
L'incendio della Deepwater Horizon (Credits : LaPresse/Gerald Herbert)
Non poteva reggere. Non c’era alcuna possibilità. E lo sapevano bene, ma ormai era troppo tardi. Rifare tutto da capo sarebbe stato impossibile, se non a costi (economici) altissimi. Alla fine, il conto l’hanno pagato 11 persone morte e milioni di altre, colpite dal più grande disastro ecologico nella storia degli Usa.
Quel cemento non poteva reggere. Che fosse difettoso, incapace di sopportare le pressioni delle profondità marine e dell’estrazione del petrolio, lo sapevano da tempo. Al nono test fallito (su nove) sulla tenuta della miscela scelta per costruire il pozzo, non potevano avere più alcun dubbio. Non ne hanno avuti, infatti. Sono andati avanti come se nulla fosse.
La commissione d’inchiesta voluta da Barack Obama ha accertato una delle verità della tragedia della Deepwater Horizon : l’Halliburton, la multinazionale del petrolio, la società guidata in passato dall’ex vicepresidente Dick Cheney, che aveva in carico la gestione della piattaforma al largo del Golfo del Messico, aveva utilizzato consapevolmente del cemento difettoso per la struttura.
La circostanza era già emersa in passato, attraverso le accuse avanzate dalla BP alla società di Houston. Ma nessuno le aveva prese troppo sul serio dal momento che senbravano far parte del rituale gioco dello scaricabarile. Quello che ha scoperto la commissione d’inchiesta è parzialmente diverso. E chiama in causa entrambi le multinazionali.

La piattaforma dopo l'incendio (Credits : LaPresse/Dave Martin)
Sia l’Halliburton sia la Bp sapevano. La multinazionale americana aveva condotto diversi test. Tutti falliti. Il risultato di almeno una di queste prove era stato comunicato in marzo ai vertici della società britannica. La quale non aveva mosso un dito per tentare di mettere una toppa alla situazione. Non lo aveva fatto in quella occasione e neppure dopo, quando nelle prime due settimane di aprile, a pochi giorni dallo scoppio, l’Halliburton aveva condotto un altro fallimentare test sul cemento.
Non è chiaro se si debba far risalire la causa della tragedia della Deepwater Horizon direttamente al cemento difettoso. Ma, come dice proprio un rapporto interno della British Petroleum, se la miscela fosse stata a norma, l’incidente sarebbe stato molto meno grave.
L’Halliburton sapeva, ma non lo ha mai ammesso. Anzi. Nello scorso agosto Jesse Gagliano, un dirigente, aveva detto agli inquirenti che la società era certa della bontà del materiale usato, tentando di scaricare la colpa dell’incidente sulla BP e sulla Transocean, il terzo soggetto in campo, la proprietaria dell’impianto.
Il pool di investigatori della commissione presidenziale, capitanati da Fred H. Bartlit, l’uomo che indagò sull’incidente della piattaforma petrolifera Piper Alpha, saltata in aria nel 1988 nel Mare del Nord, causando la morte di 167 persone, è stato lapidario nelle sue conclusioni : “L’industria petrolifera da tempo ha approntato degli strumenti per intervenire quando si scopre la presenza di strutture difettose, come nel caso della Deepwater Horizon”.
Ma nessuna delle tre società coinvolte - Halliburton, BP e Transocean - ha mosso un dito per evitare la tragedia del 20 aprile.
- Venerdì 29 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 29 Ottobre 2010 alle 11:49 e.fumagalli ha scritto:
Tutto fa brodo per portare acqua al mulino che in questo caso sono le parcelle degli avvocati, in cui ci sguazzano e i risarcimenti reali, per chi li merita, passeranno alla storia del chissà quando e i porci ingrassano. Viva la libertà dei delinquenti, poi parlano di diritti umani. Vien proprio voglia di gridare viva Bin Laden con gente simile. Il fatto è che è pure lui un imbecille, gli aerei doveva farli cadere sulle residenze di questi signori per bene non sui grattacieli. Questo mi fa pensare che sian proprio i signori per bene a decidere per i grattacieli. Tra petrolieri, immobiliari e armieri compresi i veri trafficanti di droga che non sono i morti di fame messicani o colombiani ma rispettabili holding compresa CIA, mafia e camorra una efficiente organizzazione, soprattutto democratica il cui covo è proprio negli USA. Zurleni era in corso una causa di risarcimenti per malattie irreversibili causate dall’uso di insetticidi proibiti ai danni di lavoratori stranieri, in piantagioni di banane USA, nei paesi latini. Un primo caso clamoroso si disse, tanto clamoroso che non si sa che fine abbia fatto. Darci uno sguardo è peccato? Non ci sono solo le porcheria in Iraq e Afghanistan, quelli fanno danni ovunque e in ogni luogo. L’Onu poi si interessa delle sanzioni all’Iran o armi di distruzione di massa di Saddam.
Il 29 Ottobre 2010 alle 17:20 anna.one ha scritto:
E si mettiamo in evidenza che Halliburton era giudata da Darth Vader Cheney (CEO dal 1995 al 2000) insomma non c’entra con l’Halliburton da 10 anni ma implichiamolo lo stesso, chissa’, forse questa volta riusciranno ad “incastrarlo”.
Oh, Darth Vader Cheney, inoltre era parte del board of advisors of the Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA) prima di diventare vice presidente. Che ne dite, forse cio’ servira’ nel caso “la pace” non sara’ raggiunta nel M.O.?
Il 30 Ottobre 2010 alle 10:28 e.fumagalli ha scritto:
Zurleni hai un fenomeno a portata di mano e te lo lasci sfiggire? Joe Bush il terzo scimpanze di famiglia. Dice che in Europa è difficile capitre i Tea Party, ma è una maschera di halloween? Il nazismo è nato in Europa e quello arriva 80 anni dopo, come al solito. Sostiene che la crisi è dovuta alla disastrosa riforma sanitaria e Obama porterà il debito più alto di quello di tutti i precedenti presidenti. Per ora pero si defila,aspetta che altri tolgano le castagne dal fuoco per poi rimettercele lui. Furbo lo scimmiotto. Confida su un falso biondo, Rubio non è biondo e punta su una generazione multiraziale. Mi sa sia da ricoverare i Tea Party di multiraziale pare non ne vogliano. Siamo negli USA, tutto è possibile in un manicomio.
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