
(Credits: Ap Foto/ Emilio Morenatti)
Ad Haiti continua l’incubo. Raggiunge quota mille il bollettino dei morti per colera e partono gli attacchi contro i caschi blu dell’Onu, accusati di essere gli “untori” che hanno portato la malattia sull’isola. Intanto, dalla Repubblica Dominicana arriva la notizia del primo caso di colera accertato e ora si teme una rapida diffusione dell’epidemia.
Sono diciassettemila i contagiati sull’isola caraibica, già teatro della tragedia del terremoto che falcidiò la popolazione causando300mila morti. Oggi la corsa contro il tempo è contro la diffusione del colera che, inizialmente, sembrava potesse essere tenuto sotto controllo, ma che continua a mietere le sue vittime in modo esponenziale. Solo due giorni fa, il New York Times nel dare l’aggiornamento drammatico dei decessi ad Haiti commentava che “il peggio deve ancora arrivare”.
“Ad Haiti - ha detto il Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca - si lavora giorno e notte, la situazione è difficilissima e anche molto complessa dal punto di vista della sicurezza, poiché sale la rabbia e la disperazione nella popolazione di un Paese che dal terremoto non si è mai più rimesso in piedi”. I volontari della Croce Rossa hanno già distribuito più di 30.000 litri di acqua “pulita” e continuano nell’assistenza della popolazione contagiata sull’isola.
L’isola di Haiti non ha mai conosciuto il colera o, forse, i suoi abitanti non hanno memoria della malattia che potrebbe essere esplosa per l’ultima volta più di un secolo fa. Fatto sta che, quando si è diffusa la voce che anche un operatore nepalese della missione Minustah delle Nazioni Unite aveva contratto il virus, è cominciata a montare la rabbia contro gli “stranieri” presenti a Port-au-Prince. “Untori”, colpevoli di aver portato il colera ad Haiti. Ieri in diverse zone della capitale sono scoppiati disordini contro i rappresentanti dll’Onu. Due i morti. Anche i caschi blu hanno sparato per controllare la rabbia della folla.
Ma, secondo il presidente Rene Preval: “Gruppi non identificati stanno sfruttando l’epidemia di colera sull’isola per provocare la ribellione contro il governo e la missione Onu, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali che si terranno il 28 novembre”. Ipotesi confermata da Vincenzo Pugliese, portavoce della missione delle Nazioni Unite ad Haiti, che in una telefonata con l’agenzia Ansa punta il dito contro i provocatori di professione: ”Le manifestazioni di ieri puntavano contro la presenza della Minustah e sono dovute a motivazioni politiche”, spiega Pugliese.
I disordini sono infatti ”iniziati in tre o quattro punti di Cap-Haitian in modo simultaneo: si tratta quindi di proteste non spontanee, anzi molto ben orchestrate”. E conclude: “Noi riteniamo che le elezioni debbano svolgersi, come vuole la grande maggioranza degli haitiani. Altrimenti si potrebbe creare un vuoto di potere”.
E vista la situazione sull’isola, le polemiche per la ricostruzione che è ancora troppo fiacca e il fantasma del colera che si è aggiunto oggi, un pericoloso vuoto di potere è proprio l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli haitiani.
- Mercoledì 17 Novembre 2010

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