
(Credits: Epa/Jose Jacome)
Liberato all’alba dall’esercito il presidente ecuadoriano Rafael Correa. Era stato sequestrato da un manipolo di poliziotti che protestavano contro i tagli salariali annunciati dal governo. Nella sparatoria morti due agenti . Trentasette i feriti.
Un tentato golpe o una protesta che si è spinta troppo oltre? Rafael Correa, 47 anni, una laurea in economia negli Usa e una passione per il socialismo bolivariano, torna a parlare alla sua gente e lo fa con toni trionfalistici, dopo 12 ore di terrore, in cui si era creduto che il Paese stesse scivolando lungo la china di un drammatico colpo di Stato.
“Noi non siamo l’Honduras“, ha dichiarato appena liberato il presidente di Quito, dopo che dalla mezzanotte di ieri per disposizione dell’esercito le radio e le tv del Paese sudamericano trasmettevano a reti unificate per Stato di emergenza.
Il rapimento lampo di Correa ha generato inquietudine e preoccupazione in tutto il mondo. A Washington si è riunito d’emergenza il Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), e gli Stati Uniti hanno preso posizione in difesa dell’ordine costituzionale dell’Ecuador, denunciando qualsiasi tentativo per sovvertirlo. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato hanno espresso il loro ”appoggio totale” al presidente Rafael Correa. ”Gli Stati Uniti deplorano la violenza e l’assenza di legalita”, ha dichiarato in un secco comunicato il segretario di Stato Hillary Clinton.
Anche al Palazzo di Vetro, la paura di un golpe che avrebbe destabilizzato l’intera regione ha spinto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon a dirsi ”preoccupato” della situazione e della stessa ”incolumità fisica” del presidente Correa e a chiedere alle parti ”di intensificare gli sforzi per risolvere la crisi in modo pacifico”.
Più fosco l’alleato (e amico) storico di Rafael Correa, il presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha dichiarato di temere per la vita del suo omologo ecuadoriano, aggiungendo che la vertenza salariale dei poliziotti è in realtà solo una scusa per preparare un “golpe ordito dalle forze di destra”.
Ma il “grande vecchio” dei Caraibi aveva capito tutto. Poche ore prima della liberazione di Rafael Correa, dall’Avana Fidel Castro aveva sentenziato: “Il golpe fallirà. Non succederà nulla di grave”.
- Venerdì 1 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 3 Ottobre 2010 alle 16:13 anna.one ha scritto:
Non era un coup, era una dimostrazione che Correa ha usato a suo beneficio con la confrontazione, per farsi passare per la vittima.
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