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Una donna del campo porfughi di Kibati a Goma (Credits: Giampaolo Musumeci)
L’esercito regolare della Repubblica democratica del Congo stupra e uccide le donne nella regione orientale del Paese. Lo ha denunciato l’inviata dell’Onu per le violenze sessuali nei conflitti armati, Margaret Wallstrom ieri al Palazzo di Vetro.
”Ci sono informazioni da parte di soldati del contingente Onu per il mantenimento della pace (Monusco) secondo cui violenze, assassinii e razzie vengono perpetrate dalle forze armate della Repubblica democratica del Congo”, ha detto la Wallstrom durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
”L’ipotesi che le stesse comunità vittime lo scorso agosto dei ribelli” siano ora brutalizzate dalla forze armate ”è inimmaginabile e inaccettabile”, ha aggiunto l’inviata. La Wallstrom ha invitato il Governo di Kabila a svolgere indagini quanto prima.
Gli stupri emersi tra luglio e agosto e commessi nella regione di Walikale ai danni di 303 civili, tra cui almeno 50 bambini, hanno anche riacceso i riflettori sulla missione di pace dei caschi blu: la Monusco. Le basi Onu erano a pochi chilometri dai luoghi dove sono avvenuti gli stupri, eppure i ribelli hanno potuto agire indisturbati per giorni. Le violenze in Congo sono endemiche, è vero. ma anche l’incapacità dell’Onu di fronteggiare le emergenze.
Ora, a complicare la situazione, il moltiplicarsi dei responsabili: non solo Fdlr, i ribelli rwandesi, non solo i Mai Mai i partigiani filo-governativi, ma anche i soldati governativi delle Fardc. La sostanza è che qualsiasi miliziano, ribelle o soldato che imbracci un’arma è libero di fare quello che vuole in Kivu.
I campi profughi sono i luoghi preferiti dove agire: spesso senza alcun controllo e colmi di gente bisognosa. Ma anche i villaggi a nord di Goma. Il territorio da controllare è vastissimo e difficoltoso. Percorrere pochi chilometri durante la stagione delle piogge può richiedere ore. La boscaglia offre riparo a piccoli gruppi armati ribelli o “semplici” sbandati.
Ora la comunità internazionale e gli osservatori si domandano che cosa accadrà: se il Governo di Kabila e la Monusco riusciranno a trovare e punire i responsabili. Se metteranno la parola fine a una serie di violenze che da troppi anni sconvolgono questa regione.
Le motivazioni profonde? La Wallstrom ha dichiarato che gli stupri di Walikale dimostrano il legame tra lo sfruttamento illegale delle risorse naturali del Paese da parte di gruppi armati e le violenze sessuali. Quindi, ha aggiunto, le indagini su questi stupri dovrebbero essere condotte “guardando alla rivalità tra interessi nel settore minerario come una delle cause primarie di conflitto e violenza sessuale”.
La Wallstrom ha infine invitato i Paesi europei e le altre nazioni ad adottare leggi che impongano alle aziende di dichiarare se i loro prodotti contengono minerali provenienti dal Congo. La zona è ricchissima, fra l’altro, di coltan (pare l’80% del totale al mondo), minerale indispensabile per l’alta tecnologia.
- Venerdì 15 Ottobre 2010

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