
(Credits: AP Photo/Riccardo De Luca)
Su questo blog abbiamo in più occasioni sottolineato le ragioni per le quali è importante dotare di armi (bombe e missili) gli aerei dell’Aeronautica italiana schierati in Afghanistan, 4 cacciabombardieri Amx e 3 velivoli teleguidati
Predator.
Dopo l’ultima battaglia sostenuta nel distretto dei Gulistan dagli alpini, nella quale quattro militari italiani sono morti e uno è rimasto ferito, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa , ha dichiarato di voler aprire la discussione su questo tema coinvolgendo le Commissioni Difesa di Camera e Senato. Un passo importante verso la rimozione dell’ultimo caveat di rilievo che limita l’impiego delle armi in dotazione alle forze italiane.
I cacciabombardieri Amx non sono stati autorizzati a imbarcare bombe e missili per evitare il rischio di colpire involontariamente i civili e vengono impiegati solo come ricognitori con la possibilità, nel caso degli Amx, di colpire i talebani impiegando esclusivamente il cannoncino di bordo. I velivoli teleguidati Predator sono invece stati acquistati disarmati privi dei missili Hellfire impiegati invece dagli stessi velivoli utilizzati dagli statunitensi.
Una limitazione che impedisce agli italiani di colpire i gruppi di talebani individuati mentre posizionano ordigni lungo le strade e di intervenire in soccorso alle colonne alleate cadute nelle imboscate come è accaduto sabato quando gli alpini hanno potuto contare sull’intervento provvidenziale di due cacciabombardieri statunitensi.
”Per mia decisione - ha detto La Russa - si è stabilito che i caccia venissero utilizzati soltanto con il cannoncino di bordo, quindi l’Italia ha gli aerei senza le bombe. Ho ritenuto che potessimo farne a meno perché vi è comunque rischio di mettere a repentaglio vite civili: per questo ho pensato finora di dire no. Ma ora, visto il dolore enorme che provoca ogni morte, non me la sento più di assumere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere”.
L’apertura del Ministro La Russa ha scatenato reazioni diverse e polemiche politiche ingiustificate specie tra quegli esponenti del centro-sinistra che pure sostengono (e votano) la missione italiana in Afghanistan ma ritengono
che armare gli aerei porti a un’escalation che sposterebbe l’Italia dalla “missione di pace” alla partecipazione a una guerra.
Il predecessore di La Russa, l’ex Ministro della Difesa Arturo Parisi, sostiene che l’autorizzazione ai nostri aerei a bombardare apre la prospettiva del mutamento della natura della nostra missione e sottolinea che “la nostra Costituzione non consente la guerra se non entro limiti estremi e precisissimi. E’ per questo motivo che la domanda apparentemente tecnica che il ministro della Difesa affida al Parlamento necessita di una risposta politica pienamente consapevole del suo rilievo storico”.
A parte il fatto che i nostri aerei hanno bombardato per due mesi Serbia e Kosovo nel 1999, sul pano strategico cambierebbe poco perché in Afghanistan tutti gli alleati impiegano gli aerei con regole d’ingaggio precise e tese a
limitare i rischi di danni collaterali. E poi l’eventualità di colpire involontariamente i civili esiste già impiegando le armi in dotazione al contingente italiano.
I missili Tow imbarcati sugli elicotteri Mangusta (inviati a Herat proprio da Parisi nell’agosto 2007) hanno un potenziale distruttivo non certo di poco conto così come i mortai da 120 millimetri assegnati a tutte le basi
avanzate italiane. I danni collaterali, come dimostra l’esperienza di tutti i contingenti alleati, possono essere provocati anche dai cannoncini da 25 millimetri dei corazzati Dardo e blindati Lince oltre che da mitragliatrici, lanciagranate e lanciarazzi anticarro in dotazione anche ai mezzi blindati Lince e a tutti i plotoni di fanteria.
Ancora una volta il dibattito politico italiano sembra muoversi su binari distanti dalla realtà dei combattimenti in Afghanistan e dalle esigenze belliche dei soldati.
- Lunedì 11 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 11 Ottobre 2010 alle 19:21 fsl ha scritto:
La realtà afghana ha costretto i nostri politici a svegliarsi dalle polemiche sul governo dell’harem e del palazzo reale, per costringerli a tornare ad occuparsi di fatti concreti.
Questo, come sempre, mette in rilievo la loro inadeguatezza o, peggio, l’impreparazione.
