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Iran: “Sakineh ha ucciso e sarà impiccata”

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  • Tags: il mio iran, Mahmoud Ahmadinejad, Sakineh, teresa lewis
  • 11 commenti
Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.
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(Credits: Ansa)

(Credits: Ansa)

L’esito era del tutto prevedibile: l’opinione pubblica occidentale si è mobilitata per salvare Sakineh dalla lapidazione prevista per il reato di adulterio. Ma il giudice della repubblica islamica, pur cedendo alle pressioni ed evitando di applicare quella pena barbara, l’ha condannata all’impiccagione per complicità nell’omicidio del marito.

Il messaggio è chiaro: la magistratura iraniana non vuole interferenze straniere. Ha dovuto cedere alle pressioni occidentali e questo è positivo perché anche in futuro il giudice farà attenzione a non comminare pene che potrebbero – ancora una volta – accendere i riflettori sull’Iran. Ma Sakineh non poteva essere scagionata, altrimenti la magistratura avrebbe dovuto ammettere di avere commesso un errore.

Ma andiamo con ordine. A riportare la notizia è il Tehran Times, ma intanto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast, fa sapere che “le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate”. E il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, che ha annunciato la condanna a morte di Sakineh, precisa che “la questione non dovrebbe essere politicizzata e gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali”.

Intervenendo all’assemblea delle Nazioni Unite a New York il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, aveva citato il suo caso spiegando che in Iran esistono diversi gradi di giudizio, sostenendo che la donna non fosse mai stata condannata a morte e che comunque anche in altri Paesi del mondo è prevista la pena capitale per le condanne per omicidio. E a questo proposito i media iraniani avevano fatto notare le contraddizioni dell’opinione pubblica occidentale che non ha avuto le medesime reazioni di fronte alla condanna a morte negli Usa di Teresa Lewis, una donna americana con problemi di disabilità mentale.

Intanto il figlio di Sakineh, Mohammadi-Ashtiani, ha rivolto un appello al nostro Paese: “Chiediamo alle autorità italiane di intervenire per aiutarci”. L’Italia è stata infatti tra le nazioni che più hanno aderito alla campagna per salvare la donna e in tanti, dal mondo della politica a quello della cultura, dello spettacolo e dello sport (i figli di Sakineh hanno inviato gli auguri di compleanno al capitano della Roma, Francesco Totti, che si era speso in favore della loro madre) avevano pubblicamente chiesto alle autorità iraniane di fare un passo indietro e di rivedere la sentenza.

  • farian
  • Martedì 28 Settembre 2010

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Commenti

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Il 28 Settembre 2010 alle 10:24 indigesto ha scritto:

E gli assassini del marito come se la cavano? Le complicità sono cose complicate da dimostrare. Si vede che anche in Iran adottano il “concorso esterno” a qualcosa, magari non proprio di soppiatto come da noi. In ogni caso in Iran non sono solo da rivedere le modalità d’esecuzione delle sentenze capitali ma anche i criteri con i quali si pretende di irrogare le pene!

Il 28 Settembre 2010 alle 12:50 p.a.d ha scritto:

Premesso che per quanto possa interessarmi l’Iran potrebbe continuare ad esistere ma anche, perché no, scomparire dalla faccia del pianeta, non posso esimermi dal fare una constatazione su una parte del sistema locale della quale ne avessimo solo l’1% noi sarebbe già buona cosa!

Mi riferisco alla fermezza ed in parte a quell’indifferenza alle ingerenze esterne che questo paese islamico è sempre coerentemente in grado di mettere in atto…
Se solo noi ce ne sbattessimo un po’ di più della cosiddetta “opinione pubblica” estera, rivolta troppo spesso ai nostri fatti interni piuttosto che alle infinite incoerenze interne, saremmo certamente un paese migliore e più rispettato!

Ma soprattutti di islamici nel nostro paese ne aremmo ben pochi.

