensare ai fatti loro.
Il 24 Settembre 2010 alle 18:25 hector ha scritto:
io mi ricordavo, jimmie, ke a shallenberger le donne bianche, grasse, brutte e matte non piacevano. si poteva anke scrivere ke c’era una sua confessione riguardo all’essere la mente del delitto. concordo con indigesto, speriamo ke un giorno certi paesi arrivino al nostro livello di civiltà, in fondo la nostra è la patria di Cesare Beccaria.
anna.one concordo con lei, ogni paese dovrebbe pensare ai fatti suoi
Il 24 Settembre 2010 alle 19:47 anna.one ha scritto:
Saint Ambrose, Thomas Aquinas e Scouts non avevano nulla da obbiettare, anzi! Nel 1969, col rimuovere lo statuto della punizione capitale dalla legge fondamentale, il Vaticano, sembra abbia raggiunto il “progresso civile”.
sarc/
in 38 stati non e’ autorizzata la pena capitale, gli altri fanno un piacere ai taxpayers, come giustamente sottolinea jimmie.
Il 24 Settembre 2010 alle 20:12 anna.one ha scritto:
oooppss, no Scouts ma Scotus, Duns.
:)
Il 24 Settembre 2010 alle 21:15 hector ha scritto:
hey anna.one la lapidazione non va condannata anke in paesi come arabia saudita, pakistan ecc? forse non sa, come la maggior parte dei media occidentali, ke una moratoria del 2002 impedisce la morte per lapidazione in iran(sebbene sia rimasta la dicitura)? la sakineh, perke qui voleva parare lei, è accusata di concorso in omicidio e adulterio, non il contrario. mi sembra tanto informata e intelligente quanto la première dame in certe occasioni
http://a.imageshack.us/img443/.....stinia.png
Il 24 Settembre 2010 alle 23:21 jimmie01 ha scritto:
Hector, alias fumagalli, l’ Italia e` anche la Patria di Lombroso. Informati un po’ sul personaggio, poi ne riparleremo!!!
Il 24 Settembre 2010 alle 23:32 jimmie01 ha scritto:
Anna, non c’e` dubbio che ci si trovi di fronte a due situazioni completamente diverse. La donna USA e` stata giustiziata per il crimine di ” master mind ” di omicdio premeditato e non staremmo a parlarne molto se al posto suo ci fosse stato un uomo. La donna iraniana sara` invece messa a morte per il reato di adulterio. Che per i teocrati iraniani si configura ancorche` la donna fosse vedova al tempo delle relazioni sessuali!!!! Insomma per la legge religiosa iraniana la castas viduitas e` inderogabile, pena la morte. Roba che nemmeno gli inquisitori del medioevo osarono pensare.
Il 25 Settembre 2010 alle 10:14 pasalaam ha scritto:
Buongiorno.
Un piccolo dettaglio anna.one, non si tratta solo degli USA. Tutte le popolazioni civili condannano le barbare esecuzioni come vengono eseguite nei paesi mussulmani.
Solo i paesi comunisti e/o rivoluzionari, tacciono oppure approvano.
Però, tutto sommato, la pena di morte sarebbe ancora “accettabile” si può discutere.
Quello che non é accettabile é il trattamento che viene inflitto ai condannati in questi paesi. Condizioni di detenzione bestiali e torture inumane sono all’ordine del giorno.
Guantanamo, in confronto é un cinque stelle all inclusive.
Perché nessuno ne parla?
Grazie per l’ospitalità
Il 25 Settembre 2010 alle 12:50 gratis ha scritto:
Chi sbandiera la nostra supposta superiorità culturale e umanistica nei confronti USA dovrebbe pensare che da noi in realtà si esagera con l’eccessivo buonismo.
Esso serve solo a farci sentire ipocritamente superiori e migliori ma a danno dell’intera collettività e della giustizia stessa che viene negata, sia alle vittime e ai suoi familiari, sia all’intera collettività che in caso di rimessa in circolazione degli assassini si ritroverebbe di nuovo in pericolo per l’eccessivo senso umanistico di qualche buonista da strapazzo.
