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L’omicidio della mamma pakistana - L’ANALISI

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  • Tags: Anna Vanzan, il mio iran
  • 7 commenti
Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.
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(Credits: Epa/Alessandro Fiocchi)

(Credits: Epa/Alessandro Fiocchi)

Domenica scorsa a Novi, in provincia di Modena, una donna pakistana è morta e la figlia è stata gravemente ferita al termine di un lite familiare con il marito e l’altro figlio della coppia. Pare che il motivo fosse la ribellione della giovane, 20 anni, a un matrimonio combinato. La madre, 46 anni, avrebbe preso le difese della giovane e sarebbe stata uccisa con una pietra dal marito cinquantenne, mentre la figlia sarebbe stata colpita a sprangate con l’aiuto del fratello 19enne.

La notizia è stata data dai media italiani nella giornata di lunedì e ieri ancora se ne è parlato in radio e in televisione. Ho partecipato a un paio di trasmissioni radiofoniche e sono stupita dell’atteggiamento dei nostri mezzi di informazione: da una parola in su, sembra che nei paesi a maggioranza musulmana la violenza contro le donne sia endemica e le donne vivano in perenne sottomissione. Dimenticando che Arabia Saudita e Afghanistan non possono essere presi a (solo) esempio della condizione femminile. Molto dipende dal contesto, urbano e rurale, e dalla storia dei singoli paesi: se ieri (per la prima volta) in Arabia Saudita è stato permesso a uomini e donne di partecipare insieme a un evento pubblico, questo non vuol dire che la segregazione di genere sia la regola ovunque. Basti pensare che in Iran (troppo spesso nell’occhio del ciclone) le donne possono guidare gli autobus e nel vicino Pakistan il gentil sesso può pilotare gli aerei di linea.

I giornalisti che mi hanno intervistato sembravano molto stupiti dal fatto che nel caso di Novi (Modena) la madre abbia preso le difese della figlia. Finora in Italia non era successo e, per esempio nel caso di Hina e di Sana le madri non le hanno difese quando sono state brutalmente aggredite e uccise dai padri. Ma chissà quante ragazze non sono state uccise dai padri proprio perché a prendere le loro difese sono state le madri! Ovviamente queste donne non fanno notizia.

Purtroppo la violenza è trasversale a tante culture e non dobbiamo andare a cercare tra gli immigrati per trovare casi di mogli e figlie maltrattate o uccise da uomini violenti. Questi atti di violenza non hanno nulla a che vedere con l’Islam ma piuttosto con tradizioni locali: facendo sposare la figlia a un cugino le proprietà terriere restano nell’ambito della stessa famiglia e non rischiano di andare disperse.

L’Islam non invita alla violenza e il Profeta Maometto non solo non ha mai picchiato le sue mogli ma non ha nemmeno invitato i credenti a contrarre dei matrimoni combinati. Basti pensare che nel caso delle prime nozze di Maometto fu la donna, Khadija, a proporsi come sposa. Lei aveva 40 anni ed era una ricca vedova che si occupava di commercio, mentre Maometto aveva solo 25 anni ed era un suo dipendente.

Il legislatore italiano non deve concedere attenuanti a chi si macchia di tanta violenza perché è opportuno dare un messaggio chiaro e univoco e dare alle donne immigrate le stesse garanzie di cui godiamo noi italiane. Ma il legislatore deve essere severo anche perché il relativismo culturale rischia di offendere i tanti musulmani che vivono in Italia e non sono violenti. Non dimentichiamo quanto ci siamo offesi noi italiani quando un giudice tedesco concesse le attenuanti etniche e culturali a un immigrato sardo che aveva picchiato, segregato in casa e violentato l’ex fidanzata.

Di questo ennesimo caso di violenza che ha coinvolto una famiglia immigrata di fede musulmana ho parlato con la mia collega Anna Vanzan, docente allo Iulm di Milano e autrice del saggio Donne di Allah. Viaggio nei femminismi islamici in uscita per Bruno Mondadori. Le ho fatto un’intervista su questo tema, per dare al lettore qualche spunto in più.

Il caso di questa donna pachistana uccisa per difendere la figlia ci obbliga a una riflessione sui delitti d’onore: che cosa sono esattamente?

Si tratta di atti di estrema violenza familiare diretti soprattutto contro le donne: mogli, figlie, sorelle che non si conformano alle imposizioni degli uomini di casa e sono punite da questi per aver così leso il loro “onore”.

