
(Credits: Ufficio PI RC-West)
L’Italia forse armerà i suoi cacciabombardieri in Afghanistan ma al Vertice Nato di Lisbona del 19 novembre cercherà di strappare agli alleati il ritiro più rapido possibile del contingente militare da Herat. Almeno questa è l’impressione che si ricava dalle ultime dichiarazioni del ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Ospite a Porta a Porta, il ministro ha sottolineato che la richiesta di armare i nostri aerei impegnati in Afghanistan è ”legittima e proviene dai militari”. Più che certo ma i militari non è certo da oggi che vorrebbero armare cacciabombardieri e droni presenti in Afghanistan rispettivamente da uno e da tre anni.
La Russa ha poi confermato che pur non essendo ”vincolante” il parere delle commissioni parlamentari Difesa verrà da lui tenuto in grandissima considerazione. ”Tengo moltissimo a questa condivisione perché anche se ritengo necessario il completamento degli armamenti non voglio minare lo spirito di coesione che in Parlamento è sempre esistito sulle missioni all’estero e che serve ai militari più delle bombe”.
Aerei armati abbinati però a un più rapido ritiro del nostro contingente rispetto al 2014 già più volte indicato per la fine del nostro impegno bellico dallo stesso La Russa e ribadito ieri dal Ministro degli Esteri, Franco Frattini.
La exit strategy italiana potrebbe iniziare già l’anno prossimo e La Russa h dichiarato a La Stampa che intende parlarne con la Nato e il generale David Petraeus che guida le forze alleate a Kabul.
“Potrebbe avvenire che la nostra zona ovest entro il 2011 venga largamente consegnata al governo afghano. A questo punto dovremmo affermare il principio che noi non andiamo in un’altra zona”. Se si riuscirà a consegnare al governo di Herat il controllo di tutta la zona ovest ”quello sarà il momento per far rientrare gran parte dei nostri soldati che hanno compiti operativi concentrandoci sull’addestramento”.
Ipotesi un po’ azzardata (e poco solidale con gli alleati ai quali non daremo una mano in altri settori caldi dell’Afghanistan) perché forse sarà possibile l’anno prossimo passare il comando e la responsabilità delle operazioni di sicurezza agli afghani ma solo nella provincia di Herat, una delle quattro sotto il comando italiano
Ciò non significa però che gli afghani possano cavarsela da soli. Basti pensare che della provincia di Herat fa parte anche l’area di Shindand e la Zerko Valley, ancora lontane da essere pacificate dove solo gli alleati costringono gli insorti alla difensiva.
Nelle province di Badghis e Farah la presenza talebana è poi ancora molto forte e le truppe afghane piuttosto scarse o addirittura inesistenti e senza gli italiani restano solo due opzioni: lasciare il territorio agli insorti oppure presidiarlo con altre truppe alleate
In tutto l’Ovest gli afghani dispongono di non più di 10 mila militari e poliziotti, insufficienti a gestire un’area vasta come il nord Italia, addestrati solo sommariamente e soprattutto dotati di mezzi inadeguati e di soli tre elicotteri.
Per questo, delle truppe alleate ci sarà bisogno ancora a lungo nell’Ovest afghano anche se un eventuale ritiro dell’Italia non costituirebbe certo la prima defezione nello schieramento della Nato. L’Olanda ha già ritirato i sui 2.500 soldati da Oruzgan e il Canada rimpatrierà l’anno prossimo i 2.800 militari che schiera a Kandahar.
- Mercoledì 13 Ottobre 2010

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