Riguardo al Beccaria egli non condannava la pena di morte in senso assoluto:
“la pena da infliggere alla maggioranza dei cittadini deve essere il carcere per periodi più o meno lunghi a seconda della gravità del delitto fino all’ergastolo per i delitti più gravi.
Però la morte di un cittadino può ritenersi utile in due circostanze: quando, nonostante in carcere, abbia ancora relazioni e una potenza tali da minacciare la sicurezza nazionale, oppure col fine di distogliere altri dal commettere delitti.
Ma afferma che l’animo umano è turbato maggiormente dalla durata della pena che dalla sua intensità, perché la nostra sensibilità è più facilmente mossa da lievi ma ripetute impressioni, piuttosto che da una scossa forte ma passeggera.
Quindi il freno più forte contro i delitti non è il terribile ma momentaneo spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo ma duro esempio di un uomo privo di libertà per il resto della sua vita.”
In altre parole Beccaria preferiva l’incarcerazione a vita non tanto per questioni di umanità, come molti anche oggi credono, ma per umiliare e distruggere il colpevole e dare un esempio più pesante alla collettività e non per redimerlo come la si vuole interpretare oggi, perché un anima persa difficilmente ritorna all’ovile.
Perciò non si scriva che il Beccaria lo faceva per umanità e per superiore cultura perché è una fesseria bella e buona, semmai lo faceva per il motivo opposto di cui riteneva la morte una facile scappatoia sia per i colpevoli che come esempio liberatorio facile per futuri criminali.
Il 27 Settembre 2010 alle 12:46 Panorama News 24 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Stati Uniti: eseguita la condanna a morte di Teresa Lewis [...]
Il 27 Settembre 2010 alle 17:28 anna.one ha scritto:
Si, carissimo Pasalaam come GITMO, dove..orrore, da pochi giorni e’ permesso, a quei poveri innocenti, SOLO un..gelato al giorno!
Tornando sul caso di mrs Ashtiani, e le solite fanfaluche di fumin, l’8 settembre 2010, Ramin Mehmanparast, un portavoce del ministero degli esteri iraniano, ha confermato che il governo aveva sospeso la condanna alla lapidazione in attesa di una “revisione” del caso di omicidio del marito.
Da notare che la “confessione” fu ottenuta sotto tortura!
La Repubblica islamica si e’ data daffare per cambiare la base sulla quale e’ stata condannata mrs Ashtiani a morire dal semplice adulterio a omicidio, ammettendo che il pubblico non avrebbe protestato l’esecuzione di un’ assassina. Questo mentre la signora e’ gia’ stata processata per l’omicidio del marito e assolta, un’ altro uomo e’ stato trovato colpevole e condannato, ma ora e’ libero perche’ i figli dell’ Ashtiani perdonarono il killer del padre.
Certo che in Arabaia Saudita, Pakistan e il Taliban ancora usano la lapidazione, e che? Non sono appartenenti al culto della “Religione della Pace”?
OT:
sembra che dopotutto per mettere fuori combattimento il programma militare nucleare dei mullahs non occorrono bunker busters, basta un bel virus, lo Stuxnet!
Il 27 Settembre 2010 alle 17:49 anna.one ha scritto:
http://a.imageshack.us/img443/.....stinia.png
Really hector? A me sembra, invece, che lo stanno aiutando, comunque da che cosa deduce che e’ un “palestinese”?
Ahhh, capisco, un’altro pezzo da Pallywood!
Il 28 Settembre 2010 alle 1:59 anna.one ha scritto:
hector, visto che usa vintage pictures, che ne dice di queste?
http://benatlas.com/2009/07/li.....48-part-1/
:)
Il 28 Settembre 2010 alle 9:58 Iran: “Sakineh ha ucciso e sarà impiccata” - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] occidentale che non ha avuto le medesime reazioni di fronte alla condanna a morte negli Usa di Teresa Lewis, una donna americana con problemi di disabilità [...]
Il 28 Settembre 2010 alle 10:28 Iran: “Sakineh ha ucciso e sarà impiccata” | " NONSOLOFOLE " ha scritto:
[...] occidentale che non ha avuto le medesime reazioni di fronte alla condanna a morte negli Usa di Teresa Lewis, una donna americana con problemi di disabilità [...]
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