- Tags: Al Qaeda, Baghdad, Copti, Egitto, iraq, papa, rivolte islam, strage cristiani
- Un commento

(Credits: Epa/Ali Abbas)
È salito il numero delle vittime dell’attentato alla cattedrale cristiana nel cuore di Baghdad. Circa cento i feriti e 58 i morti per quella che è la strage anti-cristiana più feroce dalla fine della dittatura di Saddam Hussein.
Una “Assurda e feroce violenza contro i cristiani“. Il papa Benedetto XVI ha usato parole addolorate per commentare l’eccidio nella chiesa “Sayidat al Nejat” (Nostra Signora della Salvezza) nel cuore della capitale irachena, in cui hanno perso la vita decine di fedeli cristiani, raccolti per una messa solenne, e due sacerdoti.
L’assalto è stato rivendicato da una frangia qaedista, i terroristi dell’ “Emirato islamico dell’Iraq”, che subito dopo il massacro hanno chiamato la televisione Al Baghdadiya, chiedendo la liberazione immediata di tutti i prigionieri qaedisti detenuti nelle prigioni irachene e di quelli nelle carceri egiziane. Parole che le autorità del Cairo hanno preso molto seriamente, disponendo un rafforzamento della sicurezza per tutte le chiese del Paese e ritenendo i copti un bersaglio nel mirino di Al Qaeda.
Quel che resta della chiesa cristiana, situata nel cuore commerciale di Baghdad, è un campo di battaglia. I testimoni parlano di un paesaggio apocalittico, tra mura crollate e sangue dappertutto. Le forze di polizia irachene e le teste di cuoio americane hanno impiegato circa tre ore per smantellare le macerie e riuscire a recuperare i corpi senza più vita e quelli, invece, da portare in salvo.
Subito dopo l’assalto alla chiesa e la presa in ostaggio dei sacerdoti e dei fedeli al suo interno, si è scatenata una battaglia per salvare i cristiani, ma l’esercito Usa ha smentito di aver preso parte agli scontri. Una precisazione che ha offerto al leader del maggiore partito cristiano iracheno, Yonadem Kanna, lo spunto per sostenere che le forze di sicurezza irachene non hanno l’esperienza sufficiente per affrontare situazioni di crisi.
Mentre le autorità irachene si sono invece limitate ad affermare, per bocca del ministro della Difesa Abdul Kader al Obeidi, che le forze di sicurezza hanno compiuto “un intervento di successo con poche vittime e terroristi arrestati”.
La sensazione è che la situazione a Baghdad diventi sempre più instabile, anche a causa dello stallo che da più di otto mesi blocca la vita istituzionale del Paese.
- Martedì 2 Novembre 2010

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Commenti
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Il 3 Novembre 2010 alle 21:33 indigesto ha scritto:
C’è da chiedersi quanto Al Qaeda fosse presente in Iraq con Saddam e quanto lo sia col doposaddam. Basterebbe contare le vittime, di qualsiasi estrazione esse siano. Penso che i regimi che si danno i popoli rispondano ad esigenze..come dire?..biologiche, naturali. Quando vengono cambiati con la forza di fatto si assiste ad una destabilizzazione pressochè totale. Forse la democrazia non è per tutti.
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