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Afghanistan: al via nel 2011 il ritiro italiano

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  • Tags: Add new tag, Afghanistan, Guerre di pace italiane, Herat, ritiro, talebani
  • Un commento
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Afghanistan: sogni_dal_fronte

Il contingente militare italiano nell’ovest afghano potrebbe essere il primo tra quelli alleati a ridurre la propria consistenza con la transizione dei compiti di sicurezza alle forze afghane. Il piano che il comandante alleato a Kabul, il generale David Petraeus, presenterà il 19 novembre al vertice Nato di Lisbona è stato anticipato dal Times e prevede che la sicurezza nella provincia di Herat (presidiata dalle truppe italiane) venga assicurata da forze afghane già dalla primavera 2011.

Un’ipotesi confermata dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa che ai microfoni del Gr Rai, ha detto che , ‘’se anche la zona Ovest dell’Afghanistan non è del tutto pacificata, anche per la vastità dell’area, grande come tutto il norditalia, le zone di Herat e quelle limitrofe sono sufficientemente sicure, ormai, tanto da poterne consegnare la sicurezza alle forze afghane”.

La necessità di presidiare ancora per almeno 12/18 mesi province più calde come Badghis e soprattutto Farah renderà necessaria la presenza di forze da combattimento italiane nell’ovest almeno fino alla fine del 2013 ma, azzardando una stima, già alla fine dell’anno prossimo potrebbero essere quasi un migliaio i militari italiani non più necessari su un contingente che raggiungerà entro dicembre i 4 mila effettivi.

Ovviamente occorrerà valutare la situazione sul campo e il ridimensionamento delle forze da combattimento coinciderà con l’aumento dei consiglieri militari e degli istruttori destinati ad affiancare e addestrare esercito e polizia di Kabul, al momento 550 tra forze dell’esercito e dei Carabinieri ma che saliranno entro breve a 750 unità.

Il progressivo ritiro dall’Afghanistan avrà anche un impatto positivo sull’opinione pubblica che, anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi della Nato, sembra in buona parte auspicare il disimpegno dell’Italia dal conflitto nel Paese asiatico.

Una percezione confermata anche dal recente sondaggio della Ferrari Nasi &Associati, società demoscopica molto attenta ai temi militari, dal quale emerge che solo il 46,6 per cento degli intervistati ritiene necessario mantenere le truppe in Afghanistan finché la situazione non si sarà stabilizzata contro un 46 per cento contrari mentre il 7,4 non si esprime in proposito.

Il progressivo calo dei consensi per la missione afghana è confermato anche dal fatto che il 54 per cento del campione si dichiara non convinto che le truppe afghane potranno cavarsela da sole contro i talebani entro due o tre anni contro il 30,5 per cento più ottimista circa la performance delle forze di Kabul e un 15 per cento che non risponde alla domanda.

Infine lo stesso sondaggio mostra una forte contrarietà all’ipotesi di equipaggiare con bombe e missili gli aerei italiani alla quale dicono no il 50,6 per cento dei 1.200 intervistati, sì il 36,1 mentre il 13,3 non si esprime.

Al di là dei numeri il sondaggio sembra indicare che anche in Italia aumentano le difficoltà ad accettare costi, logorio e perdite dell’operazione militare in Afghanistan. Forse anche perché nessuno in Italia l’ha mai chiamata “guerra” o forse anche a causa di un evidente deficit della classe politica, comune a molti Paesi occidentali, nello spiegare i motivi per i quali occorre “morire per Kabul”.

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 11 Novembre 2010

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Commenti

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Il 11 Novembre 2010 alle 18:07 fsl ha scritto:

Un aspetto che non mi è chiaro è il seguente:
posto che le truppe schierate sono sempre state dichiarate insufficienti per controllare il nostro settore spesso paragonato per estensione al Nord Italia, le truppe non necessarie nella “felix” Herat devono per forza essere ritirate in patria? Non sarebbe opportuno che il contingente resti delle attuali dimensioni spostando i militari nelle zone più calde?

Personalmente ritengo anch’io che senza l’appoggio militare occidentale il governo di Karzai avrà breve vita e molte zone del paese torneranno nell’anarchia.
Anche se l’argomento è politicamente scomodo, sono convinto che tra pochi anni, chi governerà a Kabul chiederà al Consiglio dell’ONU l’intervento di “caschi blu” per pacificare il territorio, ritornando alla situazione attuale…

Mi astengo da commentare i sondaggi riportati, che sembrano scritti da Normalmann…
Giacchè c’erano, potevano anche chiedere agli italiani se preferivano vedere al telegiornale notizie sull’Afghanistan o la Domenica Sportiva!

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