Fin dall’inizio dell’attuale governo ci siamo resi conto che il ministero della Difesa non aveva il ministro. L’on. La Russa, (la più deludente figura di ministro della difesa che ricordi) infatti, ha sempre avuto altri problemi per la testa e, tuttora, si occupa del suo dicastero solo quando non può proprio farne a meno, come in questo caso, per presenziare ai funerali dei quattro soldati morti.
Anche in questa occasione il c.d. ministro della difesa riesce a dare prova della sua “autorevolezza” aprendo addirittura un dibattito parlamentare sulla possibilità che i cacciabombardieri AMX schierati nel teatro afgano siano equipaggiati con armamento guidato per colpire obiettivi a terra, compito (forse qualcuno l’ha perso di vista) per il quale quegli aerei sono stati progettati, costruiti e pagati.
La ragione, si legge, sarebbe uno scrupolo di coscienza,: “ …ora, visto il dolore enorme che provoca ogni morte, non me la sento più di assumere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere”.
Mi chiedo come mai, lui da SOLO se la sentiva di imporre il ridicolo divieto d’impiegare bombe e missili mentre ora, per rivedere la SUA decisione e consentire alle truppe di avere l’indispensabile appoggio aereo, occorre addirittura una decisione del Parlamento.
Un dibattito parlamentare inutile, ma illuminante sulla mancanza di autorevolezza del ministro della difesa il quale, ha spesso dimostrato che le sue conoscenze militari risalgono al periodo in cui ha frequentato la Scuola AUC di Cesano!
E’ solo un modo di lavarsi le mani, perché in parlamento NON abbiamo esperti in guerra aerea e Close Air Support!
Immaginiamo la farsa alla quale saremo costretti ad assistere con i soliti argomenti ripetuti alla nausea da anni, in favore e contro la missione.
Anche stasera stessa si potrebbero inviare via aerea le famose bombe laserguidate; abbiamo anche le SDB che non solo sono guidate, ma riducono gli effetti collaterali semplicemente con le loro ridotte dimensioni.
Tutte manfrine per “non decidere” e “non prendersi responsabilità” perché è evidente che lo stesso personaggio che afferma di non voler “danni collaterali” delle bombe non immagina o non ha mai visto la “precisione” di una raffica del cannoncino da 20mm dell’AMX che esegue un passaggio a bassa quota! Quale sarebbe poi la precisione chirurgica dei mortai da 120mm che, come noto impiegano bombe non guidate? (Avete mai assistito ad una scuola-tiro mortai?)
I Predator italiani che scoprono i guerriglieri talibani a piazzare gli ordigni lungo le strade fossero armati, potrebbero neutralizzare la minaccia ed ucciderli al momento, senza che qualche genio da scrivania decida di mettere a rischio le vite dei militari delle SF, come è tristemente avvenuto il 17 settembre al ten A. Romani del col Moschin (secondo la ricostruzione .. ufficiale).
La scorta aerea ai convogli è importante, perchè non è detto che ci siano sempre gli aerei degli alleati pronti ad accorrere in nostro aiuto.
Durante lo scontro a fuoco, contro un nemico che probabilmente si trova appostato in alto sulle montagne, non si può attendere l’arrivo di caccia USA serenamente, come se si aspettasse il carroattrezzi fermi alla piazzola di sosta; ogni minuto perso può significare perdite in più o, addirittura, può compromettere l’esito della missione!
E se il velivolo a stelle e strisce che interviene in aiuto dei militari italiani colpisce per errore dei civili? Noi abbiamo la coscienza a posto perché non è nostro?
Il dibattito inizia a prendere forma; sedicenti esperti che hanno appena dismesso la divisa per sedersi in Parlamento, già discettano in senso favorevole o contrario alle bombe sugli aerei, chiaramente fregandosene delle esigenze dei soldati che rischiano la pelle sul terrreno.
Stupisce leggere certe dichiarazioni di ex militari ormai votati alla politica ed alla partigianeria, ma prepariamoci ad assistere a dibattiti degni di 70 anni fa, quando le alte sfere politiche e militari, nel 1942, dibattevano ancora sull’opportunità di costruire una portaerei per la Regia Marina o, considerata l’inadeguatezza dei nostri carri armati contro quelli alleati, se dovevamo accettare l’offerta della Germania di costruire i suoi modelli …!
Il 11 Ottobre 2010 alle 19:53 gratis ha scritto:
Le decisioni le prende solitamente l’Esecutivo, cioè il Governo, o per meglio dire, lo Stato Maggiore a cui tali operazioni sono affidate su incarico del Governo, soprattutto quando ci sono in gioco operazioni militari all’estero, questa è la corretta prassi che si deve seguire.
