
Barack e Michelle Obama salutano la guardia costiera della Florida (Credits: LaPresse/Dan Anderson)
Dopo che per settimane la Macchia Nera di petrolio della Deepwater Horizon era ”ufficialmente” sparita (svanita?) dalle acque del Golfo del Messico e dalla prime pagine dei giornali, la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta voluta da Barack Obama l’ha riportata alla ribalta, ma soprattutto ha delineato con estrema precisione quali sono state le responsabilità della Casa Bianca.
La relazione della National Oil Spill Commission non è (stata) certo tenera con l’amministrazione. Le accuse sono le stesse che sei mesi fa lanciavano migliaia di cittadini degli stati della costa, colpiti dal disastro ambientale; alcuni scienziati e ricercatori che cercavano di far sentire la loro voce fuori dal coro e gli oppositori politici di Barack Obama, oltre a qualche media vicino ai repubblicani o indipendente. Sei mesi dopo quelle critiche sono sacralizzate dal lavoro della commissione che ha presentato un rapporto pieno zeppo di accuse precise e circostanziate.
Il cui effetto è ancora da comprendere, anche se per gli americani (a parte quelli direttamente coinvolti), quella della Macchia Nera del Golfo del Messico sembra essere ormai una lontana storia.
La relazione afferma che la Casa Bianca ha sottovalutato la portata della fuoriuscita del greggio dal pozzo della Deepwater Horizon dopo l’esplosione che il 20 aprile scorso ha causato 11 morti al largo della coste della Louisiana. L’amministrazione non è stata in grado di valutare il disastro che si stava profilando, fidandosi delle valutazioni della BP, tutte tese a nascondere il dramma e a sminuirne le possibile conseguenze.
Non solo. Sotto accusa c’è anche l’atteggiamento troppo ottimista dell’amministrazione rispetto ai tentativi della multinazionale britannica di fermare il petrolio che si versava in mare. Una fiducia non ripagata, come si era già capito, al limite della complicità.

La macchia di greggio al largo del Delta del Mississippi (Credits: LaPresse/Charlie Riedel)
“Per i primi 10 giorni della fuoriuscita - si legge nel rapporto della National Oil Spill Commission - l’amministrazione non è stata in grado di capire cosa stesse succedendo realmente e quando si è resa conto che la situazione era peggiore di quanto previsto, ha comunque continuato a pensare che la BP fosse in grado di intervenire con successo”. Una speranza vana, come sapete, visto che i vertici della Brtitish Petroleum non sapevano (letteralmente) che pesci pigliare per bloccare i milioni di barili di petrolio che ogni giorno macchiavano le acque e le spiagge del Golfo del Messico.
Ma l’accusa peggiore è sicuramente quella di aver nascosto all’opinione pubblica i veri dati e quindi le conseguenze più gravi della tragedia (che poi si sono per lo più verificate). Il rapporto afferma che la National Oceanic and Atmospheric Administration voleva rivelare informazioni sui modelli che aveva elaborato sui peggiori scenari del disastro ambientale, ma l’ufficio del Management and Budget della Casa Bianca bloccò la loro diffusione perché aveva il timore dell’impatto che questi dati avrebbero potuto avere sugli americani.
Dopo la pubblicazione delle indiscrezioni sul rapporto della N.O.S.C., l’amministrazione ha reagito, affermando di non avere mai voluto censurare alcuna relazione, di aver visionato quella incriminata e di averla rispedita agli scienziati del NOAA (perché ritenuta incompleta) con la richiesta di un supplemento d’indagine.
Una giustificazione abbastanza debole, quella fornita dalla Casa Bianca. Che sei mesi fa, l’amministrazione si sia mossa in ritardo e in modo impacciato è un dato di fatto. Ora lo dicono anche gli scienziati nominati da Barack Obama per investigare sulle responsabilità del peggiore disastro ambientale nella storia degli Usa. Un verdetto (quasi) inappellabile.
- Venerdì 8 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 9 Ottobre 2010 alle 11:32 e.fumagalli ha scritto:
Zurleni, in ogni caso l’amministrazione Obama che poteva fare, loro sono esperti in droni e guerre stellari, è la BP & C. che devono sapere che fanno ed essere attrezzati per gli interventi. Gli USA hanno già tanti problemi che pure per i petrolieri devono pensare? Poi perché censura, non sono gli altri che la usano? Negli USA è per la sicurezza, quando mai censurano loro.
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