Credo che potremmo agire tranquillamente in tal senso come spesso fanno gli stessi paesi islamici, che in casa loro hanno tutto il diritto di applicare le “regole” che meglio credono. Ancor di più in considerazione del fatto che noi, essendo un paese civile (checché se ne dica), non condanniamo a pene assurde nessuno, a volte direi anche “purtroppo!”, ma troppo spesso subiamo passivamente le ingerenze di questi paesi che fanno della sopraffazione e del terrore la loro arma di “civiltà”!

Ce li siamo presi in casa, grazie al clero deviato ed alle pressioni della sinistra maledetta e di tutti quei simpaticoni (quelli sì che andrebbero “lapidati” con quintali di escrementi suini!) con bandierina arcobaleno e balletti tzigani che hanno schiantato gli zebedei agli italiani in tutte le piazze del nostro paese. Ora ce li dobbiamo ciucciare fino in fondo!

In Iran se ne fregano di quel che pensiamo noi delle loro efferatezze, ed a nulla vale addolcire la pillola con irrilevanti considerazioni su quanto la magistratura abbia o meno a cuore il quieto vivere internazionale!

Sarebbe ora che facessimo così anche noi.

Purtroppo anche la nostra magistratura è dello stesso calibro morale di quella iraniana, ed anch’essa non ha MAI ammesso errori a costo della vita e della morte di molti inquisiti “nostrani”.
Nessun giudice ha mai pagato per i suoi errori che, al pari di una aberrante lapidazione, hanno portato numerosi innocenti a marcire e suicidarsi in una cella delle patrie galere.

Nel frattempo chi frega un pezzo di formaggio al supermercato perché non ha un soldo in tasca finisce alla gogna e sconta pene da capo-mafia… Il rumeno che fa strage di famiglie guidando ubriaco (dopo che ha snobbato un’infinità di fogli di via con l’obbligo di tornarsene al proprio paese), il magrebino che sgozza la figlia perché innamorata di un italiano, quello che spaccia e stupra, quello che ti riga la fiancata dell’auto se rifiuti l’elemosina o il lavaggio di un vetro, insomma tutta questa bella feccia da fossa comune vive tranquillamente “agli arresti domiciliari” - da sbellicarsi - grazie all’infinita magnanimità che i nostri giudici dimostrano verso questi “poveri immigrati”, interpretando la legge a modo loro anziché applicarla!

Se qui ogni islamico od immigrato che commette efferatezze finisse regolarmente nella gettata di qualche plinto, credo che si respirerebbe un’aria migliore e forse anche ai loro paesi d’origine comincerebbero a porsi domande.

Devo ammetterlo: in Irani si fanno i cavoli loro secondo le loro regole e non accettano ingerenze da parte di nessuno… GIUSTO!

Sarebbe ora che cominciassimo a fare così anche noi a CASA NOSTRA. Ne guadagneremmo in credibilità ed ordine.

Su questo un tal “Benito” aveva visto molto bene!

Peccato si sia andato ad impegolare con un pittore schizofrenico…

Non so se staremmo meglio, ma visto l’andazzo sicuramente non peggio.

Impiccheranno Sakineh, e dopo il patetico tam-tam mediatico nell’arco di pochi giorni (ore?) perfino i più accaniti difensori dei diritti di quella donna se ne saranno dimenticati.

Ed è giusto così. Ci sono decine di “Sakineh” ogni giorno nel mondo, e di quelle non ne parla nessuno poiché non si trovano in un paese perennemente sotto l’occhio dei media…

Ogni giorno qualche schizoide pakistano o thailandese va in ferramenta a comprare un flacone d’acido col quale rifare i lineamenti a qualche donna, della propria od altrui famiglia, e se ne sente parlare a malapena ai margini di qualche remota trasmissione radio-televisiva in tarda ora.

