
(Credits: Ap Foto/Peter Dejong)
Tareq Aziz è stato condannato a morte. Per il vice di Saddam Hussein, il cristiano caldeo che fu un abile politico e diplomatico e che incarnava il volto presentabile del regime, è stata prevista la stessa pena capitale, dallo stesso giudice (curdo) che decise per la morte del Raìs di Baghdad. La colpa sarebbe quella di aver contribuito all’uccisione di un numero cospicuo di sciiti.
Nato con il nome cristiano di Michael Yuhanna nel 1936 a Mosul, nel nord dell’Iraq, da famiglia cattolica di rito caldeo, Tareq Aziz è laureato in lingua e letteratura inglese. Giornalista e ministro dell’Informazione, è stato a capo degli Esteri per otto anni, in particolare durante la prima Guerra del Golfo del 1991. Prima di quella data, nel 1984, fu l’interlocutore di Ronald Reagan alla Casa Bianca per il partito Baath del Raìs.
Nel 2003 diventa il numero due di Saddam e membro del Consiglio del Comando della Rivoluzione (Ccr). Poco prima dello scoppio della guerra, fu ricevuto in Vaticano per un colloquio con Papa Giovanni Paolo II. Dopo l’invasione dell’Iraq sparì nel nulla, per poi consegnarsi alle forze americane a Baghdad nell’aprile del 2003.
Immediata la reazione della comunità internazionale, che ha deplorato la sentenza del Tribunale iracheno. In testa Catherine Ashton, a capo della Diplomazia europea, che ha sottolineato come l’Europa consideri la pena di morte “inaccettabile”, e così la sentenza specifica contro Tareq Aziz. “Aziz è accusato di persecuzione nei confronti del partito Dawa, il partito dell’attuale premier Al Maliki”, dichiara alle agenzie Mario Lana, presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo e consigliere per i diritti umani del collegio difensivo di Tarek Aziz. “Ma qui - continua Lana - più che di giustizia, si tratta di vendetta, come dice anche il figlio. Da anni chiediamo un’operazione verità sulle vicende irachene. Se venisse eseguita questa sentenza di condanna a morte, sarebbe il modo classico di tappare la bocca e di impedire che le verità scomode vengano fuori. Sia da parte irachena che da parte americana questa preoccupazione che qualcuno parli è troppo evidente”.
Il 5 agosto scorso, in un’intervista con il Guardian, Tareq Aziz aveva duramente accusato Barack Obama di abbandonare il Paese “in mano ai lupi”, puntando il dito sia contro le truppe Usa che contro quelle britanniche, colpevoli di “avere ucciso l’Iraq”. Il suo intervento, in cui sosteneva tra l’altro che la Storia giudicherà in maniera diversa Saddam Hussein, suscitò enorme scalpore.
In Italia, Marco Pannella ha cominciato lo sciopero della fame e della sete, per chiedere al governo di intervenire in maniera forte sulle autorità irachene. Intanto, l’avvocato di Aziz ha annunciato che presenterà un ricorso urgente contro la sentenza.
- Martedì 26 Ottobre 2010

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Il 26 Ottobre 2010 alle 22:45 Iraq: la condanna a morte di Tareq Aziz, il volto presentabile del regime | Politica Italiana ha scritto:
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