
(Credits: Epa/Matthew Bash/Navy Visual News Service)
Nei giorni scorsi ha liberato un peschereccio iraniano caduto nelle mani dei pirati e da oggi raddoppia le navi schierate nell’Oceano Indiano per garantire la libertà di navigazione: la Marina militare italiana sta intensificando le operazioni contro i pirati somali nell’ambito delle forze internazionali che ormai da due anni pattugliano le acque comprese tra il Golfo di Aden, le Seychelles e il Kenya.
Il 29 settembre la fregata Libeccio ha liberato i sette uomini d’equipaggio di un peschereccio iraniano dopo un lungo inseguimento al largo delle coste del Kenya culminato con l’intimazione ai pirati di arrendersi se volevano evitare che la nave da guerra aprisse il fuoco. Un deterrente sufficiente a indurre i criminali a buttare a mare le armi e a consegnarsi al capitano della nave iraniana sotto la scorta della fregata italiana assegnata alla missione europea Atalanta , otto navi da guerra attualmente sotto comando svedese.
Probabilmente, i dieci pirati verranno processati in Kenya, Paese che ha un accordo specifico con la Ue e dove il tribunale di Mombasa ha recentemente condannato 17 pirati somali catturati dalle navi internazionali a cinque anni di reclusione.
Da oggi, alla fregata Libeccio la Marina ha affiancato la fregata Bersagliere contributo italiano alla flotta della Nato, cinque navi da guerra ora a guida danese, schierata nell’Oceano Indiano nell’ambito dell’operazione Ocean Shield .
Benché solo in rari casi le flotte internazionali abbiano usato la forza contro i pirati, l’intensificarsi dei pattugliamenti e la cattura di molte imbarcazioni dei fuorilegge somali hanno ridotto quest’anno il numero di arrembaggi e di sequestri rispetto al 2009. I pirati, che attualmente trattengono 17 navi e 369 marinai, cercano di sfuggire alle flotte militari allargando il raggio d’azione per colpire più lontano nelle acque delle Seychelles e dell’Africa meridionale intercettando così mercantili che non si aspettano di subire assalti.
Mentre la Libeccio liberava il peschereccio iraniano, il 29 settembre i pirati catturavano la motonave panamense Asphalt Venture, con 15 marinai indiani a bordo, al largo delle coste della Tanzania. Secondo un rapporto del World Peace Foundation, l’area marittima africana a rischio pirateria è passata da 205 mila a 2,5 milioni di miglia quadrate rendendo di fatto impossibile un controllo capillare degli spazi marittimi.
Anche per questa ragione le iniziative italiane per contrastare la pirateria puntano anche ad adottare nuove regole. Il Parlamento ha in agenda l’esame di quattro proposte di legge firmate da esponenti del Pdl che puntano a legalizzare anche sui mercantili italiani l’impiego di guardie armate private. Un sistema già adottato da Usa, Gran Bretagna e Spagna che ha fornito ottimi risultati consentendo sempre di respingere i pirati a costi accettabili e a carico degli armatori.
Secondo l’onorevole Michele Scandroglio, uno dei firmatari delle proposte di legge, l’Italia deve muoversi in questa direzione anche per evitare che gli armatori immatricolino le navi in altri Stati che consentono ai mercantili di difendersi.
- Venerdì 1 Ottobre 2010

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