
Il porto di Nouakchott, Mauritania (Credits: LaPresse)
Un accordo di massima per la fissazione dei confini delle acque e delle zone marittime è stato siglato da 6 Paesi della costa occidentale africana. Capo Verde, Gambia, Guinea-Bissau, Guinea, Mauritania e Senegal si sono seduti attorno a un tavolo coordinati dalla Norvegia. Perché? Perché quei mari, fra i più pescosi al mondo, sono anche potenzialmente ricchissimi di petrolio e gas naturale.
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- giamp
- Martedì 28 Settembre 2010

Miliziani di Al Shabaab (Credits: La Presse)
Il governo eritreo sta accentuando la repressione politica nei confronti dei giornalisti con arresti arbitrari e torture. Lo denuncia l’associazione dei giornalisti dell’Africa orientale (Eaja) che ne chiede la liberazione esprimendo sdegno e condanna per i metodi usati da Asmara nei confronti dei reporter detenuti in uno stato di “brutale oppressione”.
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- giamp
- Martedì 28 Settembre 2010

(Credits: Epa)
Il Caro leader nordcoreano ha nominato il suo ultimo figlio, Kim Jong-un, generale a quattro stelle, aprendo di fatto la strada per la sua successione alla guida del Paese e confermando indirettamente le voci di una malattia con la quale starebbe combattendo ormai da tempo.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama vuole una legge per le intercettazioni su internet (Credits: LaPresse )
Gli hanno detto che è necessario per la sicurezza; gli hanno spiegato che l’azione di prevenzione e repressione del crimine e del terrorismo rischia di essere vanificata dall’impossibilità di controllare, intercettare, valutare tutte le informazioni che passano in rete. Lui, allora si è convinto e ha deciso che nel giro di qualche mese quella legge dovrà essere varata. Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

(Credits: Ansa)
L’esito era del tutto prevedibile: l’opinione pubblica occidentale si è mobilitata per salvare Sakineh dalla lapidazione prevista per il reato di adulterio. Ma il giudice della repubblica islamica, pur cedendo alle pressioni ed evitando di applicare quella pena barbara, l’ha condannata all’impiccagione per complicità nell’omicidio del marito.
Il messaggio è chiaro: la magistratura iraniana non vuole interferenze straniere. Ha dovuto cedere alle pressioni occidentali e questo è positivo perché anche in futuro il giudice farà attenzione a non comminare pene che potrebbero – ancora una volta – accendere i riflettori sull’Iran. Ma Sakineh non poteva essere scagionata, altrimenti la magistratura avrebbe dovuto ammettere di avere commesso un errore.
Ma andiamo con ordine. A riportare la notizia è il Tehran Times, ma intanto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast, fa sapere che “le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate”. E il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, che ha annunciato la condanna a morte di Sakineh, precisa che “la questione non dovrebbe essere politicizzata e gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali”.
Intervenendo all’assemblea delle Nazioni Unite a New York il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, aveva citato il suo caso spiegando che in Iran esistono diversi gradi di giudizio, sostenendo che la donna non fosse mai stata condannata a morte e che comunque anche in altri Paesi del mondo è prevista la pena capitale per le condanne per omicidio. E a questo proposito i media iraniani avevano fatto notare le contraddizioni dell’opinione pubblica occidentale che non ha avuto le medesime reazioni di fronte alla condanna a morte negli Usa di Teresa Lewis, una donna americana con problemi di disabilità mentale.
Intanto il figlio di Sakineh, Mohammadi-Ashtiani, ha rivolto un appello al nostro Paese: “Chiediamo alle autorità italiane di intervenire per aiutarci”. L’Italia è stata infatti tra le nazioni che più hanno aderito alla campagna per salvare la donna e in tanti, dal mondo della politica a quello della cultura, dello spettacolo e dello sport (i figli di Sakineh hanno inviato gli auguri di compleanno al capitano della Roma, Francesco Totti, che si era speso in favore della loro madre) avevano pubblicamente chiesto alle autorità iraniane di fare un passo indietro e di rivedere la sentenza.
- farian
- Martedì 28 Settembre 2010
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: PIO RC West)
Il ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg, ha annunciato il 23 settembre che verranno ritirati dall’Afghanistan i sei bombardieri Tornado schierati dall’aprile 2007 nella base di Mazar-i-Sharif e autorizzati da Berlino a compiere solo missioni di ricognizione.
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Un bambino israeliano ad Ariel (AP Photo/Ariel Schalit)
Riprendono le costruzioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, e i colloqui di pace si allontanano: questa è la notizia di oggi. Peccato che i diretti interessati, i coloni, la vedano in modo diametralmente opposto. Mentre le ruspe cominciavano a scavare ad
Ariel, uno degli insediamenti più grandi, Panorama.it ha intervistato
Avi Zimmerman, il portavoce dei coloni.
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(Credits: Epa)
Il Psuv (Partido Socialista Unido de Venezuela) del presidente Hugo Chavez si aggiudica la maggioranza nell’assemblea parlamentare, ma non raggiunge i 2/3 dei seggi, necessari per poter promulgare nuove leggi senza chiedere il voto del Parlamento.
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