
Sarah Palin (Credits: LaPresse/Jim Prishing)
La sua ultima gaffe ha fatto il giro del mondo in poche ore. Chi può perdonare a Sarah Palin di non essere un’autorità in politica estera? Così quella frase: “Gli Usa devono stare accanto ai loro alleati Nordcoreani” è diventata subito la prova che nulla è mutato: l’ex governatore dell’Alaska non ha i numeri per aspirare ad essere la prima donna presidente degli Stati Uniti. Poco importa che, come ha rilevato la rivista conservatrice Weekly Standard, la Palin abbia impiegato otto secondi (8) per correggersi, aiutata dal suo ospite Glenn Beck. Il danno era ormai fatto.
Le sue ultime uscite hanno monopolizzato l’attenzione dei media americani. Per lanciare il suo libro “America by Heart: Reflections on Family, Faith and Flag“, l’ex candidata alla vicepresidenza per il GOP ha rilasciato numerose interviste in cui ha messo nel mirino in particolare gli Obama. Non solo Barack, come sarebbe stato prevedibile. Ma, anche e soprattutto Michelle, la First Lady.
Nel suo primo attacco, quello più clamoroso, Sarah Palin ha dato della razzista alla moglie del Presidente. Nell’ultimo si è “limitata” a criticarla per il suo impegno nella lotta contro l’obesità perché, in realtà, dietro questo si celerebbe (ancora una volta) la voglia degli Obama di un Governo Opprimente, un Esecutivo Onnipresente incapace di dare fiducia ai suoi governati, ai quali, anzi, indicherebbe addirittura anche quale dieta seguire.
Con questi strali contro Michelle, Sarah si propone come modello alternativo di Donna alla Casa Bianca. Ma non come First Lady, ovviamente. Lei vuole il posto più importante dell’Air Force One. Un’ambizione che non piace a molti personaggi.
Tra di loro troviamo un’altra Consorte del Presidente: Barbara Bush, moglie di George H. (padre). Che senza mezzi termini ha detto che la Palin farebbe meglio a rinunciare ai suoi sogni. Se ne stia (o torni) in Alaska, ha detto l’anziana madre di George W. in una intervista televisiva. Non credo proprio che lo farò, è stata la risposta (in sostanza) di Sarah.
Le parole di Barbara Bush hanno confermato alla Donna del Momento (e del Futuro, spera lei) che una parte del vecchio establishment repubblicano non la sopporta proprio. Anzi: guarda a lei con ostilità. Ma questa avversione è diventata ormai la sua forza, non è certo la sua debolezza. Per questo Sarah non ha timore di lanciarsi nella sfida elettorale per la presidenziali del 2012. Deve solo prendere la giusta rincorsa.
Dopo la mezza scivolata delle elezioni di Medio Termine (dove alcuni suoi candidati sono andati male), la pubblicazione del suo libro l’ha fatta ritornare al centro dei riflettori. Sabato andrà in Iowa, il primo stato dove si terranno le primarie repubblicane tra poco più di un anno. Va ad autografare con dedica copie del suo “America by Heart“.
In realtà, inizia a mettere in moto la sua macchina di consenso e soldi (la cui benzina sono i vendutissimi libri e le lautamente remunerate apparizioni televisive) che dovrebbe permetterle di rendere concreto il suo sogno.
Sarah Palin punta alla Casa Bianca, ma pochi finora le hanno dato credito. Troppo lontana dal profilo di un presidente per poter competere. Ma questa convinzione si sta incrinando. Specialmente tra le fila dei liberals.
Basti pensare a un articolo pubblicato dall’Huffington Post dal titolo “La tempesta perfetta che potrebbe portare alla vittoria Sarah“. Tre gli elementi per dare vita all’uragano: una cultura popolare e populista sempre più imperante e radicata nelle menti degli americani; un appoggio sempre più forte della potentissima Fox News; una sempre maggiore apatia dei democratici.
Se questi tre elementi si fondono, dice l’Huffington Post, il sito più progressista d’America, la strada verso la Casa Bianca è spianata per Sarah Palin. Le gaffe diventeranno battute apprezzate; l’ignoranza sui temi di politica internazionale verrà vista come un fattore di vicinanza (culturale) al suo elettorato, non come una mancanza di autorevolezza del candidato; la sua avversione ai vecchi centri di potere repubblicani sarà vissuta come una risorsa e non come un impedimento nella scalata alla presidenza.
Anche le prestazioni della figlia, Bristol Palin durante il seguitissimo programma televisivo Danzando con le stelle servono in questa ottica a rendere più pop il prodotto Sarah.
Esagerazioni? Forse no. Il volto dell’elettorato americano sta cambiando. Quattro anni fa, chi l’avrebbe detto che un afroamericano sarebbe diventato presidente. Perché tra due anni Sarah non dovrebbe gettare il suo cuore (americano) oltre l’ostacolo e cercare di diventare la prima donna a sedere nello Studio Ovale?
- Venerdì 26 Novembre 2010

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Commenti
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Il 26 Novembre 2010 alle 14:51 gratis ha scritto:
Le gaffes le fanno tutti, nulla di strano che l’abbia fatta anche la Palin.
Occorre ricordare che uno statunitense ha a che fare con 50 Stati e 50 capitali già solo negli Usa.
Vorrei vedere quanta gente esiste qui in Italia, tra i politici, in grado di dire dove si trova il Montana e qual è la sua capitale o dove si trova la Virginia e la sua capitale o altro di similare, le figuracce si sprecherebbero.
A suo tempo ricordo un intervista fatta dalle Iene ad alcuni politici italiani su qualche nome geografico internazionale, dimostrarono un ignoranza abissale, cosa del tutto ovvia, essendo unicamente interessati alle cose di casa nostra.
In quanto a politica estera è ovvio che la Palin, oltre le linee guida degli interessi nazionali, ne sappia poco perché impegnata, finora, altrimenti nel suo Stato e nella Federazione USA.
D’altronde tutti i Presidenti americani hanno nel loro entourage sempre una marea di esperti che li informano sulla situazione di questo o quel posto, altrimenti diverrebbero pazzi nel tentativo di sapere tutto.
L’esperienza se la fanno sul campo, quando diventano Presidenti USA, difficilmente prima.
In quanto a politica la Palin è una fattiva che non si arrende, ed è per questo che alla fine avrà successo, checché ne dicano o la contrastino gli altri.
Come si dice: il burro si ottiene a forza di agitare il frullino dentro il recipiente del latte.
La Palin è un “frullino” instancabile, non può che avere successo.
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