
(Credits: AP Foto/Amir Kholousi)
Mentre a Teheran Mahmoud Ahmadinejad giocava una partita di calcetto con il “fratello rivoluzionario” boliviano Evo Morales, vinta ai rigori dall’Iran con un penalty decisivo marcato (manco a dirlo) proprio da Ahmadinejad, a Roma il numero due della Diplomazia iraniana, Ali Ahani, avvertiva l’Europa: “Avete più bisogno voi di noi, di quanto abbiamo bisogno noi di voi”.
“Comprensione delle differenze e interazione basata sul rispetto reciproco, con un atteggiamento improntato alla logica e al realismo”. Con queste parole il vice ministro degli Esteri dell’Iran, Ali Ahani, apre il suo intervento sulle relazioni tra Roma e Teheran, durante il convegno organizzato dall’Ipalmo (Istituto per le relazioni tra i Paesi dell’Africa, America Latina, Medio ed Estremo Oriente) alla Farnesina, dal titolo: “Repubblica islamica dell’Iran-Italia: responsabilità comuni e differenze nel mondo in evoluzione”.
L’Iran un Paese amico (anche se attualmente un po’ in disgrazia) e, soprattutto, un Paese decisivo per il nuovo assetto dell’intera regione asiatica mediorientale e centrale, dice il presidente dell’Ipalmo Gianni De Michelis. Ali Ahani parla un po’ di italiano, essendo stato ambasciatore a Roma, così come a Bruxelles e a Parigi. Per il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad è stato nominato numero due della Diplomazia di Teheran nel 2009, con delega ai rapporti con l’Europa, alla quale - neanche tanto velatamente - dal palco di Roma lancia un messaggio chiaro.
“L’Europa fa molto male a non volere il gas dell’Iran. Noi il gas lo vendiamo comunque ad altri paesi, ma l’Unione europea, continuando su questa strada fatta di sanzioni ed embarghi, danneggia se stessa e la sua sicurezza energetica, che si dovrebbe basare su una diversificazione delle fonti”. Come a dire: noi non abbiamo bisogno di voi, mentre voi avreste molto bisogno noi. Sarà vero? La sensazione è che le sanzioni, rafforzate a giugno dall’Onu e a luglio dall’Unione europea, comincino a pesare.
Il riferimento del vice di Manoucher Mottaki è indirizzato al gasdotto “Pars“, uno dei più immensi giacimenti di gas al mondo, che l’Iran gestisce in comproprietà con il Qatar. La Repubblica islamica prevede di rappoddiarne i numeri nel 2012. Gli altri clienti di Teheran, che avrebbero “sostituito” l’Europa, sono la Cina e l’India. Mercati emergenti e dalle immense potenzialità.
L’Europa e l’Italia. Ahani percepisce queste due “entità” come sostanzialmente differenti. La prima ostile e distante, la seconda legata alla Repubblica islamica d’Iran da una “antica amicizia” e da un “rapporto privilegiato”, anche (e soprattutto) in campo economico. Non è un caso che l’Italia sia stata fino all’anno scorso il primo partner commerciale di Teheran e che, ancora oggi, le aziende italiane facciano affari in Iran, entro i limiti delle sanzioni economiche.
Anche se il vice ministro iraniano vuole sottolineare una nota stonata nei rapporti tra i due Stati: il cambiamento di atteggiamento del premier Silvio Berlusconi nei confronti di Teheran, causato “dall’influenza di azioni lobbistiche anti-iraniane“. Il nome che non viene mai pronunciato durante tutto il convegno, ma che si intravede spesso controsole nelle parole del rappresentante del governo di Ahmadinejad è - chiaramente - quello di Israele.
Ma è sul dossier nucleare che emergono le maggiori frizioni. Alla richiesta del sottosegretario Stefania Craxi di porre fine alle “ambiguità” sul tema del nucleare e dell’arricchimento dell’uranio, Ali Ahani risponde che da parte dell’Iran c’è massima disponibilità e che “le porte delle centrali nucleari iraniane sono sempre aperte per l’Agenzia Internazionale per l’energia Atomica (Aiea”), e aggiunge che la Repubblica islamica “rispetta il Trattato di non proliferazione”.
Ma i fatti raccontano una storia diversa. In fondo, però, il vice ministro lascia la porta aperta a un cambiamento nel prossimo futuro, ipotizzando un ritorno al tavolo dei negoziati per una soluzione condivisa della questione. Il “quando” e il “come” non è dato saperlo, ma il sentore è, però, che il peso delle sanzioni rafforzate stia strangolando l’economia iraniana, nonostante gli affari fatti con la fetta del mondo costituita dai nuovi “draghi”.
Sull’Afghanistan e la maxi-mazzetta data al presidente Hamid Karzai, Ali Ahani taglia corto: “I nostri contributi per l’Afghanistan - risponde ai giornalisti - sono sempre stati trasparenti e sono stati erogati per la ricostruzione del Paese”, e punta il dito sulla “necessità di fare fronte comune contro i terroristi”, lanciando l’idea di un incontro internazionale a Teheran il prossimo anno proprio su questo tema.
L’idea che lascia a Roma questo colto rappresentante della Repubblica islamica d’Iran non si discosta poi tanto dalla cronaca dell’Ahmadinejad-pensiero, e non è un caso che il vice ministro Ahani definisca il presidente come “un uomo dal grandissimo coraggio“, capace di “cercare il dialogo con Barack Obama” nonostante le relazioni con gli Usa continuino ad essere “molto complicate”.
E sui diritti umani e la questione di Sakineh Ashtiani, Ahani accusa una ”sceneggiata di pressioni” contro l’Iran. Teheran vuole il confronto sui diritti umani, assicura il vice ministro, ma “serve un approccio costruttivo ed un rispetto reciproco” e, soprattutto, “non accettiamo strumentalizzazioni a fini politici, come anche doppi standard”. Insomma, niente di nuovo sotto il sole.
- Venerdì 29 Ottobre 2010

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