
(Credits: LaPresse)
Verrà presentato ufficialmente al vertice Nato di Lisbona, il 19 novembre, ma il piano per il progressivo disimpegno delle forze alleate dall’Afghanistan è già stato messo a punto dal generale David Petraeus e anticipato dal quotidiano britannico Times.
Il calendario della exit strategy, o per dirla con la terminologia dell’Alleanza Atlantica, della “transizione” delle competenze di sicurezza alle truppe afghane suddivide l’Afghanistan in indicate con quattro diversi colori. Una sorta di semaforo che colora di verde le province dove il ritiro delle truppe alleate potrebbe cominciare già tra sei mesi. Tra queste aree meno colpite dalle milizie talebane c’è anche la provincia di Herat, assegnata al contingente italiano.
Stesso colore per altre due province delle quattro che compongono la regione Ovest posta sotto comando italiano; Badghis e Ghor, mentre la quarta, Farah, è colorata di giallo a indicare che prima del 2012 non sarà possibile iniziare il ritiro dei contingenti alleati.
Non è un caso che a Farah siano stati uccisi in ottobre quattro alpini e in questa provincia siano schierate due Task Force di fanteria (la metà dei reparti da combattimento italiani in Afghanistan) e il 50 per cento delle forze speciali italiane della Task Force 45.
Secondo il rapporto di Petraeus, delle 34 province afghane solo nove presentano gravi problemi di sicurezza, tutte concentrate nell’est e nel sud del Paese e contrassegnate dai colori arancione e rosso a indicare che il ritiro delle truppe alleate schierate in quelle aree non sarà possibile prima dei prossimi 18/24 mesi o più.
Soprattutto Helmand, Kandahar, Kunar e Uruzgan dovranno mantenere almeno fino all’inizio del 2013 robusti presidi di truppe alleate, che da quelle parti sono rappresentate dai contingenti statunitense, britannico, canadese, australiano e danese ma i due terzi degli oltre 300 distretti afghani potrebbe essere ceduto al controllo delle truppe i Kabul senza rischi significativi.
Il piano, secondo le anticipazione del Times prevede comunque un passaggio graduale dei poteri e nelle regioni gestite direttamente dalle forze di Kabul verrebbero mantenuti nutriti contingenti di consiglieri militari in grado di affiancare gli afghani garantendo loro supporto aereo e d’artiglieria.
Londra ha infatti confermato che i 10 mila militari schierati a Helmand non verranno ridotti fino al 2012 e dopo il loro ritiro, previsto nel 2015, resteranno in Afghanistan un migliaio di soldati con compiti di istruttori e consiglieri.
”La cosa peggiore sarebbe andarsene prima di aver finito il lavoro per mancanza di mille addestratori da tenere per un altro paio di anni”, ha detto in un’intervista al Sun il generale David Richards, ex comandante della Nato in Afghanistan e da un mese capo di Stato Maggiore della Difesa britannica definendo la guerra ”assolutamente vincibile”.
Anche il Canada, che aveva ufficializzato il ritiro nel luglio 2011 dei 3 mila soldati schierati a Kandahar, ha annunciato che dopo tale data resteranno in Afghanistan 750 istruttori e 200 membri dello staff di supporto fino al 2014.
Per far fronte alle esigenze di formazione di esercito e polizia afghani il generale William Caldwell che guida La Nato Training Mission a Kabul, ha chiesto ai partner dell’Alleanza Atlantica altri 900 istruttori da affiancare ai 1.800 già dispiegati nel Paese dalla missione addestrativa alleata tra i quali vi sono 550 italiani.
Caldwell ha confermato che nell’ultimo anno sono stati addestrati 35.000 agenti di polizia e 68.000 soldati afgani. Al di là dei numeri restano però molti dubbi circa la fedeltà e le capacità operative delle forze di Kabul mentre esiste il rischio che in futuro i talebani possano spostarsi e riorganizzarsi nelle regioni cedute al controllo dei governativi afghani dove, meno rischiose per i miliziani.
- Martedì 9 Novembre 2010

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