
(Credits: Epa/Kimimasa Mayama)
La giunta militare ha mantenuto la promessa e ha liberato ieri Aung San Suu Kyi, la paladina della lotta per la democrazia della ex Birmania.
Appena la notizia è stata diffusa a Yangon, la ex capitale del paese, una folla di birmani è andata a radunarsi nei pressi della casa in cui la donna è rimasta esiliata negli ultimi quindici anni per feseggiare con lei questo momento importante per la storia e per il futuro della Birmania. Anche Aung San Suu Kyi, una volta raggiunto il cancello di casa, si è commossa davanti al calore dimostrato dalla sua popolazione.
Alle 17 di ieri, le barricate che hanno sempre bloccato l’accesso alla residenza di Aung San Suu Kyi sono state rimosse. Successivamente, alcuni funzionari del governo sono entrati in casa della donna per comunicarle direttamente l’ordine di rilascio.
Le prima parole che Aung San Suu Kyi ha rivolto alla folla dimostrano che i numerosi anni di reclusione cui è stata costretta non hanno scalfito il suo animo rivoluzionario: “se lavoreremo uniti, raggiungeremo i nostri obiettivi. Abbiamo molto da fare”. Oggi, dal quartier generale del suo partito a Yangon (ex Rangoon), il Nobel per la Pace ha gridato alla folla di circa 4.000 persone che si è radunata di fronte all’edificio che “non c’è nessuna ragione per perdere la speranza, anche perché nessun obiettivo potrà mai essere raggiunto senza il contributo diretto della popolazione. Noi birmani crediamo molto nel destino, ma se vogliamo cambiare le cose dobbiamo agire”.
Aung San Suu Kyi ha ribadito la sua intenzione di continuare a lavorare per la riconciliazione nazionale “nel modo giusto”, e ha dichiarato di non provare nessun risentimento nei confronti di una giunta che, nonostante la reclusione forzata, l’ha sempre trattata bene. Anzi, ha espresso la speranza che anche gli altri 2.000 prigionieri politici del paese possano continuare ad essere trattati nello stesso modo.
Ritornata alla guida del suo partito, la Lega nazionale per la Democrazia, costretto allo scioglimento qualche mese prima delle elezioni farsa che hanno confermato la scorsa settimana i militari alla guida del Myanmar, Aung San Suu Kyi ha dichiarato nel corso di una riunione a porte chiuse con i principali esponenti di questa formazione politica che non sarà possibile mettere a punto una nuova strategia prima di aver recuperato il contatto diretto con la popolazione. “Devo ricominciare ad ascoltare la voce del popolo, capire quali sono i desideri, le ambizioni e le esigenze dei birmani di oggi per poter definire una nuova strategia politica”, ha concluso piena di speranze il Nobel.
Tuttavia, resta da vedere fino a quando la giunta sarà disposta a tollerare questo bombardamento continuo di messaggi su futuro, speranza, libertà e riorganizzazione politica.
- Domenica 14 Novembre 2010

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Commenti
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Il 14 Novembre 2010 alle 15:27 luigi1982 ha scritto:
VIVA AUNG SAN SUU KYI/LONG LIVE TO AUNG SAN SUU KYI
Attualità il 13 Novembre, 2010,
http://www.michelecucuzza.com/.....?p=813
Grazie a lei, alla sua storica testimonianza di non violenza, come Gandhi e Mandela, tutta l’umanità è più libera.
Dal blog di Michele Cucuzza
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