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Pechino, supporter con i cartelli: "Celebriamo la vittoria del Nobel di Liu Xiaobo" (Credits: Ap Photo/Vincent Yu)
La Cina aspettava da tempo l’assegnazione di un premio Nobel è ha ricevuto oggi il peggiore che le potesse capitare: quello per la pace, che non è andato a uno dei volti noti del partito per la capacità con cui la Repubblica popolare è riuscita a rimanere fedele all’idea di ’sviluppo pacifico’ in patria e nella regione, ma al più noto dei dissidenti orientali, Liu Xiaobo.
Liu Xiaobo è un professore universitario noto in occidente essenzialmente come uno dei promotori della Carta 08, un documento con cui trecento attivisti e più di 8.000 simpatizzanti hanno chiesto a Pechino di rilanciare il dibattito e l’interesse per le riforme politiche che, a differenza di quelle economiche, sono state a lungo promesse e mai avviate.
Ma Liu Xiaobo, per i cinesi, non rappresenta solo il leader di Carta 08. E’ l’erede del movimento del 4 maggio, è la persona che si è permessa di definire la letteratura di cicatrice, la corrente cinese che ha cercato di riflettere sugli anni più bui della storia del Paese, quelli della Rivoluzione culturale, un movimento non indipendente ma profondamente manipolato dal partito. Rappresenta il legame tra tutte le generazioni dei dissidenti cinesi: gli anziani lo stimano, e anche i giovani lo sentono vicino, e amano ricordarlo perché, nell’aprile dell’89, dagli Stati Uniti ritornò a Pechino per sostenere di persona il movimento studentesco. Il 3 giugno, insieme al popolare cantante taiwanese Hou Dejan, lanciò uno sciopero della fame contro la repressione violenta a Tiananmen, e dopo la mezzanotte dello stesso giorno riuscì a negoziare con i militari l’evacuazione degli studenti dalla piazza.
Da allora, non ha fatto che entrare e uscire di prigione o dai ‘campi di rieducazione tramite il lavoro’. L’ultima condanna è stata formalizzata il 25 dicembre scorso: undici anni di prigione per ‘incitamento a sovvertire i poteri dello stato’. Da allora, commenta la moglie, Liu Xia, ‘il partito ha fatto di tutto per far perdere le tracce di mio marito, per fare in modo che i cinesi dimenticassero lui, i principi per cui si batte e, soprattutto, i fatti di Tiananmen’. Oggi, dal punto di vista di Pechino, il Nobel ha mandato a monte anni di accurato occultamento di informazioni. Ecco perché la diretta della BBC è stata oscurata pochi secondi prima dell’annuncio e i media nazionali si sono limitati a riportare il punto di vista espresso in un comunicato diffuso dal Ministero degli Esteri che accusa il comitato del Nobel di aver infangato i principi alla base di un premio tanto importante attribuendolo a un criminale già condannato dalla giustizia cinese. Il Comitato norvegese ha deciso di assegnare il Nobel per la pace 2010 a Liu Xiaobo proprio ‘per la sua lunga e non violenta battaglia in favore dei diritti umani fondamentali in Cina’. E migliaia di cinguettii di Twitter, che la polizia di internet cinese non è ancora riuscita a oscurare, stanno diffondendo la notizia in tutto il paese.
Il momento dell’assegnazione del Nobel
- Venerdì 8 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 8 Ottobre 2010 alle 22:20 e.fumagalli ha scritto:
La storia è maestra ma non tutti ne imparano la lezione. Stalin conosceva la rivoluzione francese e ricorse a metodi per non che facesse la stessa fine. La Cina ha visto il crollo dell’URSS e non vuole ripeterne l’errore, diversamete non sarebbe quello che è. Per il momento guarda i fatti e le danno ragione, le fantasie politiche non sempre chiare e con fini recoditi possono attendere. Sui Nobel hanno ragione, l’anno scorso lo assegnarono a chi di pace proprio non ne vuole parlare e i precedenti assegnati a mezze figure solo perché contarie a chi non aveva un Dio. Il nuovo Liu Xiaobo è cattolico qundi dalla parte “giusta” ma purtroppo quella parte sono oltre 2000 anni che insegna a pregare e affidarsi alla provvidenza che giova solo a qualcuno, loro soprattutto. Comunque non è questo che fa paura ai cinesi che stanno dando lezioni al mondo, fastidiosi per gli eterni padroni imbonitori di masse.
Il 9 Ottobre 2010 alle 11:51 indigesto ha scritto:
La Pax cinese è ormai conosciuta in tutto il mondo, gentile Professoressa. Somiglia un pò alla Pax islamica, ma è più subdola e più strisciante; fatta di inumana repressione interna e di assalto clandestino ai mercati mondiali in virtù di un palese sfuttamento della manodopera e di una spregiudicatezza senza limiti nella falsificazione dei marchi occidentali, a fronte di un prodotto scadentissimo quando non pericoloso. Questo illecito arricchimento permette alla Cina di muoversi sullo scenario economico internazionale come un usuraio e di profittare con gli illeciti proventi di zone depresse, impoverendole delle loro risorse, contraccambiate anche con opere pubbliche secondo gli schemi del più vieto colonialismo. E tuttoquesto nell’indifferenza dell’Occidente, che, a quanto risulta, oltre ad incrementare questo stato di cose con cieche delocalizzazioni delle proprie imprese, si prodiga anche in aiuti economici. E’ evidente che l’iniziativa norvegese, pur nell’assegnazione di un Premio di risonanza mondiale, mette sotto i riflettori la Cina e le sue politiche interne di brutale repressione, atte a supportare anche tutta la sua politica mondiale. E’ da auspicare che l’assegnazione del Nobel per la Pace a Liu Xiaobo sia il primo passo della Comunità internazionale utile a porre alla attenzione mondiale il fenomeno cinese, con tutte le sue storture. Cordiali saluti.
Il 10 Ottobre 2010 alle 15:04 Il Nobel per la pace al dissidente Liu Xiaobo | Laogai ha scritto:
[...] Panorama.it [...]
Il 10 Ottobre 2010 alle 22:57 angelo41 ha scritto:
Mi è sembrato quanto meno inopportuno assegnare il Nobel per la pace ad un resistente al governo cinese, se non altro perchè sta scoppiando una guerra fra la Cina e gli stati occidentali e nella Cina stessa.
Il Nobel ormai è un premio squalificatissimo, basta constatare che lo hanno dato ad Obama nel momento in cui mandava l’esercito a combattere ed al terrorista Arafat.
Per quanto ci riguarda lo hanno dato a Dario Fo per la letteratura, constatando che non ha mai scritto un’opera letteraria.
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