L’unicità di Sakineh creata ad hoc per questioni internazionali crea ipocrita interesse, la quantità di innumerevoli altri delitti perpetrati nei confronti delle donne diventa invece indifferente “routine”.

Quindi, cara Farian, smettiamo i panni del sensazionalismo e guardiamo le cose come stanno:

a nessuno frega nulla di Sakineh!

È come un film di Vanzina: se ne parla per tutto il periodo natalizio a seguito di un ulteriore mese di “promozione”, e dopo la Befana nessuno si ricorda nemmeno la trama.

Il mio non è indifferente e gratuito cinismo ma solo una constatazione di quelli che sono i fatti reali!

Se domani andassi a chiedere ad un qualunque “indignato speciale” della strada - di quelli che ora al bar o al supermercato discettano di lapidazione ed impiccagione della Sakineh - chi sia Amina Lawal mi rsponderebbero certamente che si tratta di un’attrice mediorientale o della partecipante di una della tante edizioni del Grande Fratello nel mondo.

Se l’Iran venisse raso al suolo per costruirvici un bel mega-villaggio vacanze, dopo una prima indignazione per lo sterminio i soliti benpensanti sarebbero i primi a fare un finanziamento per andarci in vacanza, quando “la fabbrichetta” dei PADRONI chiude per ferie!

Triste, ma è così. Oggi tutta questa carne al fuoco da’ da mangiare solo ai fancazzisti dei centri sociali e da guadagnare a giornalisti ed opinionisti dell’ultima ora, domani Sakineh sarà soltanto un’altra tacca sul palo della vergogna islamica.
Come per tutte le altre!

Buona giornata.

Il 28 Settembre 2010 alle 13:05 gratis ha scritto:

Concordo con la giornalista quando dice che il risultato era prevedibile, la barbarie islamica esistente in Iran non poteva piegarsi ai richiami all’umanità del mondo civile, sarebbe stato come disconoscere la loro fede, cosa del tutto irreale oggi come oggi.

Il buffo è che pretendono il rispetto altrui alla loro “religione” che predica lapidazioni, conquista e morte per gli infedeli e che assurdamente noi occidentali glie lo diamo e gli permettiamo addirittura di costruire moschee dove predicare tali concetti contro di noi e l’umanità, semplicemente folle!

Credo molto poco alle accuse sull’omicidio del marito che gli vengono fatte, penso che siano solo scuse perché hanno deciso d’ucciderla per aver infranto con l’adulterio, sempre secondo l’Iran, i dettami della fede.

L’omicidio presunto del marito lo usano come scusa per ucciderla comunque.

Non sono contrario alla pena di morte se il delitto è grave e premeditato, se ci sono prove certe al cento per cento e non deduzioni e se l’assassino costituisce grave pericolo e pregiudizio per la collettività, tutto sta che ci siano gli opportuni gradi di giudizio con tutte le garanzie giuridiche della civiltà e umanità.

Il caso di Sakineh e della ritardata mentale americana non sono nemmeno comparabili, come ha fatto Ahmadinejad propagandisticamente.

L’americana è stata giudicata colpevole da chi l’ha condannata dopo aver subito tutti i passaggi giuridici in maniera corretta e su base di prove certe e dimostrate e non su confessioni estorte come per Sakineh e su prove inesistenti e su pregiudizi del fanatismo religioso.

La Lewis ha progettato lucidamente l’omicidio con lo scopo d’incassare l’assicurazione e ha assoldato degli esecutori che hanno potuto farlo solo perché hanno compreso che la donna ragionava perfettamente e ci si poteva fidare, cosa che hanno capito anche chi l’ha condannata.

Invece di tentare di salvarla dalla morte a Sakineh avrebbero dovuto tentare di farla trasferire in uno Stato civile, non lasciarla presso quei barbari vergogna dell’umanità.

