
Per settimane non avevamo avuto notizie.
Il figlio e l’avvocato erano stati arrestati insieme a due giornalisti tedeschi e proprio oggi è stato fermato anche il legale dei reporter stranieri per aver interagito con elementi controrivoluzionari all’estero.
Oggi ci sono notizie anche su Sakineh, la donna iraniana di 43 anni condannata a morte per adulterio e complicità nell’omicidio del marito.
Secondo il Comitato internazionale contro la lapidazione, Sakineh sarà impiccata domani.
Impiccata e non lapidata perché la pressione internazionale ha permesso che lo scorso luglio la pena fosse commutata.
Secondo un comunicato, diffuso dall’organizzazione sul proprio sito internet, le autorità iraniane avrebbero dato il via libera per compiere l’esecuzione nella prigione di Tabriz.
Sono cinque anni che Sakineh è nel braccio della morte del carcere di Tabriz in Azerbaigian, e cioè nella zona nord-occidentale dell’Iran.
Nel 2006 le sono state inflitte 99 frustate per “relazione illecita” con due uomini, quindi è stata condannata alla lapidazione per il reato di adulterio.
A dare una svolta alla sua vicenda è stata l’attenzione della comunità internazionale, che ha acceso i riflettori sul suo caso e chiesto la liberazione di Sakineh.
Questo è momento per tornare a occuparci del caso di questa donna e dei molti altri nel braccio della morte. Non solo in Iran.
- Martedì 2 Novembre 2010

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Commenti
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Il 2 Novembre 2010 alle 12:27 indigesto ha scritto:
Non credo che l’Iran tenga in gran conto la Comunità internazionale, gentile Professoressa. In fondo la vita di una donna accusata di adulterio e di complicità in un delitto (a proposito, che ne è stato dell’esecutore materiale?), lì dove la vita è già tenuta in scarsa o nulla considerazione, conta meno che altrove. La differenza con l’altrove, poi, sta nel fatto che in Iran si viene impiccati “anche” per reati politici. E un caso che ha smosso la Comunità internazionale può diventare un caso politico.
Meglio, comunque, tenersi lontani dall’Iran, soprattutto quando si muovono critiche al regime, se non si vogliono correre certi rischi. Penso di trovarLa d’accordo. Saluti.
Il 2 Novembre 2010 alle 14:40 e.fumagalli ha scritto:
Non è prorpio esatto perché ci sono altre fonti. Prima di tutto all’adulterio è prevalsa l’accusa di concorso in omicidio che non prevede la lapidazione ma l’ipiccagione e le 99 frustate smentite dalle autorità. Un “esperto” affermò che nessun essere umano ssrebbe sopravvissuto. Salvo che la frusta non sia di velluto. Comunque gli scudi sollevati dall’esterno non giovano a nulla, visto che il paese più “democratico” al mondo, manco le tiene in considerazione. Pretendere che le ascoltino dei “selvaggi” è assurdo. Comunque quel brutto e cattivo Ahmanedinejad ho avuto l’impressione che neppure lui fosse entusiasta della cosa, quando disse che la sharia (o come cavolo si chiami) è arcaica. A mio avviso arcaici sono i turbanti come tiare e treccine, Che ne dice di un aggiornamento e fare una fusione. Odifreddi dice che sarebbe bello, tre giorni festivi la settimana, il venerdi per gli islamici, il sabato per gli ebrei e la domenica per i cristiani. Si lavorerebbe di meno e ci sarebbe lavoro per tutti. Impossibile vero? Io lascio Dio a chi lo vuole, non lo voglio, porta sfiga, specialmente alle donne.
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