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Cisgiordania, parla il portavoce dei coloni: “Costruiamo e siamo qui per restare”

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  • Tags: colonie, Generazione Tel Aviv, Israele, Palestina
  • 4 commenti

Un bambino israeliano ad Ariel (AP Photo/Ariel Schalit)

Un bambino israeliano ad Ariel (AP Photo/Ariel Schalit)


Riprendono le costruzioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, e i colloqui di pace si allontanano: questa è la notizia di oggi. Peccato che i diretti interessati, i coloni, la vedano in modo diametralmente opposto. Mentre le ruspe cominciavano a scavare ad Ariel, uno degli insediamenti più grandi, Panorama.it ha intervistato Avi Zimmerman, il portavoce dei coloni.

Ariel, circa 17 mila abitanti, si trova a quasi 15 chilometri al di là della linea verde, che separa Israele dai territori conquistati nel 1967. Fondato nel 1978, è sede del Centro Universitario della Samaria (termine con cui gli israeliani si riferiscono alla Cisgiordania), nonché di due parchi industriali. Le costruzioni erano state interrotte quando il governo di Benjamin Netanyahu aveva ordinato il “congelamento” scaduto oggi.

Signor Zimmerman, voi avete ripreso a costruire?
Certo, le ruspe hanno cominciato a scavare proprio questa mattina. Abbiamo bisogno di nuove case, specie per le giovani coppie.

Ma non teme che, come ormai dicono quasi tutti, la ripresa delle costruzioni negli insediamenti allontanerà la pace?
E’ un ragionamento non ha senso. La pace non ha nulla a che vedere con la costruzione di nuove case. E, anche se fosse, che genere di pace sarebbe? Poi, e ci tengo a sottolinearlo, persino il presidente palestinese Abu Mazen ha detto che i negoziati andranno avanti. Dunque non vedo dove sia il problema.

Veramente molti palestinesi vedono gli insediamenti come un problema.
Davvero? Forse bisognerebbe ricordare che la nostra università e i nostri due parchi industriali sono tra le principali fonti di lavoro in Cisgiordania. Danno lavoro anche a un discreto numero di palestinesi…

Può descrivere che effetto ha avuto il congelamento delle costruzioni per voi ad Ariel?
Tanto per cominciare, non è stato il primo congelamento cui siamo stati sottoposti. In passato ce ne sono già stati almeno quattro, che io ricordi. E ogni volta è un problema. Perché per vivere una comunità ha bisogno di crescere: le nuove coppie che si sposano vogliono costruire nuove case vicino a quelle dei genitori, in modo che i nonni possano aiutare con i bambini. Un po’ come succede in Italia. Invece quando c’è di mezzo un congelamento i giovani sono costretti ad andare a vivere da un’altra parte, lontano dalla famiglia.

Non pensate che, con un accordo di pace, il governo israeliano sgombererà alcuni insediamenti in Cisgiordania, proprio come ha fatto nel 2005 con le colonie di Gaza?
Non possiamo parlare per gli altri insediamenti, ma non c’è alcun dubbio che Ariel è qui per restare. Questo è un posto strategico per l’industria israeliana e anche per la sicurezza: il 99 per cento degli israeliani sanno che Ariel è necessario per ostacolare un attacco dai Paesi arabi confinanti. Persino quando c’era Ehud Barak al governo, che offrì ai palestinesi il 97 per cento della Cisgiordania più alcuni territori israeliani come compensazione, cedere Ariel era fuori discussione

  • annamomigliano
  • Lunedì 27 Settembre 2010

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Commenti

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Il 27 Settembre 2010 alle 20:54 hector ha scritto:

quindi, a quanto ho capito, ariel è fondamentale per il controllo delle risorse della cisgiordania… ma le colonie sono territorio dell’ANP o di israele?(cioe le leggi di quale stato devono essere ivi rispettate?)
perdoni la mia ingenuita dottoressa, ma nn capisco come mai con tutti i territori ke hanno debbano prendere anke quelli dell’ANP, si tratta forse dello “spazio vitale”? quali le reali intenzioni del governo nel creare queste colonie?
perke nella mia piccola mente limitata immagino ke un territorio stabile debba avere una sua continuità, ke a lungo andare ottiene. ne israele ne palestina sembrano averla e sappiamo a ki sono state concesse le carte per ottenerla.
a mio avviso i palestinesi sono giustamente preoccupati delle conseguenze dell’ingrandirsi delle colonie

Il 28 Settembre 2010 alle 13:56 yahuwah ha scritto:

ASCA-AFP) - Gaza, 28 set - “La marina israeliana ha intercettato il battello di attivisti israeliani ed ebraici diretto a Gaza, forzandolo a cambiare rotta e a dirigersi verso il porto di Ashdod, nel sud di Israele. ”Dieci navi israeliane hanno obbligato la nostra imbarcazione a dirigersi verso Ashdod, ma senza attaccarci”, ha detto Amjad al-Shawa, un organizzatore della spedizione. ”Gli attivisti a bordo si sono arresi perche’ erano circondati. Non hanno avuto scelta”, ha aggiunto. Poco prima dell’abbordaggio, le navi da guerra israeliane hanno circondato il battello, avvisando che avrebbero fermato il battello con la forza se avesse provato ad avvicinarsi alla Striscia di Gaza. Durante l’abbordaggio non ci sono state violenze da nessuna delle due parti. Tra poche ore, Irene arrivera’ nel porto di Ashdod. L’ordine di dirigersi verso il porto e’ arrivato quando la nave ha tentato di entrare nelle acque territoriali della Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione. ”Si sono messi in contatto con noi, ci hanno chiesto chi siamo, da dove veniamo e la nostra destinazione”, ha fatto spaere Yonatan Shapira, uno degli attivisti ”Ci hanno detto che ci stavamo avvicinando a un’area soggetta al blocco navale e ci hanno invitato a cambiare rotta”, ha precisato.”

Passiamo ora alla verità del perchè tutta questa messa in scena.

Gaza come l’Irak, anche una questione energetica: il GAS

L’invasione militare della striscia di Gaza con le forze israeliane ha un rapporto diretto per il controllo e proprietà strategiche delle riserve di gas in mare aperto: Ciò è una guerra della conquista.
Scoperte nel 2000, ci sono vaste riserve di gas fuori dalla linea costiera di Gaza. Alla British Gas (gruppo della BG) ed il relativo socio, Contractors International Company (ccc) di Atene di proprietà delle famiglie Sabbagh e Koury del Libano, sono stati assegnati i diritti di esplorazione del petrolio ed il gas in un accordo della durata di 25 anni , firmato nel novembre 1999 con l’autorità palestinese. (ANP).
I diritti dei giacimenti di gas in mare aperto sono rispettivamente:British Gas (60 per cento); Appaltatori consolidati (ccc) (30 per cento); ed il fondo di investimento della autorità palestinese (ANP) (10 per cento). (Haaretz, 21 ottobre 2007).
L’accordo tra ANP-BG-CCC comprende lo sviluppo sul campo e la costruzione di un gasdotto. (Raccolta economica di Medio Oriente, 5 gennaio 2001). La BG concede una licenza sull’intera zona marina in mare aperto di Gaza, che è attigua a parecchie facilità Israeliane in mare aperto del gas . (Vedi le mappe qui sotto). Dovrebbe essere notato che il 60 per cento delle riserve di gas lungo la linea costiera dell’Gaza-Israele appartengono alla Palestina. La BG ha perforato due pozzi nel 2000: Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2.Le riserve sono valutate da British Gas per essere dell’ordine di 1.4 trilioni di piedi cubi , stimato a circa 4 miliardi di dollari. Queste sono le figure rese pubbliche da British Gas. Il formato delle riserve di gas della Palestine poteva essere molto più grande.

Chi possiede i giacimenti di gas ??

L’emissione della sovranità sopra i giacimenti di gas di Gaza è cruciale. Da un punto di vista legale, le riserve di gas appartengono alla Palestina. La morte di Yasser Arafat, l’elezione del governo di Hamas e la rovina dell’autorità palestinese hanno permesso ad Israele di stabilire il controllo di facto sopra le riserve di gas in mare aperto di Gaza. British Gas (gruppo della BG) sta trattando con il governo di Tel Aviv.

A sua volta, il governo del Hamas è stato escluso rispetto ai diritti di sviluppo e di esplorazione sopra i giacimenti di gas.
L’elezione del Primo Ministro Ariel Sharon nel 2001 è stata una svolta importante.
La sovranità della Palestina sopra i giacimenti di gas in mare aperto è stata sfidata nella Corte suprema israeliana.

Sharon ha dichiarato inequivocabilmente che Israele non avrebbe comprato mai il gas dalla Palestina ed annuncia che le riserve di gas in mare aperto di Gaza appartiene ad Israele.

Nel 2003, Ariel Sharon, vetò un affare iniziale, che permetteva che British Gas fornisca ad Israele gas naturale dai pozzi nel mare aperto di Gaza. (l’indipendente, 19 agosto 2003)

La vittoria delle elezioni di Hamas nel 2006 era favorevole al crollo dell’autorità palestinese, che è stato limitata alla Riva Ovest, nell’ambito del regime di procura di Mahmoud Abbas. In 2006, British Gas “era vicino a firmare un affare per pompare il gas nell’Egitto.„ (Periodi, 23 maggio 2007).