Il 28 Settembre 2010 alle 18:08 hector ha scritto:

apprezzo in toto(o quasi) la lucidità con cui ha parlato p.a.d, aggiungerei ke molti giornalisti e non ke hanno parlato(ultimamente nn se ne parla piu..) del caso erano vergognosamente disinformati.
heeeyyy gratis ti consiglio di leggerti la Bibbia, io da un po la sto leggendo con molta attenzione (affascinante) in particolare il Levitico 20,10
ti assicuro ke nel corano non troverai nulla del genere. se mi permetti, ti consiglierei di non parlare dei musulmani solo per sentito dire, sappiamo ke per conoscere una cultura bisogna viverla (tu almeno avresti dovuto provare a conoscere qualke marokkino immigrato). se no fai la triste figura di quei giornalistucoli

Il 28 Settembre 2010 alle 18:23 hector ha scritto:

heeeyyyy caso vuole ke propio oggi arrivassi al deuteronomio. gratis leggiti il capitolo 22 passi 23 e 24. te lo prometto dopo la Bibbia, se sopravviverò, mi leggerò il Corano ;)

Il 28 Settembre 2010 alle 19:21 anna.one ha scritto:

hector, lei che e’ marokkino e la cultura “la vive”, che mi sa dire delle Hadith? Non riguardano le narrazioni riguardanti le PAROLE e i FATTI di Muhammad e sono considerate, dalle tradizionali scuole di giurisprudenza islamica, come importanti strumenti per la comprensione del Qur’an e in materia di giurisprudenza? Queste opere non fanno forse riferimento in materia di legge islamica e della storia ancor oggi? Che cosa dicono riguardo la lapidazione delle adultere e altre amenita’ barbariche del genere?

Just curious!

Il 28 Settembre 2010 alle 23:34 gratis ha scritto:

Il Vecchio Testamento è una serie di racconti storici-leggendari al pari di un Iliade e di un Odissea, è un semplice testo DESCRITTIVO, come lo può essere un qualsiasi libro di favole che nessun cristiano prende sul serio anche perché NON LI RIGUARDA.

Come dice lo stesso nome di: “cristiano”, la sua dottrina si rifà unicamente agli insegnamenti di Cristo che sono racchiusi nei 4 Vangeli Ufficiali che vengono chiamati Nuovo Testamento.

Mentre il Vecchio Testamento riguardava il vecchio patto di Dio con il SOLO popolo ebraico,cosa nemmeno seguita dalla maggioranza giudaica che sono laici mentre gli ortodossi non la vedono come la vedevano i loro antenati, il Nuovo Testamento parte dalla vita di Cristo e dalla sua morte che sigilla il Nuovo Patto d’alleanza con TUTTA l’umanità.

Certe volte mi stupisco dell’ignoranza che molti esprimono quando parlano del Vecchio Testamento come se fosse cosa odierna e attuale riguardante i cristiani, e addirittura come modi di comportarsi della fede mentre sono solo una raccolta di narrazioni di uomini che possono averle riportate a modo loro, mentre tale fede è nata sulla cancellazione di gran parte della Bibbia di cui si salvano solo i 10 comandamenti.

Il Corano, invece E’ UN LIBRO PRESCRITTIVO, cioè detta ai propri fedeli come si devono comportare e agire nei confronti di tutti coloro che non sono della loro fede.

Due dei principali DETTATI di questo libro, il cui mancato rispetto significa venire meno al COMANDO di Dio, quindi equivarrebbe a dichiararsi non musulmani, cosa del tutto inammissibile per qualsiasi musulmano, perfino quelli che vengono detti “moderati”, è: “Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio.
Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito.
Se vi assalgono, uccideteli.
Questa è la ricompensa dei miscredenti.” (C.2:191)

“Combatteteli finchè non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah. Se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano.” (C.2:193)

Fare un paragone fra Vecchio Testamento, per di più infilandoci i cristiani che da 2010 anni seguono Cristo e non i racconti storici leggendari del Vecchio Testamento che per loro non vogliono dire un bel niente, e il Corano che invece E’ SEMPRE ATTUALE essendo per gli islamici la parola di Dio che è senza tempo, il suo dettato e ordine d’agire come gli comanda in tale libro.