In quali paesi e con quale frequenza si verificano?

Il primato dei “delitti d’onore” spetta al Pakistan, insieme alla Giordania e alla Palestina. anche la Turchia interna è spesso teatro di questi delitti. In Pakistan si parla di centinaia di casi ogni anno.

Qual è il ruolo delle donne in questi delitti?

Purtroppo spesso ci sono donne complici di questi delitti: un’intensa campagna rieducativa deve inglobare anche le donne per poter eliminare il problema radicalmente.

Come si possono combattere i delitti d’onore?

Ci sono molte organizzazione femminili e non che si occupano del problema: in Pakistan ci sono associazioni di avvocati che offrono il patrocinio gratuito alle vittime superstiti. in Turchia le associazioni spingono il governo a costruire case per alloggiare le donne minacciate che scappano di casa e gettano ponti tra la comunità migrata in Europa (soprattutto Germania) per campagne di educazione.

E qual è l’atteggiamento delle autorità nei diversi paesi?

I governi non fanno abbastanza. in Pakistan molte donne vittime sono incarcerate al posto dei loro aguzzini e magari subiscono violenza anche in carcere. In Palestina la crisi avvenuta dopo la seconda Intifada ha fatto regredire la società e le autorità dicono di aver problemi “più gravi” cui pensare vorrei però rammentare qui la recente campagna contro i matrimoni forzati condotta dall’Ucoi, una delle associazioni maggiori di musulmani in Italia. Una sua ferma presa di posizione non potrà che dare frutti positivi. Speriamo venga imitata da altre associazioni islamiche.

  • farian
  • Mercoledì 6 Ottobre 2010

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Commenti

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Il 6 Ottobre 2010 alle 13:12 indigesto ha scritto:

I buoni insegnamenti di Maometto evidentemente non vengono recepiti, o non vengono comunicati, nelle moschee. Particolarmente in quelle poste in territori non ancora del tutto islamizzati. E’ pur vero che i testi islamici (non solo il Corano)predicano di tutto ed il contrario di tutto, per cui ogni popolo, ogni nazione, se non addirittura ogni individuo, si ispira all’Islam che più gli aggrada. E’ difficile che “tradizioni” e “costumi” si discostino poi di tanto da qualche insegnamento islamico. Ne abbiamo anche noi “ereditato” qualcuno nei territori occupati a suo tempo dagli islamici.
E’ bene, in ogni caso, sapere che le donne islamiche di molti popoli siano emancipate abbastanza. Quello che non si capisce è il perchè ci si impegna tanto nel chieder collaborazione ai popoli che le ospitano perchè possano emanciparsi.
E’ un processo lento, lentissimo, che riguarda loro e solo loro. Non priviamole di questo privilegio!

Il 6 Ottobre 2010 alle 19:45 gratis ha scritto:

A proposito di musulmani “rispettosi”

“Immigrati islamici profanano la Messa a Sondrio
Da Ansa.it, 28 Settembre:

Si sono messi in fila per ricevere la Comunione, ma una volta davanti al sacerdote hanno preso l’ostia consacrata e l’hanno infilata nelle tasche.

Quando poi alla fine della funzione, l’arciprete don Marco Zubiani si è avvicinato per chiedere spiegazioni i due protagonisti del gesto oltraggioso hanno risposto: “Tu chi sei per dirci cosa fare? Non ci comandi.

Noi siamo di fede islamica e tu chi sei? Sei Dio tu?”.

E’ successo ieri nella Collegiata, la chiesa principale di Sondrio, gremita per la messa serale, tra lo sbalordimento e il dolore degli altri fedeli.

“Sono stati proprio i parrocchiani a segnalarmi l’episodio” - spiega don Zubiani, originario di Sondalo e da soltanto un paio di settimane nuovo arciprete di Sondrio nominato dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti.

Il prete, a celebrazione conclusa, si è avvicinato ai due, giovani, un accento da paese dell’est, ancora seduti sulle panche. “Volevo una spiegazione…”, ha detto.

E invece, sempre tra lo stupore degli altri fedeli, la derisione. “Chi sei tu? - hanno beffeggiato il sacerdote - Non vogliamo i tuoi rimproveri, noi siamo islamici”.

Poi se ne sono andati. Don Marco avrebbe voluto che l’episodio non avesse troppo eco.

