La Fao festeggia oggi (si fa per dire) la trentesima giornata mondiale dell’alimentazione, intensificando la raccolta di firme lanciata per accendere i riflettori sul miliardo di affamati del mondo. Bizzarra e disperata, la scelta dell’agenzia Onu che al pari di molte associazioni e ong sceglie la strada della petizione per costringere i governi a fare qualcosa. In fondo le Nazioni Unite sono un club di governi. Nonostante la stessa Fao abbia certificato un calo, rispetto al 2009, nel numero di chi non riesce a mangiare tutti i giorni, la situazione resta grave: 925 milioni di persone soffrono ancora la fame. Storicamente le fila dei malnutriti non si sono mai ridotte in maniera consistente, neppure in periodi di forte crescita economica, e questo indica che “la fame è un problema strutturale” spiega la Fao. Che continua, inascoltata, a chiedere soldi e attenzione ai paesi ricchi.
“I dati indicano un ritorno ai livelli precedenti la crisi alimentare del 2009” - dichiara Marco De Ponte, segretario generale dell’ong ActionAid“per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero di affamati entro il 2015, i leader mondiali dovranno impegnarsi nei prossimi cinque anni a strappare dalla morsa della fame 100 milioni di persone l’anno” .
Due terzi delle persone sottonutrite vivono in soli sette paesi: Bangladesh, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, India, Indonesia e Pakistan. Ma secondo l’Indice globale della Fame 2010 (GHI) , l’allarme resta alto in 29 paesi. Dal 1990, quando è stato creato l’indice che descrive ogni anno il quadro della malnutrizione nel mondo, vi sono stati paesi che hanno compiuto progressi, soprattutto in Asia Meridionale. A sud del Sahara, la situazione è più critica: Burundi, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea sono gli stati dove, in assoluto, la fame colpisce di più. L’inferno è il ricchissimo Congo dove i tre quarti della popolazione è malnutrita e la mortalità infantile è la più alta al mondo. Orrendo primato cui si affiancano quelli di Angola, Somalia e Chad dove oltre il 20 per cento dei bambini non supera i 5 anni di vita. La malnutrizione è una delle cause principali che portano ogni anno alla morte 8 milioni di bambini, uno ogni 4 secondi.
Sottoscrivendo gli Obiettivi del Millennio i governi si sono impegnati a ridurre di due terzi la mortalità infantile entro il 2015. L’ong Save the Children, che in luoghi come il Niger gestisce centri che accolgono e curano bimbi denutriti, ha lanciato la campagna Every One per raccogliere fondi da destinare al conseguimento di quell’importante risultato entro i prossimi 5 anni. Action aid, dal canto suo, è invece impegnata nell’Operazione fame che chiede ai governi di cambiare le politiche inique che impediscono di eliminare le cause del flagello.
“La fame non è una malattia: ed è anzi causata da numerosi fattori concomitanti,” osserva Arturo Alberti, presidente di LINK 2007 che pubblica in italia l’Indice globale della fame. “La forte diseguaglianza economica e sociale interna, anche in paesi con forte crescita economica come l’Angola, porta a una irrilevante riduzione nel numero dei malnutriti. La fame si vince anche con la giustizia sociale e con politiche di sviluppo adeguate”.
Lotta contro le diseguaglianze, migliore distribuzione del cibo, investimenti nell’agricoltura soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ed è proprio qui che si gioca la partita fondamentale. “È assolutamente necessario un’inversione di tendenza del trend negativo della quota di aiuti ufficiali allo sviluppo destinati all’agricoltura. Dal 19 per cento nel 1980, la quota destinata all’agricoltura è calata al 3 per cento nel 2006 e si è adesso attestata al 6 per cento del totale” ha ribadito il direttore generale della Fao Jacques Diouf. ”Anche i governi dei paesi a basso reddito con deficit alimentare dovrebbero incrementare la quota destinata al settore agricolo nei loro bilanci nazionali, portandola dall’attuale media del 5 per cento ad almeno il 10 per cento”.
Per affrontare il problema della fame ”occorre un’azione urgente, risoluta e concertata da parte di tutti ed a tutti i livelli “ha sottolineato Diouf “che, tra le altre misure necessarie per accrescere la sicurezza alimentare, ha indicato anche la necessità di stabilizzare i mercati delle derrate.
Il prezzo del mais nei giorni scorsi ha toccato un prezzo record, mai così alto dal 2008, rialzi sono previsti anche in quello della soia, la produzione di grano ha subito il contraccolpo della caldissima estate russa. Alcuni analisti hanno evocato lo spettro della crisi del cibo del 2007/2008. Se la corsa dei prezzi non si arresterà, a farne le spese saranno soprattutto i paesi dove già ora per molti dei suoi abitanti è difficile procurarsi da mangiare.
In Mozambico ai primi di settembre sono già scoppiati disordini proprio a causa dei prezzi del pane. I piccoli contadini, invitati per la prima volta insieme alle ong a far parte del rinnovato Comitato per la sicurezza alimentare della Fao, invocano, invece, un cambio di passo. Chiedono che la lotta alla fame passi da una migliore gestione delle risorse naturali ad opera dei coltivatori: “l’accapparramento della terra da parte di governi e grosse società private, spesso dalle strutture opache, si è ampliato notevolmente” denuncia La Via Campesina movimento internazionale dei contadini. “Ma se c’è una volontà politica di trovare una soluzione per quel miliardo di persone che soffrono la fame è urgente che le politiche agricole supportino i produttori su piccola scala, e non il modello basato sull’agrobusiness”.
- Sabato 16 Ottobre 2010


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