In altre parole è un libro che PRESCRIVE l’azione degli islamici tutti, senza se e senza ma e senza LIBERO ARBITRIO e rifacendosi alla propria COSCIENZA PERSONALE.

La violenza politica nel Corano è eterna e universale.

La violenza politica nella Bibbia attiene a un particolare luogo e determinato momento storico.

Qui sta l’enorme differenza tra l’Islam e le altre ideologie.

La violenza rimane una minaccia costante per tutte le culture non islamiche, ora e nel futuro.

L’Islam non è in alcuna maniera pratica, analogo al cristianesimo, né al giudaismo.

A parte la dottrina del dio unico, l’Islam è unico fino a se stesso.

Già solo da questo si capisce come gli funziona la testa agli islamici, altrimenti NON SAREBBERO TALI, cosa che da loro dà luogo alla morte, e l’abbiamo visto perfino a casa nostra!

In quanto ai marocchini basta andare a chiedere dalle parti di Frosinone, nel basso Lazio per sapere cosa ne pensano gli italiani locali.

Hectror vacci tu a raccontargli quanto sono bravi i marocchini e gli islamici in genere, vedrai che accoglienza calorosa ti faranno!

Queste domande qui sotto le ha fatte un lettore del Corriere della Sera:

Mi è stato insegnato che il perdono è un gesto d’amore, allora con tutto il rispetto, domando :

se l’Islam è una religione d’amore perchè non perdona?

Perchè i rappresentanti di questa religione emettono condanne a morte?

Che razza di amore è desiderare la morte di qualcuno?

C’è qualcuno che conosce l’Islam che sa rispondermi?

Il 29 Settembre 2010 alle 9:41 Panorama News 28 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Iran: “Sakineh ha ucciso e sarà impiccata” [...]

Il 29 Settembre 2010 alle 10:15 Teheran, tutti i dubbi sulla sorte di Sakineh - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Sakineh Ashtiani non verrà lapidata, ma impiccata.  L’adultera iraniana di 43 anni, rinchiusa in carcere a Tabriz, sarà uccisa in seguito alla condanna per complicità nell’omicidio del marito. Queste le parole del procuratore generale di Teheran che ne fa una questione di “priorità” giudiziaria,  più che di mera punizione per l’adulterio commesso. [...]

Il 29 Settembre 2010 alle 12:05 hector ha scritto:

hadith? sarebbe interesaante parlare di come si sono formati i due testi sacri(corano e bibbia). ma non credo ke ne io ne lei abbiamo competenza in campo. posso darle una mia semplice opinione.
il nuovo testamento si e formato in 300 anni di tentativi di evangelizzare un impero in cui dominava la skiavitu e quindi predicava certi valori, e in questi anni tentava di mitizzare un personaggio di cui di fatto nessuno sapeva nulla di certo.
il corano invece ci e stato lasciato da un personaggio in vista, di cui molti sapevano la storia e su cui certo non si poteva ne mitizzare ne mentire. inoltre il corano non e indirizzato agli strati piu umili della popolazione ma a un ceto relativamente benestante e quindi predilige altri valori e altre forme di pensiero
quindi le hadith sono il risultato del tentativo di plasmare l’originario pensiero di maometto su quello ke egli non disse, adattandolo ai cambiamenti dei primi secoli di vita del corano
cmq per come sono state concepite non potevano andare piu avanti nei tempi e non si e quindi prolungata quella ke lei forse kiamerebbe “discussione pastorale”

p.s. mi è venuto in mente ke forse sotto sotto gratis sia un comunista e non un fascista(skerzo)

Il 4 Ottobre 2010 alle 19:22 monicalanfranco ha scritto:

BASTA SANGUE NEL NOME DELLA TRADIZIONE E DELLA RELIGIONE. LIBERTA’ PER LE DONNE MIGRANTI!