Ma sono stati i fedeli, testimoni dell’accaduto a raccontare tutto. “Non nascondo che l’episodio mi ha molto indispettito, ma è stato chiarito nella stessa serata, appena finita la Santa Messa - spiega il prete - Non avrebbe dovuto trapelare ai giornalisti e per questo avevo anche deciso di non presentare alcuna denuncia”.

Ma a Sondrio, da tempo, è accesa la polemica perché la comunità islamica ha acquistato un’ex palestra per adibirla a moschea, ma nonostante i divieti e le mancate autorizzazioni a utilizzare i locali a luogo di preghiera l’andirivieni di immigrati è continuo.”…

Il 6 Ottobre 2010 alle 19:53 gratis ha scritto:

A proposito del “santo” Maometto

La seguente è la storia di Safiyah Bint Huyeiy Ibn Akhtab, una donna ebrea catturata dalle truppe di Muhammad durante l’attaccato a Kheibar e portata al profeta come parte del bottino. La storia è riportata nel Libro di Tabaqat e pubblicato anche nel sito islamico http://www.prophetmuhammed.org...../.

Safiyah aveva diciassette anni ed era molto bella, quando i musulmani hanno ucciso suo padre e molti altri parenti.

Muhammad voleva dormire con lei lo stesso giorno della sua cattura. Questa è la storia esatta.

Ishaq p.766
“Safiyah nacque a Medina. Apparteneva alla tribù ebraica di Banu ‘I-Nadir. Quando questa tribù venne espulsa da Medina nel 4 A.H, Huyaiy fu uno di quelli che si stanziarono nella fertile colonia di Khaibar insieme a Kinana ibn al-Rabi’ con cui Safiyah si era sposata poco prima che i musulmani attaccassero Khaibar. Allora aveva diciassette anni. Era stata la moglie di Sallam ibn Mishkam che l’aveva divorziata. Un miglio da Khaibar. Qui Muhammad ha sposato Safiyah. Hanno trascorso la notte in quel luogo, mentre Abu Ayyub al-Ansari ha fatto da guardia alla tenda per tutta la notte. Quando alle prime ore della notte Muhammad ha visto Abu Ayyub andare avanti e indietro, gli ha chiesto cosa significasse quel suo vigilare, lui ha detto: “Ho avuto paura per te con questa giovane donna. Hai ucciso suo padre, suo marito e molti suoi parenti, e sino a poco tempo prima era una miscredente. Avevo davvero paura per te a causa di quella donna.” Il profeta ha pregato per Abu Ayyub al-Ansari.

Il 6 Ottobre 2010 alle 19:59 gratis ha scritto:

Questo è quello che pensano i musulmani di qualunque paese su come devono essere le donne nell’islam.

“Le vostre donne sono come un campo per voi (da coltivare), quindi recatevi al vostro campo come volete, e predisponetevi con buone azioni, e temete Allah, e sappiate che (un giorno) Lo incontrerete. Predica la lieta novella ai credenti (O Muhammad)!” (C.2:223)

“E le donne avranno diritti simili ai loro doveri, in base a ciò che è equo (o alle consuetudini); ma gli uomini gli sono superiori.” (C.2:228)

“Quindi se un marito divorzia da sua moglie (irrevocabilmente), Lui non può, dopo di ciò, risposarla fin quando lei non abbia sposato un altro sposo e Lui abbia divorziato da lei.” (C.2:230)

“‘e prendi due testimoni, fra gli uomini della tua gente, e se non ci sono due uomini, allora un uomo e due donne, come tu preferisci, per testimoni, così che se una delle due sbagli l’altra possa correggerla.” (C.2:282)

“Sposa donne di tua scelta, due o tre o quattro; ma se temi di non poterle mantenere secondo giustizia, allora una sola, o (una prigioniera) che la tua mano destra possiede, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti.” (C.4:3)

“O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che la tua mano destra possiede che Allah ti ha dato dal bottino di guerra. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione che il Profeta voglia sposarla.

Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te. Allah è perdonatore, misericordioso.” (C.33:50)

“Invero quelli che non credono nell’aldilà danno agli angeli nomi femminili.” (C.53:27)

Il 6 Ottobre 2010 alle 20:05 gratis ha scritto:

Questo qui sotto è tratto da quello che insegnano nelle Moschee americane di rito wahabita, cioè saudita:

“Non augurare buone feste a un infedele. Sarebbe una bestemmia più grave del bere alcool, dell’omicidio, della fornicazione”.

