“Raúl il pragmatista” ha titolato l’Economist questa settimana nell’editoriale che introduce le riforme proposte dal leader cubano: a 79 anni finalmente diventato qualcosa di più del “fratello di Fidel”.
La modesta ma decisa iniezione di innovazione proposta da Raúl potrebbe dunque essere un punto di svolta per il paese, e per il regime. Non è un caso che il leader cubano abbia deciso di convocare per aprile il sesto congresso del partito comunista (il precedente congresso si tenne nel 1997): un’assemblea che sarà chiamata a prendere decisioni fondamentali su “importanti questioni economiche” e sulle necessità di “aggiornamento del modello cubano”.
Il cambiamento promosso da Raúl Castro è soprattutto economico: il primo aprile 2011 500mila cubani perderanno il loro lavoro in impiegi statali e saranno incoraggiati a mettersi in proprio o a lavorare per qualche piccola impresa messa in piedi da altri. E’ il passaggio più forte del progetto di riforma economica reso pubblico nelle scorse settimane e spiegato in un libretto di 32 pagine: “Proyecto de Lineamientos de la Política Económica y Social”.
E anche se viene ribadita la natura socialista del paese e che l’economia continuerà a essere diretta dalla pianificazione e non dal mercato, le premesse di una trasformazione ci sono, anche perché non è detto che il partito riuscirà a tenere i freni tirati una volta avviata la riforma. Infatti il progetto apre le porte alla decentralizzazione e all’autogestione d’impresa, alla creazione di aziende private, cooperative e unione di cooperative in settori come le costruzioni, la ristorazione e i servizi. Sarà anche possibile affitare, comprare e vendere le case.
Già in ottobre il governo cubano aveva diffuso l’elenco dei settori economici dove intende lasciare spazio all’iniziativa privata e che dovrebbero compensare la perdita di posti di lavoro statali. E proprio la possibilità di assumere dei lavoratori viene considerata una trasformazione di grande importanza, anche politica, sociale e psicologica. Perché l’idea stessa del lavoro subordinato privato era stata cancellata da Cuba subito dopo la rivoluzione.
Certo, come ricorda il corrispondente dell’Economist, molti cubani restano scettici. Inevitabile ricordare quanto avvenne negli anni ‘90, dopo il quarto congresso del partito, quando una prima timida liberalizzazione delle attività economiche permise l’apertura di ristoranti privati e l’affitto delle camere. Il governo bloccò però ben presto la concessione di licenze perché l’emergenza economica più acuta rientrò grazie all’arrivo di Chavez alla guida del Venezuela che garantì, almeno in parte, gli aiuti economici che la fine dell’Unione Sovietica aveva sottratto.
Questa volta però sarà probabilmente più difficile fare marcia indietro.
Riferendosi ai licenziamenti di massa degli statali, Yoani Sánchez il 14 ottobre ha scritto che il regime ha annunciato ufficialmente “il crollo del sistema” .
Lo stesso Raúl Castro, del resto, ormai non si trattiene più dal criticare il sistema paternalista cubano che ha portato lo stato in bancarotta e evita il ritornello che attribuisce all’embargo nordamericano i mali dell’isola. Insomma, il Castro pragmatista sembra aver vinto sul fratello dottrinario e integralista.
Chissà se da fuori arriveranno gli aiuti che servirebbero, conclude l’Economist. Un buon esempio da seguire sarebbe quello brasiliano che sta offrendo credito e formazione al nascente settore privato cubano. Un altro intervento raccomandabile sarebbe la fine dell’embargo, il cui unico risultato vero fino a oggi è stato quello di offrire al regime un’arma propagandistica per giustificare la chiusura del paese a ogni riforma.
- El País
- The Economist
- The Guardian
- Yoani Sánchez
- Le Monde
- Time
- Lunedì 15 Novembre 2010


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Commenti
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Il 16 Novembre 2010 alle 2:29 jimmie01 ha scritto:
Raul e` un paranoico, dedito all’ abuso di sotanze stupefacenti, alcoolizzato cronico che spesso piange in pubblico e in privato. I Castros hanno impiegato decenni a capire che il comunismo e` un fallimento totale, che mai portera` felicita` e prosperita` al popolo. Alla fine, insomma, dovranno cambiare la scritta nella PIAZZA DELLA RIVOLUZIONE: da HASTA LA VITTORIA SIEMPRE a BIENVENIDO CAPITALISMO. Adesso mi aspetto solo che i compagnucci italioti dicano che i Castros son solo ” COMPAGNI CHE SBAGLIANO “. LOL.
Il 16 Novembre 2010 alle 2:30 jimmie01 ha scritto:
Hei, PAD, posso sentirti da questa parte dell’ oceano. Smetti di ridere, altrimenti non posso dormire!!!
Il 16 Novembre 2010 alle 2:32 jimmie01 ha scritto:
A proposito, PAD, ho letto di sfuggita che in Portogallo c’e’ una ” bomba ” ad orologeria che fara` fare i botti al mercato immobiliare. Ne sai qualcosa tu che sei di casa in quel Paese?
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