
(Credits: Epa/Ym Yik)
Il premio Nobel per la Pace 2010 va all’attivista cinese Liu Xiaobo. Nel 1989 aveva 34 anni ed era professore di Letteratura e Filosofia all’università di Pechino. Fu tra gli ultimi a lasciare piazza Tienanmen, dopo essersi speso con le autorità per negoziare la vita degli studenti che protestavano per la riforma della Repubblica Popolare cinese e le cui voci furono drammaticamente soffocate nel sangue dai carri armati dell’Impero Celeste.
Oggi, dopo venti anni, l’intellettuale e poeta più volte imprigionato in carceri segrete, e tuttora in prigione, ottiene il riconoscimento della comunità internazionale. Ma per il governo cinese il mite professore uiguro è ancora un “pericoloso sovversivo“.
Il crimine di “incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato” è stato adottato dal codice penale cinese nel 1997 e viene usato in modo regolare e sistematico contro personalità che chiedono libertà di espressione.
La notte del massacro di Tienanmen, Liu Xiaobo si trovava ai piedi del monumento in onore degli Eroi del Popolo, assieme a migliaia di studenti. In quei momenti contribuì a distruggere dei fucili in mano a gruppi di ragazzi, per evitare uno scontro diretto con i militari che avrebbe ulteriormente aggravato il massacro.
Inizialmente, il professor Liu Xiaobo era contrario alla resa e spronava i suoi studenti a restare in piazza, ma quando si rese conto che le vite cominciavano a cadere, si spese per convincere i manifestanti a ritirarsi e trattò direttamente con gli emissari del governo per riuscire a risolvere in modo pacifico la situazione già compromessa. Ci riuscì, ma venne arrestato subito dopo e accusato di essere il “burattinaio” dei cospiratori.
Dopo venti mesi di carcere fu rilasciato e da allora molte altre volte è entrato e uscito dalla galera. L’ultima volta nel 2008, quando firmò la “Carta 08“, una piattaforma programmatica politica condivisa da 300 intellettuali e poi da ottomila cittadini cinesi, con cui si chiede al governo di avviare delle riforme strutturali, improntate ai principi della democrazia e della libertà.
Pechino non ha gradito e ha messo nuovamente in carcere Liu Xiaobo, accusando i firmatari del documento di tramare per “sovvertire l’ordine dello Stato”. Nella Carta 08 non c’è alcuna traccia di incitamento alla rivolta armata, ma il manifesto si basa invece su una visione pacifica dell’azione politica e sulla richiesta di riforme condivise, senza spargimenti di sangue.
La settimana scorsa alcuni funzionari cinesi avevano fatto pressioni sul presidente della Commissione svedese che assegna il Nobel, affinché evitasse che il riconoscimento andasse al “sovversivo” Liu Xiaobo. Ma, evidentemente, le richieste di Pechino non sono state ascoltate.
E da Twitter, subito dopo la proclamazione dell’Accademia svedese, rimbalza una brutta notizia: la polizia si sarebbe precipitata nella casa di Liu Xiaobo, dove tuttora vive sua moglie.
- Venerdì 8 Ottobre 2010

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