
(Credits: Ap Foto/Al-Jazeera, File)
Osama Bin Laden torna a far sentire la sua voce. In un messaggio audio trasmesso dalla televisione araba Al Jazeera, il numero uno dei ricercati del terrore si rivolge ai francesi, minacciandone la sicurezza se non ritireranno al più presto dall’Afghanistan le loro truppe.
Bin Laden ha motivato il rapimento di cinque cittadini francesi in Niger lo scorso settembre come una ritorsione contro la presenza a Kabul dei soldati d’Oltralpe e, allo stesso tempo, contro la legge sul divieto del velo integrale, recentemente votata a Parigi.
La frangia nordafricana di Al Qaeda (AQIM), con base in Algeria, aveva già rivendicato il rapimento dei cinque francesi, insieme a due altri ostaggi del Madagascar e del Togo. Tutti impiegati presso aziende private in Niger.
Sono 3750 i militari francesi di stanza in Afghanistan. Nella registrazione, intitolata Messaggio per il popolo francese, Osama Bin Laden si riferisce a loro e minaccia: “L’equazione è molto chiara e semplice: così come uccidete, sarete uccisi; così come fate ostaggi, sarete presi in ostaggio; così come minacciate la nostra sicurezza, noi minacceremo la vostra”. E sulla questione del velo: “Se pensate ingiustamente che è vostro diritto impedire alle libere donne musulmane di indossare il velo, non è forse nostro diritto buttare fuori i vostri invasori e tagliargli le teste?“.
Osama Bin Laden è l’uomo più ricercato al mondo e sulla sua testa gli Stati Uniti hanno messo una taglia di 25 milioni di dollari, pur di ottenere informazioni valide per la sua cattura. Lo scorso agosto, il Comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan, David Petraeus, aveva dichiarato che Bin Laden è “sepolto lontano” sulle montagne del Pakistan, e che la sua cattura resta senza dubbio la priorità numero uno dell’esercito americano.
- Mercoledì 27 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 27 Ottobre 2010 alle 19:20 yahuwah ha scritto:
E Benazir Bhutto disse: “Bin Laden è morto”
http://blog.panorama.it/mondo/.....n-e-morto/
Osama Bin Laden è morto. Rilanciata stamane su La Stampa da Giulietto Chiesa, la clamorosa rivelazione è stata fatta nientemeno che da Benazir Bhutto durante un’intervista ad Al Jazeera del 2 novembre 2007 che per oltre due mesi è passata sotto silenzio nel mainstream dell’informazione mondiale.
L’assassino dello sceicco saudita, nelle parole dell’ex premier pachistano uccisa il 27 dicembre scorso, è Omar Sheikh, 34 anni, un ex collaboratore dell’Isi che il Sunday Times ha definito nel 2002 “l’opposto del classico terrorista” tutto kalashnikov e Corano. Considerato vicino all’intelligence militare pachistana e già coinvolto nell’inchiesta sul barbaro omicidio del giornalista Daniel Pearl, Omar Sheikh, alias Mustafa Muhammad Ahmad, è lo stesso uomo che nel 2001, qualche giorno prima dell’11 settembre, consegnò a Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, una valigetta con 100 mila dollari e che, sempre secondo l’inchiesta ufficiale del Congresso, si trovava proprio a Washington durante l’attacco al Pentagono. Non esattamente un signor Nessuno, per Musharraf, per gli uomini che governano a Islamabad e per i servizi segreti di mezzo mondo.
Quello che stupisce di più, dell’intervista, è che Davis Frost, una vecchia volpe del giornalismo non sospettabile di ingenuità né di inesperienza, abbia lasciato correre la denuncia della Bhutto, non l’abbia interrotta, né chiesto informazioni più circostanziate su una notizia che, proprio per l’autorevolezza della fonte che la stava diffondendo, non poteva essere spacciata come l’ennesima boutade sulla vita e sulla morte di un uomo di cui è stato detto di tutto in questi anni: che fosse morto a Tora Bora, che si trovasse in Sudan, che si nascondesse, grazie alle complicità dei capi tribù pashtun, nel Waziristan afghano-pakistano, che infine fosse artificialmente tenuto in vita da Al Qaeda per rafforzarne il mito presso le masse arabe. Come sia potuto accadere che nemmeno la Cia si affrettasse a confermare o smentire la dichiarazione della Bhutto (pochi giorni dopo uccisa da un commando integralista), rimane un mistero. Ma il sospetto - avanzato anche da molti commentatori a margine dell’intervista rilanciata da Youtube - è che l’ex leader del PPP sia stata assassinata proprio perché sapeva troppo e avrebbe potuto far saltare i piani di Al Qaeda e di chi (e sono tanti dentro i palazzi del potere di Islamabad) lavora nell’ombra per la rete terrorista e le milizie pashtun che hanno deciso di eliminare quella che avrebbe dovuto essere la donna simbolo del Rinascimento pachistano.
Egregi giornalisti di Panorama: SVEGLIA!
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