Secondo i rapporti, il Primo Ministro britannico Tony Blair è intervenuto a nome d’Israele con vista a derivare l’accordo con l’Egitto. Il seguente anno, nel maggio 2007, il Governo israeliano ha approvato una proposta del Primo Ministro Ehud Olmert “per comprare il gas dall’autorità palestinese.„
Il contratto proposto era per $4 miliardi, con i profitti dell’ordine di $2 miliardo di quale 1 miliardo era per i Palestinesi. Tel Aviv, tuttavia, non ha avuto l’intenzione sulla compartecipazione dei redditi con la Palestina.
Una squadra israeliana di negoziatori è stata installata dal Governo israeliano per battere fuori un affare con il gruppo della BG, escludendo sia il governo di Hamas che l’autorità palestinese:

“Le autorità israeliane della difesa vogliono i Palestinesi essere pagati in beni ed in servizi ed insistere che nessun soldo vada al governo controllato da Hamas. ”

L’obiettivo era essenzialmente di annullare il contratto firmato nel 1999 fra il gruppo della BG e l’autorità palestinese sotto Yasser Arafat. In virtù dell’accordo proposto 2007 con la BG, il gas palestinese dai pozzi in mare aperto di Gaza doveva essere incanalato da una conduttura subacquea nel porto marittimo israeliano di Ashkelon, quindi trasferendo il controllo sopra la vendita del gas naturale in Israele.
L’affare ha fallito.

Le trattative sono state sospese:
” Il capo del Mossad Meir Dagan si è opposto alla transazione per motivi di sicurezza, e che i ricavati avrebbero costituito un fondo per il terrore “.

Membro della Knesset Gilad Erdan, indirizzato alla Knesset :

“sull’intenzione del delegato Primo Ministro Ehud Olmert all’ acquisto di gas dai Palestinesi quando il pagamento servirà Hamas,„ 1° marzo 2006, citato dal Tenente Generale (ritirato)Moshe Yaalon, l’acquisto futuro di British Gas dalle acque costiere di Gaza minaccia la sicurezza nazionale dell’Israele”?
Centro per gli affari pubblici, ottobre 2007 di Gerusalemme)

L’intenzione d’Israele era di precludere la possibilità di pagare dei soldi ai Palestinesi. Nel dicembre 2007, La BG si è ritirata dalle trattative con Israele e nel gennaio 2008 chiuso il loro ufficio in Israele. (Web site della BG).

Il Programma d’invasione sul tavolo da disegno:

Il programma d’invasione della striscia di Gaza nell’ambito “Piombo Fuso ” è stato fissato nel giugno 2008, secondo le fonti militari israeliane:

“Le fonti della difesa hanno detto che il ministro della difesa Ehud Barak ha insegnato alle forze di difesa d’Israele per preparare per il funzionamento oltre sei mesi fa [giugno o prima di giugno], proprio mentre l’Israele stava cominciando a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas. „
(Barak Ravid, Operation “Cast Lead”: Israeli Air Force strike followed months of planning, Haaretz, December 27, 2008)
Lo stesso mese, le autorità israeliane si sono messe in contatto con British Gas, con vista a riprendere le trattative cruciali pertinente all’acquisto del gas naturale di Gaza: “Sia il Direttore Generale Yarom Ariav di Ministero delle Finanze che il Ministero del Direttore Generale Hezi Kugler delle infrastrutture nazionali hanno accosentito per informare la BG del desiderio d’Israele per rinnovare i colloqui.
Le fonti hanno aggiunto che la BG non ha risposto ancora ufficialmente alla richiesta d’Israele, ma che i dirigenti aziendali probabilmente sarebbero venuti in Israele in alcune settimane a tenere le discussioni con i funzionari di governo. “

(Globes online- Israel’s Business Arena, June 23, 2008)
La decisione per accelerare le trattative con British Gas (gruppo della BG) ha coinciso, cronologicamente, con la progettazione dell’invasione di Gaza iniziata in giugno. Sembrerebbe che Israele fosse ansioso di raggiungere un accordo con il gruppo della BG prima dell’invasione, che era già in una fase di progettazione avanzata. Inoltre, queste trattative con British Gas sono state condotte dal governo di Ehud Olmert con la conoscenza che un’invasione militare era sul tavolo da disegno.
Con ogni probabilità, una nuova disposizione politico-territoriale “del dopoguerra„ per la striscia di Gaza inoltre stava contemplanda dal governo israeliano. Infatti, le trattative fra British Gas ed i funzionari israeliani erano nell’ottobre 2008 continue, 2-3 mesi prima dell’inizio dei bombardamenti il 27 dicembre.
Nel novembre 2008, il Ministero delle Finanze israeliano ed il Ministero delle infrastrutture nazionali hanno incaricato l’Israele Electric Corporation (IEC) di prendere parte alle trattative con British Gas, sull’acquisto di gas naturale dalla concessione in mare aperto della BG a Gaza. (Globes, November 13, 2008)

