
(Credits: Ansa)
Dopo il caso di Sakineh, la 43enne condannata alla lapidazione per adulterio e all’impiccagione per complicità nell’omicidio del marito, ora l’Iran fa notizia per un’ulteriore applicazione delle pene corporali (hudud) previste dalla legge islamica.
Nella città santa di Mashhad, situata nel nordest dell’Iran e sede del mausoleo e della fondazione dell’Imam Reza (l’ottavo dell’Islam sciita), il procuratore generale ha chiesto al giudice di amputare le mani di un uomo riconosciuto colpevole di due rapine in quella stessa località.
Interpellato dall’agenzia di stampa iraniana Isna, il procuratore generale di Mashhad ha spiegato che l’obiettivo è “proteggere la vita e i beni dei cittadini” e aggiunto che “ci saranno altri casi (di amputazioni) in futuro”.
Le considerazioni da fare sono molteplici. Innanzitutto, l’applicazione di queste pene corporali non fa che gettare fango sull’Iran e mettere in difficoltà le autorità di Teheran, ovvero quelle che hanno rapporti con la comunità internazionale. A spingere per l’applicazione di queste pene sono gli ultraradicali, ovvero i soli in grado di fare opposizione dopo l’estromissione del movimento riformista e dell’onda verde dalla scena pubblica.
La seconda osservazione riguarda il presidente Ahmadinejad: lapidazioni e taglio delle mani influiscono sulla sua immagine (già negativa) all’estero e quindi difficilmente potrà essere favorevole, come ha avuto modo di spiegare all’assemblea dell’Onu a New York, il mese scorso.
Terzo: al tempo del presidente riformatore Muhammad Khatami (1997-2005), giudicato debole dagli analisti occidentali, nella Repubblica islamica era di fatto in vigore una moratoria sulle pene corporali. Segno che, evidentemente, non era poi così debole come pensavamo. Per rendere effettiva la moratoria, senza far tanto rumore, doveva avere una buona influenza sul leader supremo Ali Khamenei e riuscire ad agire sugli altri meccanismi di potere.
- Mercoledì 13 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 13 Ottobre 2010 alle 18:57 indigesto ha scritto:
Mah, Ahmadinejad non ha la statura del Leader. E’ la foglia di fico “laica” di un regime teocratico fondamentalista. Purtroppo la “cultura” delle pene corporali va ricercata in quel medioevo nel quale ancora vive la maggior parte dei popoli islamici. Se il nostro avesse la statura di leader appena appena riformatore si renderebbe conto, da quell’ingegnere che è (ma quanti ce n’erano ai vertici dell’URSS!), che la strada per la civiltà non passa solo per l’energia nucleare, i missili, i computers e i telefonini, ma principalmente per l’abolizione di costumi barbaro-religiosi che ancora permangono nell’applicare la giustizia, autentico indicatore dello stato di civiltà dei popoli.
Il 14 Ottobre 2010 alle 14:01 p.a.d ha scritto:
Ti dirò, indigesto… a me se tagliano le mani ad un rapinatore che magari ha pure ammazzato o menato per rapinare, tange assai poco!
Diverso dalla lapidazione o mutilazione di donne la cui colpa, nei casi estremi, è quella di essersi ribellate a soprusi indegni, a violenze d’ogni genere quand’anche all’ipotesi nemmeno tanto remota di fare la fine del topo per mano del marito o di qualche affettuoso parente.
La applicherei perfino in Italia, a quei mascalzoni che per scippare un’anziana di pochi euro la pestano di botte o se la trascinano per metri attaccata alla borsa!
“Che braccio hai usato per lo scippo?”
“Il destro”
“Bene! Da domani ti resta solo il sinistro e, di concerto un solo altro potenziale scippo.”
Non sarebbe male. Parere personale, ovviamente. ;)
Il 15 Ottobre 2010 alle 0:04 jimmie01 ha scritto:
Concordo con te, PAD.
Il 15 Ottobre 2010 alle 14:11 indigesto ha scritto:
No, non è pietismo verso il reo, è solo bisogno di riconoscere dignità a chi irroga le pene (come anche nel caso della pena di morte). Questo tipo di pena “corporale”, anche se risponde ad una logica, sa di primitivismo. Ed una società evoluta non se lo può permettere! Assolutamente, dunque, alcun buonismo verso il reo, buonismo col quale si esprime talvolta la nostra Giustizia; il che può portare a qualche riflessione.
L’esistenza umana, nella sua integrità, va comunque rispettata: è questo il primo messaggio che deve dare una Società civile. In questi casi, la pena, la lunga pena detentiva, dovrebbe contemplare anche un indennizzo del malfattore alla Società; quelle mani potrebbero servire ancora a produrre. Se volete, chiamatelo pure lavoro forzato! Saluti.
Il 16 Ottobre 2010 alle 8:17 boghero ha scritto:
Io sono più per i lavori incentivati.. Hai fatto uno scippo? a parte ripagare tutti i danni, ci sono 20 km di fossi da pulire.. La pena sarà tanto più breve quanto più ci si mette buona voglia di lavorare..
Se uno viene beccato ubriaco al volante o “fatto”… sequestro del veicolo e controllo medico continuo per x anni. Si riavrà la patente solo sotto controllo a pagamento della propria serietà…
Stupri e violenze… come sopra per danni e lavoro.. (non ci sono solo fossi da pulire).. in più assunzione controllata di bromuro o simili o “calmanti” per violenti…
Il 17 Ottobre 2010 alle 17:24 e.fumagalli ha scritto:
Già che ci siete, che pena per i mandanti e killer di quella madre che ha osato denunciare lo stupratore della figlia di 8 anni, recidivo. Soprattutto alla moglie e fratello, di buona famiglia, benestanti. Sempre in Italia, mi raccomado.
Il 18 Ottobre 2010 alle 17:11 anna.one ha scritto:
Boghero la vede giusta!
Ma non esistono da voi quei programmi, come mandarli a “pulire i fossi” per un certo numero di ore, dal giudice?
Oppure:
http://www.dc.state.fl.us/oth/.....es/wr.html
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