Siamo di nuovo di fronte alla morte di una donna, e al grave ferimento di un’altra per mano di un familiare.

Siamo di nuovo di fronte al femminicidio e alla violenza in nome e per conto del senso di possesso maschile delle vite femminili.

Siamo di nuovo di fronte al criminale intreccio tra ossequio della tradizione patriarcale e negazione dei diritti inalienabili della persona: come nel terribile caso di Hina Salem e di Sanaa Dafani, anche qui la parte maschile di una famiglia di migranti pakistani ha cercato di mettere a tacere la ribellione di una giovane contro una visione fondamentalista della religione e della tradizione, che vuole ogni donna destinata a vivere senza poter decidere di sé e della sua libertà.

Vicino a Modena un migrante pakistano, di fronte all’ennesimo rifiuto della figlia destinata ad un matrimonio combinato si è accanito, uccidendola, prima sulla moglie, che con coraggio appoggiava la figlia ventenne, e poi con l’aiuto del figlio ha cercato di sopprimere la ragazza, che per fortuna, pur gravemente ferita, non è morta sotto le percosse.
Ancora una volta la disobbedienza alle leggi maschili è stata pagata con il sangue e con la vita.

In questa vicenda però c’è un fatto importante: una madre ha cercato di sostenere le ragioni di libertà di sua figlia. Pensiamo sia da questo fatto che possiamo trarre un grande segnale.

Moltissime donne migranti guardano alle libertà femminili, conquistate con lotte durissime, con speranza e come ad una grande opportunità: le giovani, ma non solo, sperano e sognano di poter studiare, lavorare, non sottostare alle violenze patriarcali e religiose, di scegliere liberamente se e quando diventare mogli e madri. Per molte di loro vivere in Italia sotto una pesante tradizione significa perdere quei diritti che in alcuni dei loro Paesi di origine sono ormai legge.

Se l’Italia è davvero un Paese libero deve dare opportunità soprattutto a queste speranze, che sono quelle delle nuove e future cittadine italiane.
A chi oggi prenderà spunto da questo drammatico episodio per rilanciare la crociata contro la migrazione, colpendo indiscriminatamente tutta la comunità migrante, diciamo che questa non è la strada giusta, che è razzismo. Vogliamo vivere in un Paese accogliente, capace di aiutare chi è più vulnerabile e dove la cittadinanza sia un diritto per chiunque, a prescindere dalla provenienza geografica.

A chi invocherà la doppia morale sostenendo che la tradizione va sempre rispettata, che le culture diverse vanno tutte seguite senza alcuna critica (e che per questo non è legittimo intervenire in faccende ‘private’ quando ci sono conflitti che riguardano le scelte delle donne nelle famiglie) diciamo che né la tradizione né la religione possono diventare un’arma mortale contro chicchessia.

I diritti delle donne non sono ancora considerati diritti umani in molti Paesi del mondo.
Troppo spesso, quando si tratta di diritti delle donne, e in particolare di corpo, di sessualità, di relazioni tra donne e uomini, la difesa dei diritti cede il passo ai moltissimi se e agli infiniti ma del relativismo culturale, persino nel nome della democrazia e della tolleranza.

Accogliere, incoraggiare, difendere il rifiuto da parte delle donne migranti dell’oppressione (della quale sono vittime nel nome della tradizione e della religione) non solo le aiuterà a trovare la loro libertà, ma offre a noi italiane, che abbiamo costruito o avuto in eredità i preziosi diritti di autodeterminazione, la possibilità di riaffermarli ed estenderli come gesto politico di responsabilità e di civiltà.

La violenza contro le donne è barbarie. La libertà delle donne è civiltà.
Tiziana Dal Pra, Associazione Trama di Terre (Imola), Monica Lanfranco, Rivista Marea, Dounia Ettaib, Associazione Dari,

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