
La miniera di uranio di Arlit, nel nord del Niger, gestita da Areva (Credits: AP Photo/AREVA/HO)
Il 16 settembre scorso, ad Arlit, nel deserto del nord del Niger, un commando di uomini armati ha sequestrato cinque cittadini francesi, tra cui una coppia di sposi, insieme a un togolese e un malgascio. L’azione è stata rivendicata da Al Qaeda per il Maghreb. Gli ostaggi secondo fonti maliane diffuse dal governo francese sarebbero nascosti in una località segreta tra le montagne del Mali.
Si tratta del primo rapimento nella zona mineraria (ricca di giacimenti di uranio), mentre negli ultimi anni altri sequestri sono avvenuti in zone desertiche.
Il sequestro, di cui sono rimasti vittime anche un dipendente francese della società nucleare Areva (multinazionale francese tra i leader mondiali per l’energia nucleare) e sua moglie, impone interrogativi sulla sicurezza dei minatori nella regione.
La Francia aveva annunciato ad agosto di essere in guerra e si è impegnata a fornire ulteriore sostegno militare ai Paesi della regione dopo che a luglio i fondamentalisti islamici avevano giustiziato un cittadino francese (Michel Germenau) dopo il fallito raid francese/mauritano per liberarlo.
Così Air Info, mensile nigerano, si interroga sulla presenza francese nel Paese. E punta il dito su chi in Europa ha criticato le condizioni di sicurezza del Niger. Perché, si domanda il quotidiano, non ci si interroga su chi vuole che la regione rimanga instabile? Perché si punta il dito sui tuareg come fiancheggiatori dei terroristi?
L’instabilità secondo il duro articolo è voluta da quelle società minerarie che già lavorano nella zona e che non vogliono nuovi concorrenti. E la lotta ad Al Qaeda, prosegue il giornalista Salif Bah, sarà un buon mezzo per installare una base militare straniera ad Agadez (leggi: una guarnigione francese). Intanto tutti i lavoratori transalpini sono stati evacuati dalla zona del rapimento, il primo che avviene in città (sono stati prelevati dalle loro abitazioni) e non durante spostamenti in zone desertiche.
Insomma, la guerra tra la Francia e Al Qaeda va avanti e si tinge di giallo. Per ora i 300/400 (chi può dire il numero esatto?) membri dell’associazione terroristica, estremamente ben armati e organizzati (e con a disposizione un territorio in cui operare immenso e con pochi controlli) hanno avuto la meglio. Rapiscono e ottengono riscatti.
Ma la guerra più sotterranea, fatta di miliardi di dollari in uranio, quella, si combatterà nei prossimi mesi.
- Mercoledì 29 Settembre 2010

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