
(Credits: AP Foto/Lennart Preiss)
La procura svedese ha spiccato un mandato di arresto contro il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. L’accusa dalla quale il controverso giornalista australiano dovrà difendersi in tribunale è di stupro e molestie sessuali ai danni di due donne di 25 e 35 anni. Una lavora nello staff di WikiLeaks. Con l’altra si sono conosciuti durante una conferenza stampa.
Julian Assange ha sempre dichiarato di essere innocente e di non aver costretto nessuna donna ad avere con lui rapporti sessuali non consensuali. Le due accusatrici confermano solo una parte della verità del patron di WikiLeaks, sostenendo di aver dovuto “subire” la decisione di Assange di non utilizzare condom e di non volersi sottoporre a test per verificare la presenza o meno di eventuali malattie veneree.
Il caso sembrava essersi chiuso il 24 agosto, quando il porcuratore generale di Stoccolma aveva archiviato le accuse per stupro e lasciato pendenti solo quelle per molestie sessuali, riservandosi di interrogare Julian Assange. Ma il 1 settembre, a sorpresa, il Capo dei procuratori svedesi ha riaperto il caso, rilanciando le accuse di stupro. Cosa che oggi si è conclusa con un mandato di arresto appena spiccato dalle autorità svedesi, che ancora non sono riuscite a interrogare Julian Assange.
Ma dov’è la verità? Difendendosi davanti alle telecamere, già ad agosto Julian Assange aveva respinto ogni accusa, sostenendo di aver “perso fiducia nella giustizia svedese”, di fronte a simili “tattiche calunniose volte a rovinare il mio lavoro e la mia vita“. E sul web gli amanti dei complotti si scatenano. La pesante mannaia della Cia è calata ancora una volta su un paladino della verità? I complottisti ne sono convinti. Tutti gli altri chiedono ad Assange di fare un passo indietro da WikiLeaks, in maniera tale da potersi difendere al meglio, senza mischiare pericolosamente le attività della sua organizzazione e le sue questioni private.
E’ il caso della parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, amica di Assange nonché autrice del video che inchiodava in Afghanistan le truppe americane intente a sparare contro la popolazione civile. “Julian si difenderebbe meglio se facesse un passo indietro”, aveva dichiarato a ottobre. “Per qualsiasi commento su WikiLeaks e Julian, vi suggerisco di contattare direttamente Julian e Daniel, il suo socio. Credo siano le uniche persone che possono parlare”, dice oggi a Panorama.it che l’ha raggiunta per un’intervista.
- Giovedì 18 Novembre 2010

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Il 1 Dicembre 2010 alle 0:16 Circolo Luce Del Sud » Le banche mondiali nel mirino di Julian Assange ha scritto:
[...] additato come “criminale” da Hillary Clinton, latitante per la Giustizia svedese che lo accusa di stupro ai danni di due giovani donne, Julian Assange, nel pieno della tempesta scatenata dalle ultime [...]
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