
Sakineh Ashtiani non verrà lapidata, ma impiccata. L’adultera iraniana di 43 anni, rinchiusa in carcere a Tabriz, sarà uccisa in seguito alla condanna per complicità nell’omicidio del marito. Queste le parole del procuratore generale di Teheran che ne fa una questione di “priorità” giudiziaria, più che di mera punizione per l’adulterio commesso.
Ma dopo poche ore dalle dichiarazioni di Mohsen Ejaei sulle pagine del Teheran Times, dal ministero degli Esteri di Teheran il portavoce Ramin Mehmanparast dà notizia che il verdetto contro Sakineh Ashtiani non è ancora stato raggiunto, e che ci vorranno due settimane prima di sapere se la donna verrà uccisa o meno. Un mistero sulla sorte dell’iraniana, che sembra di difficile soluzione. Almeno per ora.
Il caso giuridico è complicato. Sakineh Ashtiani attualmente è in prigione sulla scia di due differenti processi; uno per complicità nell’omicidio del marito (assieme al cugino della vittima), l’altro per adulterio.
Secondo il procuratore generale, Sakineh è stata condannata a morte per entrambi. Ma prevarrebbe l’omicidio sull’adulterio, e quindi il boia utilizzerebbe la forca piuttosto che le pietre. Ma, per la Diplomazia di Teheran nulla è ancora stato deciso e il verdetto - tuttora pendente - sarà reso pubblico solo tra un paio di settimane. Dubbi che non fanno che alimentare l’ansia della comunità internazionale per il futuro della donna.
Panorama.it ha intervistato Maryam Namazie, attivista per i diritti umani, commentatrice per il quotidiano The Guardian e per la Bbc, oltre che portavoce delle organizzazioni Iran Solidarity e One Law for All.
Cosa sta succedendo a Teheran? Sakineh Ashtiani non verrà lapidata, ma comunque la sua vita è in pericolo. Ora la attende l’impiccagione?
Mohsen Ejaei, procuratore generale della Repubblica islamica, ha annunciato che Sakineh è stata condannata alla lapidazione e all’impiccagione, per un reato falso e fabbricato ad hoc dal regime. E che la punizione dell’omicidio ha la priorità su quella per l’adulterio. Dobbiamo ricordare che durante il suo recente viaggio a New York, sia Ahmadinejad che il suo vice, Mashaai, hanno negato che ci sia mai stata una condanna alla lapidazione contro Sakineh. Nei mesi passati abbiamo pubblicato un’ampia documentazione sul caso della signora Ashtiani e su come si sono svolte le udienze nella corte di Tabriz, e tutti questi documenti dimostrano che Sakineh non ha mai subito un processo per omicidio.
Come si spiegherebbero, allora, le dichiarazioni del procuratore generale?
Dopo le pressioni della campagna internazionale contro la lapidazione di Sakineh, i funzionari della Repubblica islamica hanno letteralmente trafugato tutta la documentazione e i file sull’omicidio del marito di Sakineh, in maniera tale da poter annunciare che la donna verrà uccisa sulla base di una pena capitale comminata per omicidio. Un crimine fabbricato ad arte dal regime.
Il regime starebbe mentendo. Perché?
Perché ha gli occhi del mondo puntati addosso. Il regime di Teheran è terribile. Barbaro e misogino. Sakineh è stata condannata a morte per lapidazione a causa del suo adulterio. Per questo deve essere uccisa. Ma di fronte all’opinione pubblica internazionale, Teheran preferisce fornire prove “certe” di colpevolezza. Di fatto, Ahmadinejad ha equiparato il caso di Sakineh a quello dell’americana Lewis, uccisa recentemente con un’iniezione letale.
Sempre di sentenza capitale si tratta…
Sì, e come tale è inaccettabile. Ma ricordiamoci che Sakineh Ashtiani è il simbolo di un sistema corrotto, giuridicamente barbaro. Un regime che usa la menzogna per giustificare i suoi crimini.
Eppure, nel 2007, Sakineh è stata riconosciuta colpevole per l’omicidio del marito. Come spiega la mancanza di una condanna a morte?
Secondo il codice di procedura penale iraniano, nel caso di un omicidio la condanna è a morte. Ma i famigliari della vittima possono concedere il cosiddetto “perdono” e salvare la vita dell’assassino. Nel caso di Sakineh, i famigliari della vittima sono suo figlio e sua figlia e i due ragazzi hanno sin da subito dichiarato di credere nell’assoluta innocenza della madre. Ecco perché, voglio ripeterlo, non esiste alcuna sentenza che condanni Sakineh Ashtiani a morte per impiccagione. Ma esiste una sentenza di condanna a morte per lapidazione, ed è legata al suo adulterio. Il regime mente e continua a mentire.
Ci sono speranze di salvare la vita di Sakineh?
Certo che ci sono. Se non ci fosse più speranza i suoi figli non potrebbero più alzarsi ogni mattina e combattere. Ma è molto importante, adesso, non abbassare la guardia e mantenere alta la pressione internazionale sul regime della Repubblica islamica. La partita per Sakineh, e per tante altre donne ingiustamente incarcerate nelle prigioni iraniane, non è ancora terminata.
- Mercoledì 29 Settembre 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 29 Settembre 2010 alle 17:39 indigesto ha scritto:
Invero occorrerebbe anche il perdono di altri parenti dell’uomo assassinato, come fratelli e genitori, se in vita. Nel caso basti il perdono dei figli una sentenza capitale sarebbe contro Legge, a quanto par di capire.
Ma al cugino assassino che sorte è stata riservata? E le Organizzazioni per i diritti umani in seno all’ONU, nelle quali mi pare abbia voce anche il mondo islamico, che fanno? dormono?
Il 30 Settembre 2010 alle 10:28 Panorama News 29 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Teheran, tutti i dubbi sulla sorte di Sakineh - L’INTERVISTA [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.