“Dissociatevi dagli infedeli, detestateli per la religione che professano, abbandonateli, non contate mai sul loro appoggio, non esprimete loro la vostra ammirazione e opponetevi a oltranza conformemente alla legge islamica”.

“Chiunque aiuti gli infedeli contro i musulmani, non importa quale tipo di sostegno presti, diventa un infedele”.

“Non diventare mai amico dell’infedele a meno che l’obiettivo sia la sua conversione

(…) Non imitare mai l’infedele (…) Non lavorare mai per l’infedele”.

Sono tutte dichiarazioni tratte da pubblicazioni gratuite distribuite alle moschee americane dall’Ambasciata dell’Arabia Saudita, un regime musulmano “moderato”. (tratto da wwww.pepeonline.it)

Il 6 Ottobre 2010 alle 20:14 gratis ha scritto:

Andate su You Tube, regalatevi i tre imperdibili minuti e mezzo d’intervista in cui il predicatore Saad Arafat, ospite della televisione egiziana Al Naas, chiarisce come suonarle alla gentile consorte, quando farlo e perché quello sfogo risulterà sacrosanto sia agli occhi di lei che a quelli di Allah.

Predicatore egiziano in tv: “islam lo permette, ecco come bastonare le mogli”

Saad Arafat, un noto predicatore egiziano, intervistato dalla tv Al Naas ha spiegato che l’islam ammette le punizioni corporali per le mogli.

Ma, ha tenuto a precisare citando il profeta Maometto, non bisogna lasciare segni, sfigurarle ed è necessario un “buon motivo”.

Ad esempio, la punizione sarebbe giustificata quando lei rifiuta di concedersi al marito, perchè il sesso è una cosa di cui l’uomo “non può fare a meno”.

“Allah ha voluto rendere onore e privilegio istituendo la punizione delle bastonate”, ha detto Arafat, sostenuto dallo stesso presentatore che si lamentava della “accuse” contro i musulmani e delle critiche da parte degli occidentali alla pratica di bastonare le mogli.

Arafat ha dato anche preziosi consigli ai telespettatori: la donna, mentre la si colpisce, non va insultata, nè maledetta, perché il marito “non la batte per farle del male, ma per regalarle disciplina”.

Inoltre, “non potete mai dare più di dieci colpi” e nemmeno “rompergli le ossa, spaccagli i denti”, o “mettere le dita negli occhi”.

Il predicatore consiglia di usare un “corto bastone”, stando attenti a non colpire il viso e distribuendo i colpi.

Il 6 Ottobre 2010 alle 20:15 gratis ha scritto:

Teologo di Qom: Nell’Islam non c’è posto per democrazia e diritti umani

Lo sostiene l’imam Mesbah Yazdi, grande sostenitore di Ahmadinejad.

Per Yadzi, le devianze sessuali o morali – come nel caso di Sakineh – devono essere puniti con la soppressione dei colpevoli.

Ubbidire ad Ahmadinejad è come ubbidire a Dio. Studenti riformisti picchiati; docenti licenziati perché non in linea col potere centrale. Giornalisti accusati di essere “mohareb”, nemici di Dio.

Teheran (AsiaNews) – Mentre tutto il mondo si mobilita contro la lapidazione di Sakineh, la donna 43enne accusata di adulterio e omicidio del marito, nel Paese la polizia continua ad arrestare e minacciare giornalisti e avvocati difensori dei diritti umani; decine di professori universitari vengono licenziati e gli studenti riformisti vengono picchiati.

Il motivo è semplice: nell’Islam “non vi è posto per democrazia, libertà e diritti umani”.

A quanto afferma Mesbah Yazdi, religioso dei Talebani sciiti, in un discorso riportato dal sito iraniano roozonline.com.

Parlando a gruppi paramilitari, soldati e seguaci, egli ha sottolineato che l’Iran “non è un luogo in cui indietreggiare per motivi culturali contro coloro che promuovono la corruzione”.

E in un velato accenno al caso di Sakineh e a tanti altri, ha aggiunto: “persone deviate dal punto di vista morale o sessuale, o promotori di ogni altro tipo di corruzione devono essere soppressi”.

Mesbah Yadzi è membro dell’Associazione dei maestri del Centro teologico di Qom (Jame Modaresin Hoze Elmie Qom) e grande sostenitore di Ahmadinejad.

“Quando un presidente riceve la conferma del supremo leader – ha detto – obbedire a lui è obbedire a Dio”.

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