- Tags: Boris-Tadic, europa, Goran Hadzic, Ratko-Mladic, serbia, Srebrenica, taglia, Tpi
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(Credits: Epa/Aleksandar Plavevski)
Il governo serbo non perde tempo e, a pochi giorni dallo “scongelamento” della domanda per la candidatura all’ingresso nell’Unione europea, ha portato a 10 milioni di euro la taglia sulla testa di Ratko Mladic, il criminale pluri-ricercato noto come il “boia di Srebrenica“.
Come riferisce l’agenzia serba Tanjug, oltre alla taglia sull’ex capo militare dei serbi di Bosnia, ricercato per genocidio e crimini contro l’umanità dal Tribunale Penale Internazionale (Tpi) dell’Aja, è stato anche elevato da 250mila euro a un milione di euro il compenso per informazioni utili alla cattura dell’altro fuggitivo “eccellente” dei Balcani, Goran Hadzic, l’ex capo politico dei serbi di Croazia. Su di lui pende la stessa accusa rivolta a Ratko Mladic, per il quale esiste anche una taglia di 5 milioni di euro, istituita dal Dipartimento di Stato americano.
Ma per la cattura, posta dall’Europa come precondizione essenziale per poter avviare le procedure per l’ingresso della Serbia nel club dei Ventisette, non esiste alcuna “scadenza“, come ha sottolineato Vladimir Vukcevic, il procuratore generale che si occupa dei crimini di guerra della Serbia. L’Europa, insomma, ha dato fiducia a Belgrado senza una deadline, anche se il presidente Boris Tadic sa bene che prima Ratko Mladic verrà assicurato alla giustizia internazionale, prima cominceranno i negoziati di adesione ufficiale.
Per il viceprocuratore serbo, Bruno Vekaric, la decisione del governo di Belgrado di elevare la taglia sui due ultimi criminali di guerra ancora in fuga “dimostra la chiara volontà politica della Serbia di assolvere fino in fondo gli obblighi nei confronti del Tpi” e di “rimuovere l’ultimo ostacolo che ancora resta sulla strada verso l’Unione europea”. Vekaric ha anche detto che sia Mladic che Hadzic (i cui complici sono stati già tutti arrestati) “Tengono in ostaggio non solo l’intero Paese, ma anche le loro famiglie e le generazioni future“.
Il futuro della Serbia è dunque appeso a un filo molto sottile, e il presidente Boris Tadic vuole dare un segnale forte sulla strada che Belgrado ha scelto di percorrere fino alla fine, senza badare alle “spese” per la cattura dei due criminali.
- Venerdì 29 Ottobre 2010

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