
Barack Obama e John Boehner (Credits: LaPresse )
Quello che fu dato alle stampe nel 1994 era il manifesto-pilastro ideologico su cui si basava la Destra americana (che avrebbe strappato il Congresso ai democratici); quello che nasce oggi è più (semplicemente) un programma elettorale con il quale il partito repubblicano conta di riconquistare la fiducia degli elettori per tornare a controllare la Camera dei Rappresentanti e il Senato.
Un impegno per l’America, 45 pagine piene di proposte e analisi, un’elegante copertina blu, cerca di recuperare (almeno nell’immaginario collettivo) il fascino che ebbe 15 anni fa la proposizione di quello che venne chiamato il “contratto repubblicano con gli americani“. Si propone, A Pledge to America come pietra miliare del rapporto tra il Gop e la società statunitense, ma, in realtà, il suo effetto sembra molto più modesto.
L’agenda è stata proposta dal leader della minoranza alla Camera John Boehner insieme a una dozzina di parlamentari e presentata (non a caso in maniche di camicia) in un luogo scelto come simbolo del mondo del lavoro: una falegnameria a un’ora di macchina da Washington, nel pieno cuore della Virginia.
Una presentazione in stile popolare per lanciare il messaggio che i repubblicani sono vicini ai bisogni e ai desideri (di una parte) del popolo americano, di quel ceto medio (per lo più bianco e rurale) che negli anni scorsi sembravano aver sacrificato in nome del rapporto con il gotha di Wall Street e di importanti settori dell’industria statunitense, come il petrolio.
Non è un caso che l’agenda elettorale faccia l’occhiolino ad alcune delle richieste del Tea Party, le riprenda e le amplifichi nelle storiche parole d’ordine repubbliche: meno tasse e meno presenza del governo federale nella vita dei cittadini.
E non è nemmeno un caso che il tema della perdita dei posti di lavoro sia stato uno dei punti più toccati dal leader dei repubblicani durante la conferenza stampa di presentazione del “manifesto”.

Il leader dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti John Boehner (Credits: LaPresse )
A Pledge to America vuole il ritorno alla politica dei tagli fiscali portata avanti da George W. Bush; promette l’abolizione della (odiata) riforma sanitaria voluta da Barack Obama; annuncia l’imposizione di un tetto limite delle spese federali e chiede la fine del controllo statale delle due grandi società di mutui - Fannie Mae e Freddie Mac - salvate dal fallimento dai soldi pubblici; il “manifesto” repubblicano, inoltre, propone una diversa politica per la sicurezza nazionale, in particolare nella lotta al terrorismo e nel rapporto con l’Iran.
In fondo, niente di particolarmente nuovo. Le ricette proposte sono quelle che i repubblicani avanzano da tempo. E che saranno ancora i cavalli di battaglia del Gop nelle prossime elezioni di Medio Termine.
La Casa Bianca ha subito risposto all’iniziativa di John Boehner, classificandola come incoerente. Proprio coloro che hanno gettato questo paese sull’orlo del baratro, ora pretendono di volerlo salvare, è stato il commento di uno dei portavoce della presidenza.
Ma, critiche non sono mancate anche da destra. Erick Erickson, l’anima del sito Redstate, ha detto che “un impegno per l’America” è una delle cose più ridicole prodotte da Washington da decenni a questa parte. Un giudizio tranchant che manifesta quella antipatia che buona parte dei movimenti della destra statunitense mostrano di avere nei confronti del establishment del Gop, i cui membri vengono ritenuti una casta lontana dal popolo.
Per molti suoi critici, l’agenda presentata nella falegnameria della Virginia ha un sapore troppo vecchio. Ma la scommessa di John Boehner è che la parole d’ordine di ieri siano gli slogan vincenti del futuro nell’America di Barack Obama.
- Venerdì 24 Settembre 2010

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Commenti
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Il 24 Settembre 2010 alle 16:42 anna.one ha scritto:
Questo solenne impegno e’ molto di piu’ sulla politica che il processo, infatti e’ quasi del tutto una sfida a Obama e la promessa di annullare tutto quello che ha fatto.
http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded
A novembre vedremo da che parte sta’ “We the People”!
(Il portavoce della WH forse si e’ dimenticato che il Congress e’ in mano dei dem sin dal 2006)
Il 24 Settembre 2010 alle 23:39 jimmie01 ha scritto:
Anna, non dimentichiamo il fuggi fuggi dei brass della amministrazione di questi giorni.
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