Il Parlamento può chiedere spiegazioni e giudicare l’operato del Governo su situazioni d’interesse nazionale e non su situazioni di guerra particolari, non si può guidare un esercito in guerra come se fosse compito del Parlamento, non lo dovrebbe fare nemmeno il Governo una volta presa la decisione politica iniziale e affidate le operazioni militari ai militari.
E’ evidente che La Russa, in una situazione in cui la maggioranza si regge con i cerotti, preferisce prudentemente ed erroneamente scaricare la patata bollente in Parlamento per non creare spaccature nella maggioranza ma, così facendo, viene meno al suo dovere di governare, cioè di prendere decisioni immediate come è immediata la guerra e non sta ad aspettare i comodi nostri mentre i soldati muoiono.
Sarà bene che una volta per tutte i nostri uomini politici si mettano in testa che l’Esecutivo governa e i Parlamentari si limitano a legiferare, sarebbe ora che tale situazione venisse regolata costituzionalmente una volta per tutte, invece d’avere un Governo fantoccio e un Parlamento “decido tutto io”.
Fin tanto che c’era una maggioranza assoluta e coesa si poteva fingere d’avere un Governo ma appena c’è maretta il Governo diventa inesistente, come La Russa sta dimostrando praticamente.
Il 11 Ottobre 2010 alle 22:06 giovannim. ha scritto:
Quello che stupisce (ma non troppo) è che una vicenda così importante come quella della nostra missione in Afghanistan venga affrontata non con quella lucidità che sarebbe necessaria ma che, piuttosto, si continui a passare dall’assurdo all’imbarazzante. Bombe sì, bombe no; e poi ritiro dal 2011, anzi no. Il tutto mentre non si riesce a spazzare via definitivamente la retorica della “missione di pace”.
In questo quadro non poteva certo mancare quanto successo oggi, con la NATO che viene a spiegarci (come se fossimo dei dementi) che: «armare i caccia impiegati in Afghanistan con bombe non è in contraddizione con il mandato e la strategia militari della forza internazionale Isaf».
Così come per molti altri aspetti della nostra presenza in quella missione (ma non solo), l’eventuale impiago dei munizionamento di caduta arriverà con il solito grave (e colpevole) ritardo.
Del resto non c’è nulla di strano; questo è quello che succede quando certe questioni vengono affidate a persone incompetenti ed incapaci.
Il 12 Ottobre 2010 alle 20:07 carlo.tosi ha scritto:
Sono tutte cavolate! Cosa ci facciamo con le bombe sugli aerei? Forse con le bombe riusciamo a stanare uno ad uno quei caproni, nascosti sottoterra o in mezzo ai civili? Riusciamo a difendere i nostri soldati dagli attacchi terroristici? Le bombe servono solo come azione psicologica per noi, per farci credere di avere qualche possibilità di difesa. A poter credere di vincere una guerra che invece non ha possibilità di vittoria.
Il 13 Ottobre 2010 alle 21:09 stanko ha scritto:
“Sono tutte cavolate! Cosa ci facciamo con le bombe sugli aerei?”
Beh, non funziona proprio così.
Quando un convoglio viene coinvolto in un attacco combinato, solitamenti gli eventi si susseguono così:
1) un mezzo dell’autocolonna salta in aria e la colonna si ferma.
2) gli insurgents appostati lì intorno cominciano a sparare con tutto quello che hanno compresi i razzi RPG.
3) i nostri, oltre a soccorrere i feriti, devono ripondere col massimo volume di fuoco per mettere in rotta i barbuti e cinturare la zona.
3) se l’attacco dura più di mezz’ora, altri insurgents arrivano di rinforzo a bordo di fuoristrada e motociclette.
4) a quel punto i nostri sono fregati se non arrivano gli elicotteri d’attacco, che però devono già essere stati schierati nelle vicinanze (il Gulistan è a più di 1 ora e1/4 di volo da Herat).
5) comunque gli elicotteri hanno un play time limitato dalla loro autonomia e, finito quello, devono andarsene a Farah o Delaram per rifornire.
6) a quel punto le cose per i nostri si mettono molto male. L’unica è far intervenire un caccia americano (F16 /F18) e fargli scaricare una GBU (bomba guidata di precisione) sui barbuti insurgents…
L’idea sarebbe di cominciare a fare da soli.
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