
(Credits: Epa)
Alla mezzanotte di ieri è scaduta la moratoria per la costruzione di nuovi insediamenti nella West Bank, in Cisgiordania, avviata il 25 novembre del 2009.
E mentre i bulldozer israeliani riprendevano a lavorare e i coloni festeggiavano, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha invece continuato a tendere la mano all’Autorità palestinese, rivolgendo un appello al presidente Abu Mazen di non abbandonare il tavolo dei negoziati, perché esiste ancora la possibilità concreta di raggiungere uno “storico accordo” per la pace in Medioriente.
Ma da Parigi, dove si trova per un incontro con il presidente Nicolas Sarkozy, ieri sera Abu Mazen è stato chiaro: “Se Israele non perseguirà il congelamento delle colonie - ha detto il presidente dell’Ap - il processo di pace sarà una perdita di tempo“.
E anche a Gerusalemme, Netanyahu ha seri problemi con la “gestione” dei coloni. E non solo; l’ala progressista del paese lo accusa di voler trovare una soluzione “magica” (e quindi impossibile) per la pace in Medioriente. In un editoriale al vetriolo sul quotidiano Haaretz, si attacca il premier, sostenendo che l’unico modo per restare seduti al tavolo dei negoziati è un nuovo congelamento delle costruzioni nella West Bank.
Stanotte, intanto, subito dopo la scadenza della moratoria, i primi incidenti. Una colona incinta al 9 mese è stata ferita da un gruppo di palestinesi. Condotta in ospedale, ha partorito senza problemi. Ma quello che si teme, adesso che le gru hanno ricominciato a lavorare, è che esploda la rabbia nei Territori e gli episodi di violenza si moltiplichino.
In un editoriale pubblicato sul quotidiano conservatore Yediot Ahoronot, la voce dei coloni si fa sentire forte e chiara e ribadisce di non voler fare alcuna concessione sulla “terra” ai palestinesi, e nemmeno al presidente “Hussein Obama“.
E frenetici sono stati i contatti delle ultime ore tra il premier Netanyahu, Hillary Clinton, il presidente egiziano Hosni Mubarak e la Giordania. La volontà del premier di Gerusalemme è di non perdere l’occasione di una pace che, dopo il riavvio dei colloqui diretti a Washington, sembrava più vicina.
Intanto, la galassia dei paesi islamici si scaglia contro Israele. Il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, ha chiesto un incontro della Lega araba per discutere la situazione. Summit che dovrebbe presumibilmente avvenire i primi di ottobre (forse il 4). Fino ad allora, Gerusalemme tenterà il tutto e per tutto per tenere in vita i negoziati di pace.
- Lunedì 27 Settembre 2010

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Commenti
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Il 27 Settembre 2010 alle 14:37 gratis ha scritto:
E’ tutto tempo perso, gli islamici palestinesi non hanno alcuna intenzione di fare accordi, e questo da sempre non certo da ora.
Il fatto che il governo israeliano abbia concesso un temporaneo stop alle costruzioni per la forte pressione USA del Presidente Obama, l’islamico o Democratico socialistoide, fate voi a vostra scelta, non vuol dire che debba rispettare tale stop temporaneo per sempre come se fosse una concessione duratura.
Questa furbizia di cercare concessioni iniziali da parte della controparte fa parte unicamente della mentalità islamica perché in tal modo pensano di ripartire da tali premesse per ottenere ancora di più senza per altro concedere un bel niente agli israeliani.
Non è una mia opinione ma è il modo di procedere che gli detta il Corano, fare accordi quando si è in svantaggio da violare appena possibile, massimo nell’arco di 10 anni al più tardi, e non farli per niente quando sono in vantaggio e sono gli altri ad essere in svantaggio di forza (l’ammiraglio Bragadin ne ha saputo qualcosa a suo tempo, la sua pelle toltagli da vivo è tuttora conservata in una chiesa di Venezia a futura memoria di chi crede a questa gente).
