
(Credits: AP Photo/Metropolitan Police, HO)
A Londra (e non solo) i media riportano, con un certo clamore, la notizia dell’assassinio di un domestico da parte di un principe della dinastia che regna in Arabia Saudita.
Il principe Saud bin Abdulaziz bin Nasir al Saud ha 34 anni ed è stato condannato all’ergastolo per aver aggredito e strangolato il suo domestico Bandar Abdulaziz. Inizialmente ha negato di averlo ucciso ma la verità è presto venuta a galla, rivelando retroscena a sfondo sessuale.
Il processo ha avuto luogo nella capitale inglese. La cosa curiosa, riportano i media britannici, è che il principe ha passato la maggior parte del tempo, durante la difesa, a negare di essere gay, sostenendo di avere una fidanzata che lo aspettava in Arabia Saudita.
A complicare la tesi del principe sono stati però diversi fattori. Intanto, la polizia ha trovato sul suo cellulare foto del cameriere nudo. Secondo: una telecamera collocata in un ascensore dell’hotel ha ripreso il principe che - tre settimane prima dell’omicidio - picchiava il domestico. Terzo fattore: un dipendente dell’albergo londinese, pure lui omosessuale, ha dichiarato che il principe e il suo cameriere si comportavano come una coppia gay. Senza contare che due escort, di sesso maschile, hanno testimoniato di aver avuto rapporti sessuali con il principe saudita.
Prima del processo, il principe ha fatto il possibile per mantenere il segreto: nell’Islam l’omosessualità è un peccato capitale e in Arabia Saudita i gay rischiano la pena di morte. Forse anche per questo l’avvocato del principe ha dichiarato che l’omosessualità è irrilevante ai fini del processo, sarebbe stato meglio sorvolare sull’orientamento sessuale del principe.
L’accusa ha sostenuto la tesi secondo sui si sarebbe trattato proprio di un delitto a sfondo sessuale. E ha - in un primo momento - osservato che il principe avrebbe potuto dapprima pagare il suo debito alla società scontando il periodo previsto in carcere e poi - anziché essere deportato nel Paese d’origine – avrebbe potuto chiedere asilo nel Regno dichiarando che la sua vita in Arabia Saudita sarebbe stata in pericolo. Ma ora tutte queste ipotesi sono sfumate e il principe è stato, infine, condannato all’ergastolo.
Interpellato dall’emittente britannica Bbc, l’esperto Christopher Wilcke, che collabora con Human Rights Watch sul caso dell’Arabia Saudita, ha osservato che in passato alcuni omosessuali sono stati sì condannati a morte, ma in genere per essersi macchiati del reato di stupro. E, in ogni caso, nella penisola araba un principe non finirebbe certo in tribunale. Nel Regno Unito, invece, sì. E ci dovrà restare a vita. O almeno per i prossimi diciannove anni, visto che uno lo ha già passato in cella. Dopodiché forse potrà chiedere asilo in Gran Bretagna.
- Mercoledì 20 Ottobre 2010

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