
L'attacco alle Torri Gemelle (Credits: LaPresse/Jodi Jones)
Khalid Sheikh Mohammed è la mente dell’11 settembre. Catturato dagli americani, trasportato a Guantanamo, sottoposto decine di volte al waterboarding, il braccio destro di Osama Bin Laden non sa se gioire o essere terrorizzato dalla decisione del Tribunale Federale di New York di assolvere da 285 capi d’accusa su 286 Ahmed Khalfan Ghailani, il terrorista accusato di essere l’esecutore materiale degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania.
Khalid Sheikh Mohammed, l’Architetto dell’attacco alle Altissime Torri, a questo punto, non sa cosa gli potrà riservare il futuro. La prima apparizione di un terrorista di fronte a un tribunale civile è stata un fiasco (per la giustizia americana). Ghailiani, chiuso per anni a Guantanamo, è stato riconosciuto colpevole solo di aver procurato l’esplosivo per gli attentati dell’estate del 1998. Ora rischia il carcere a vita, ma l’impianto accusatorio non ha retto. Quello chiuso a New York rischia di essere il primo e ultimo processo civile contro un terrorista di Al Qaeda negli Usa.
Di conseguenza, con tutta probabilità, anche il processo che era stato deciso dalla Casa Bianca contro Khalid Sheikh Mohammed non si terrà più. Mai più. Dopo averlo annunciato qualche mese fa, l’Attorney General Eric Holder era stato costretto a congelarlo a causa delle proteste dell’opinione pubblica e dell’opposizione repubblicana.
Riportare sul luogo del delitto la Mente dell’11 settembre (insieme ad altri imputati), con la ferita della strage ancora aperta, non era sembrata una buona idea. Non solo. Per farlo, il governo americano avrebbe dovuto spendere decine di milioni di dollari per la sicurezza. In più, c’era anche l’aspetto politico. E se il processo si fosse trasformato in un palcoscenico che i terroristi avrebbero potuto sfruttare per la propaganda fondamentalista islamica? E, se, alla fine, la corte non fosse stata in grado di riconoscere la colpevolezza degli imputati (come poi è avvenuto nel caso di Ghailiani)? Tutti elementi che hanno convinto l’amministrazione Usa a fare marcia indietro. Che ora diventa definitiva.
Per Barack Obama una brutta sconfitta e un’ancora più scomoda gatta da pelare. Il presidente aveva puntato sui tribunali civili per voltare pagina rispetto agli anni di George W. Bush. Uno dei primi atti del suo mandato era stato quello di firmare l’Ordine Esecutivo per chiudere Guantanamo ed “eliminare” le corti speciali militari volute dalla precedente amministrazione per giudicare i terroristi. Per tornare allo spirito originario della Costituzione a stelle e strisce. Ma è sempre più evidente che la strada della giustizia ordinaria non può essere praticata.
Negli scorsi mesi, Najibullah Zazi - che aveva progettato un attentato nella metropolitana di New York - e Faisal Shahzad - l’uomo dell’autobomba di Times Square - erano stati incriminati da corti civili, mentre altri due detenuti di Guantanamo erano stati condannati da tribunali militari. Due a due, se pensiamo in termini calcistici. Ma i casi di Zazi e Shahzad erano più facili da affrontare. Ora la domanda è: se la giustizia civile non garantisce la condanna di membri di Al Qaeda sarà inevitabile tornare a quella militare ?
Che risposta si darà Obama? Per lui, “usare” ancora i tribunali militari suonerebbe come una vera sconfessione delle sue idee garantiste. Ma non arrivare a condanne per i terroristi islamici sarebbe ancora peggio. I repubblicani gli salterebbero al collo, accusandolo di non essere in grado di garantire la sicurezza dei cittadini americani.
C’è da scommettere che, a poco più di un anno dalle presidenziali per il secondo mandato, Barack Obama prenderà ancora tempo, tergiverserà, in attesa di trovare una soluzione dopo un’eventuale rielezione.
Nel frattempo, Khalid Sheikh Mohammed resterà in carcere (a Guantanamo) senza sapere quale sarà il suo destino. E con la ragionevole convinzione che potrebbe non saperlo ancora per molti anni.
- Venerdì 19 Novembre 2010

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Commenti
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Il 19 Novembre 2010 alle 14:45 Barack Obama come George W. Bush: i terroristi verranno processati dai militari – L’ANALISI | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/11/19/barack-obama-come-george-w-bush-i-terroristi-verranno-proce… AKPC_IDS += “22273,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on novembre 19th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 19 Novembre 2010 alle 18:15 anna.one ha scritto:
” Politicizzazione” e una marea di conseguenze previste dalla critica schernita con arroganza da questa amministrazione.
Barack Obama e Eric Holder hanno giocato tutta la credibilita’ della sicurezza nazionale sul processo di Ahmed “Foopie” Ghailani, sostenendo che sarebbe possibile ottenere condanne dei detenuti catturati all’estero (a differenza dei terroristi Faisal Shahzad e Zazi) dai militari e dall’ intelligence, durante l’utilizzo di corti federali piuttosto che le commissioni militari che il Congresso ripetutamente ha autorizzato a tale scopo. Barry O. non ha seguito la Costituzione, ma i “consigli” della sinistra, e ha voluto “soddisfare” le colombe europeee, lui non e’ Bush..lui e’ Hopechange! Era/ e’ tutta una questione politica.
Holder era stato rimproverato dai critici che sottolineavano l’insieme delle ragioni che tale strategia aveva molte piu’ probabilita’ di fallire perche’ “politicizzava” il processo, soprattutto per quanto riguarda il processo di Khalid Sheikh Mohammed, il cui caso e’ piu’ problematico del Ghailani. I critici avevano ragione. Barry O. e Holder utilizzarono un processo progettato per i criminali comuni invece per nemici combattenti in tempo di guerra.
Ora l’amministrazione ha tre scelte per quanto riguarda Ghailani: annunciare che sara’ rilasciato alla data fissata, annunciare che lo terra’ a tempo indeterminato senza riguardo per la pronuncia della Corte in materia, mentre rinviando la causa ad un commissione militare, nonostante la sua assoluzione, o aspettare che la questione venga risolta dalla prossima amministrazione. La prima significa che gli US consapevolmente rilascieranno un terrorista dell’AQ con piu’ di duecento omicidi sulla coscienza (se ne ha una) , la seconda significa che il processo messo in scena non era altro che una farsa. E la e’ terza una vigliaccata.
Holder e’ talmente inetto che alla fine, per il rilascio di un uomo che ha attaccato due delle ambasciate americane all’estero (che e’ stato un atto di guerra da parte di Al Qaeda) ha coinvolto il ministero della Giustizia, ha commesso un atto meritevole di impeachment per aver consapevolmente presentando un imputato alla doppia jeopardy.
Il 20 Novembre 2010 alle 1:05 jimmie01 ha scritto:
La pubblica accusa e` stata impossibilitata ad introdurre nel processo tutte le prove raccolte con metodi di ” coercizione “. Chiaramente, se il processo si fosse svolto davanti ad un tribunale militare la musica sarebbe stata diversa. Comunque, il condannato ha poco da ridere. Rischia da un venti anni all’ ergastolo in un carcere di massima sicurezza federale, senza possibilita` di essere ” paroled “. Per chi non lo sapesse, poi, la ” double jeopardy ” di cui parla Anna, non e` altro che il principio ” ne bis in idem “, ovvero nessuno puo` essere processato o condannato due volte per la stessa fattispecie quando il fatto e` passato in giudicato. Questo principio e` incardinato nella Carta Fondamentale degli USA.
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