
Barack Obama e Rahm Emanuel (Credits: La Presse/Charles Dharapak )
Barack Obama sa molto bene che nessuno potrà ricoprire quell’incarico come l’ha fatto lui; nessuno sarà in grado di assumersi tutte quelle responsabilità politiche, tutto quel peso sulle spalle come, invece, lui era abituato a fare; nessuno giocherà d’anticipo con quello stile aggressivo che così poco piace ai suoi avversari. Anzi, che lo rende detestabile ai loro occhi.
Barack Obama è ben conscio del fatto nessuno potrà avere quel piglio da comandante in capo delle “Grandi spedizioni Legislative” (riforma sanitaria e piani di stimolo dell’economia) che invece Rahm Emanuel - il potentissimo capo dello staff della Casa Bianca - ha avuto per i quasi due anni di permanenza nel suo ufficio della West Wing; nessuno potrà essere un manager tanto competente nella gestione della piccole, grandi crisi.
E, soprattutto, nessuno potrà essere l’amico (quasi) fraterno che ha fatto da scudo al presidente quando ce n’è stato bisogno, o l’ha risollevato di morale, facendolo ridere con una di quelle barzellette ebraiche di cui Emanuel è accanito collezionista e divulgatore.
Venerdì, l’amministrazione Obama perderà uno dei suoi pezzi più importanti: uno dei motori centrali, l’uomo che per 21 lunghi mesi ha gestito la politica della Casa Bianca. Rahm Emanuel lascia Pennsylvania Avenue : decolla da Washington per riatterrare a Chicago (la sua, la loro città) per tentare l’avventura elettorale che - nei suoi piani - dovrebbe farlo diventarne il sindaco.
La decisione è nell’aria da tempo. Deve solo essere ufficializzata. Emanuel non lascia per screzi con Obama, non se ne va sbattendo la porta, e non molla la barca che (sembra) in procinto di affondare nelle prossime elezioni di Medio Termine.
Abbandona la capitale per stanchezza, certo, ma anche - in fondo - per ambizione. Uno dei suoi sogni era quello di diventare il primo speaker della Camera dei Rappresentanti di origine ebraica. Non ce l’ha fatta a realizzarlo. Ora punta a rendere concreto l’altro suo grande desiderio: diventare il primo cittadino di Chicago.
Le elezioni si terranno nella prossima primavera, le iscrizioni alla gara terminano il prossimo 22 novembre. Se c’è un momento per lasciare è proprio questo.
L’Anima Grigia di Barack Obama se ne va. Alla vigilia delle elezioni di Medio Termine, quelle che dovrebbero togliere la maggioranza ai democratici alla Camera e al Senato. Rahm Emanuel sa benissimo che i prossimi due anni del mandato di Barack Obama saranno tutta un’altra storia. Il presidente rischia di essere un’anatra zoppa, di rimanere ostaggio di un Congresso targato repubblicano. E, quindi, dopo aver condotto le sue battaglie - con successo - nella prima parte del quadriennio, va a coltivare i suoi sogni nella sua città.

Barack Obama e David Axelrod (Credits: LaPresse/Pete Souza)
Nei prossimi due anni in quell’incarico ci vorrà un personaggio con una minore sete di vittoria e più incline alla ricerca dell’indispensabile compromesso (se si pensa ai nuovi numeri del Congresso) con i repubblicani. Non ci vorrà uno che vada in giro con una metaforica mazza ferrata (come Politico ha raffigurato Emanuel), ma una persona che sia in grado di blandire i senatori e i deputati del Gop nel tentativo di fare passare i provvedimenti varati dalla Casa Bianca.
Cosa che, invece, Rahm Emanuel non ha mai fatto. Nei mesi precedenti, la ricerca dello spirito bipartisan delle riforme è stato subito abbandonato (e non solo per colpa del capo dello staff) in nome della volontà di raggiungere (con pragmatismo, ma a ogni costo) la meta finale : l’approvazione di una delle contestate riforme di Barack Obama.
Rahm Emanuel non ha avuto timore di allargare il solco, accentuare le divisioni (e i toni) quando l’ha ritenuto necessario. Per conquistare quegli obiettivi ha lavorato 18 ore al giorno, ha sacrificato il rapporto con la famiglia e le sue personali aspirazioni. Ora, volta pagina.