Come si vede, appena Israele ha tolto le premesse dell’accordo perché i palestinesi non hanno nel frattempo concesso niente o addivenuto a trattative serie, loro sono partiti in quarta con le aggressioni, le manifestazioni e l’indignazione della Lega Araba che con la Palestina e i palestinesi non c’entra un bel niente, così solitamente dicono, ma che alla fine sono loro ad essere in prima linea nel sostenere pretese assurde palestinesi e loro atti terroristici.
E’ ormai da tempo un modus operandi abituale, questo degli islamici, è una continua ripetizione che ormai siamo abituati a vedere e a subire, soprattutto gli israeliani che aspirano alla pace e che vogliono credere alle belle favole della carota messa lì ad allettarli, per poi subito dopo vedersela togliere da sotto il naso e ricevere unicamente bastonate.
Il governo israeliano pur essendo cosciente di ciò è costretto da tali aspirazioni e dalle assurde pressioni internazionali, tra cui quella più assurda di Obama, a cercare compromessi del tutto irreali e che non si realizzeranno mai mentre, d’altra parte, la parte più decisa degli israeliani, avendo capito l’andazzo, è ovvio che non ne voglia sapere niente.
Gli israeliani sono nel loro pieno diritto internazionale, giuridico e storico, mentre le pretese dei cosiddetti palestinesi che in realtà sono emigranti o recenti discendenti di emigranti degli Stati confinanti ad Israele che hanno invaso illegalmente tale territorio.
La Cisgiordania, nome di per sé fasullo perché quei territori sono solo stati invasi dai giordani togliendoli ai palestinesi che dicevano, almeno fino a Settembre nero, di voler difendere.
Territori che i palestinesi non si sono mai sognati di volere indietro, fin tanto che ci stavano i giordani, ma che dopo la guerra persa dai giordani sono passati del tutto legalmente sotto Israele.
I musulmani desiderano da sempre una cosa sola, distruggere Israele e gli ebrei, l’hanno scritto sulla costituzione di Hamas, tuttora, e perfino di Al Fatah fino a qualche tempo fa, inoltre è il loro stesso Corano a dirglielo e a dettargli la linea da seguire contro Israele e gli ebrei.
Credere ingenuamente che se ne stacchino per violarlo è come dire di chiedergli di abiurare alla loro fede di fanatici che sono un tuttuno con il dettato coranico.
Tale dettato islamico è anche il vero e unico motivo del perché nazioni islamiche confinanti o addirittura distanti migliaia di chilometri da Israele sono assatanate contro di lei come se fosse un problema loro e non un problema di gente che con loro e la loro nazione non ha niente a che fare.
Perciò smettiamola di prenderci in giro, l’unico problema esistente e non solo in Israele, che ne è la punta più estrema dell’occidente dal punto di vista culturale, sono unicamente gli islamici che intendono assoggettare, conquistare e distruggere gli altri popoli e per farlo ricorrono a tutto, dalla guerra, al terrore, all’inganno e alla falsità propagandata, in questo sostenuti da chi in occidente vede motivo di destabilizzazione politica perfino a casa propria.
Piuttosto i politici nostrani provvedano a mandare via da casa nostra tutti gli islamici e a vietare la loro “religione” che è praticamente un aggressione politica, sociale e militare per qualsiasi popolo che ingenuamente li ospita, credendo di avere a che fare con la nostra stessa cultura o modo di pensare.
Il 27 Settembre 2010 alle 15:13 boghero ha scritto:
Fa male pensare che anche un falco come Ariel Sharon aveva capito che non ci potevano più essere insefiamenti..
Ma Israele vuole la Pace?
Il 27 Settembre 2010 alle 18:32 Cisgiordania, parla il portavoce dei coloni: “Costruiamo e siamo qui per restare” - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] bambino israeliano ad Ariel (AP Photo/Ariel Schalit) Riprendono le costruzioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, e i colloqui di pace si allontanano: questa è la [...]
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