“Il Direttore Generale Yarom Ariav di Ministero delle Finanze ed il Ministero del Direttore Generale Hezi Kugler delle infrastrutture nazionali hanno scritto recentemente al CEO gli AMO Lasker di IEC, informandolo della decisione del governo per permettere che le trattative vadano avanti, in conformità con la proposta della struttura che ha approvato all’inizio di quest’anno.L’IEC, intestato dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi la proposta della struttura alcune settimane fa. I colloqui con il gruppo della BG cominceranno una volta approvata l’esenzione da un’offerta. “

(Globe del 13 novembre 2008)

Gaza e geopolitica di energia:

L’occupazione militare di Gaza è intenzionata sul trasferimento della sovranità dei giacimenti di gas in Israele in violazione del diritto internazionale.
Che cosa possiamo prevedere come conseguenza dell’invasione?

Che cosa è intenzione d’Israele riguardo alle riserve di gas naturali della Palestina?

Una nuova disposizione territoriale, con disporre delle truppe di mantenimento della pace “e/o israeliane”?

La militarizzazione dell’ intera linea costiera di Gaza, che è strategica per Israele?

La confisca autentica dei giacimenti di gas palestinesi e la dichiarazione unilaterale della sovranità israeliana sopra le zone marittime di Gaza?

Se questo accadesse, i giacimenti di gas di Gaza sarebbero integrati nelle installazioni in mare aperto d’Israele, che sono attigue a quelle della striscia di Gaza.
Queste varie installazioni in mare aperto inoltre sono collegate fino al corridoio di trasporto di energia d’Israele, estendentesi dall’orificio di Eilat, che è un terminale dell’oleodotto, sul Mar Rosso fino il porto marittimo - canalizzi il terminale a Ashkelon e verso il nord a Haifa e finalmente al collegamento in su attraverso una conduttura Israeliano-Turca proposta con l’orificio turco di Ceyhan.

Ceyhan è il terminale di Bacu, conduttura caspica del trasporto del Gaz da Tblisi a Ceyhan.

“Che cosa è preveduto è collegare la conduttura di BTC alla conduttura di Trasporto-Israele Eilat-Ashkelon, anche conosciuta come Tipline d’Israele.„

Michel Chossudovsky, The War on Lebanon and the Battle for Oil, Global Research, July 23, 2006.

Mi domando ancora una volta:
il giornalismo italiano è una porcheria conclamata o ha ancora una speranza?????

” Il lavaggio del cervello inizia dalla culla ” Arthur Koestler

http://www.criticatestuale.ilc.....cchiale.it

Il 28 Settembre 2010 alle 18:48 anna.one ha scritto:

Gaza gas? Benissimo, allora Gaza non ha piu’ bisogno d’aiuto visto che ha miliardi di dollari in gas naturale.

Israele poi, con le enormi riserve in Haifa, Tamar, Dalit, Leviathan puo’ fare a meno del gas di Gaza, tanto che da importatrice diventera’ presto esportatrice, con gran diletto dei paesi arabi…. e le sue pipelines non hanno assolutamente bisogno di passare da Gaza, basta guardarsi una qualsiasi map.
Oh, ma Saddam non vendeva il suo oil? E chi e’ oggi in Iraq che lo vende? Non certo gli alleati! Quella che fu una guerra per l’oil e’ un diaper load of hype. Una semplice domanda: quanti iraqi oil field, quanti barili di reserves gli USA possiedono come risultato della guerra in Iraq? ZERO! L’oil appartiene agli iraqis!

Il 28 Settembre 2010 alle 20:09 anna.one ha scritto:

Chossudovsky? Quello che afferma che l’High Frequency Active Auroral Research Program (HAARP) e’ in realta’ un’arma operativa di distruzione di massa, con il potere di alterare il clima, che puo’ interferire i sistemi elettrici di potenza e modificare il campo magnetico della Terra, cosi’ come potenzialmente innescare terremoti e colpire il cervello delle persone?

Quello che ha anche abbracciato diverse 9 / 11 teorie del complotto, tra cui il “stand-down” degli Stati Uniti Air Force, la presunta mancanza o la scomparsa dei detriti aereo al Pentagono, e la “demolizione “del building 7 del World Trade Center?

Ahhhhh, quello…..ha! ha! ha!

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