Con la sua partenza, la Casa Bianca perde il pezzo più pregiato, ma non l’unico. Anche Larry Summers, il massimo consigliere per l’economia di Barack Obama lascerà dopo le elezioni di Medio Termine. Cosa che farà anche Christina Romer, la presidentessa del President’s Council of Economic Advisors, e che ha già fatto un’altra figura chiave: Peter Orzsag, il direttore dell’Ufficio Budget.
Lo farà anche David Axelrod, accanto a Emanuel, l’altro principale consigliere di Obama. E’ stato l’uomo che gli ha fatto vincere le elezioni e tra qualche mese abbandonerà il suo incarico istituzionale per andare a organizzare la prossima campagna elettorale, quella che dovrebbe permettere la rielezione di Obama.
Il quale pensa già al 2012. Sapendo che ci arriverà (con tutta probabilità) nelle peggiori condizioni. Se il vento non cambierà. Pochi sembrano credere a un recupero del consenso da parte di Barack Obama nei prossimi mesi. Con la sua scelta, in fondo, anche Rahm Emanuel ci dice che lui non è uno di questi.
- Giovedì 30 Settembre 2010

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Commenti
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Il 30 Settembre 2010 alle 12:04 jimmie01 ha scritto:
Zurleni, la realta`, senza troppi giri di parole, e` una sola: quando la nave affonda i topi scappano. Rahm ha trovato la scusa buona per non fare la figura del topo, appunto. Ma chi vuoi che creda al sogno di diventare sindaco di una delle citta` piu schifose degli USA? Una delle citta` i cui politici sono famosi per il livello di corruzione? Hai mai sentito la frase ” Chigago politics ” or ” Chigago politicians “? Insomma, chi si sognerebbe di lasciare il lavoro che Rahm ad oggi svolge per diventare ( se eletti ) sindaci di Chigago? Ma per favore…
Il 30 Settembre 2010 alle 18:34 anna.one ha scritto:
..e non dimentichiamo che ..Chicago Political Mafia’s Favorite Son Is: Barak Obama
:)
Il 30 Settembre 2010 alle 20:46 e.fumagalli ha scritto:
Lascia per missione impossibile, non si possono obbligare privati ad investire in attività fallite prima di partire, costa di meno importare. Non basta sostituire impianti obsoleti, non saranno mai più competitivi. L’avete sfruttata la globalizzazione, abbattuto il muro? E ora pedalare, quelli vanno avanti e voi affogate. Auguri.
Il 2 Ottobre 2010 alle 0:12 jimmie01 ha scritto:
Missione impossibile? Globalizzazione? Pedalate? Attivita` fallite? Impianti obsoleti? Fumagalli guarda che l’ articolo e` su Chief of Staff Mr. Rahm! Non e` mica su Cuba, Venezuela e China!!! Cin, cin; salute!!!!
Il 2 Ottobre 2010 alle 19:32 anna.one ha scritto:
Allora Rham e Obozo sono un fallimento? No question about it! :)
Lascia per “missione impossibile” “obbligare privati ad investire in attivita’ fallite” ????? scrive chi ha dimostrato di non capire un tubo della politica USA! LOL
Il livello di disperazione dei dems, causato dalle policies del progressive Obozo e il suo consigliele Dead Fish Rham, che sono pari a quelle di Chavez con la di fatto nazionalizzazione dell’auto industry (capito fumin, altro che privati), e’ chiaro considerando che molti dems non solo non vogliono Obozo a fianco, ma nemmeno lo nominano, questo video e’ un ad di un dem che per salvare la pellaccia politica sbandiera che ha votato con i repubs l’80%!
http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded
(Obozo non puo’ piu’ dare la colpa alla eredita’ di Bush, la recessione e’ finita 15 mesi fa quello che ostacola la crescita dell’economia, rallenta il ricovero e riduce la prosperita’, sono state proprio le policies di Obozo, in particolare il Porkulus..oops..Stimulus! Dicevano, i dems che l’economia di Bush era “jobless” quando la disoccupazione era al 6%, come dovremmo definirla oggi al 9.6%?)
Il 4 Ottobre 2010 alle 17:34 anna.one ha scritto:
Rahm..chief water bug….
http://www.weeklystandard.com/.....ug-departs
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