
Hillary Clinton e Ban Ki - moon (Credits: LaPresse/Mary Altaffer)
Tra le centinaia di migliaia di file diffusi da WikiLeaks ce ne sono alcuni che rischiano di imbarazzare profondamente l’amministrazione Obama. Non sono quelli che riguardano i leader stranieri di cui parlano i report dei funzionari delle ambasciate interessate; non sono neppure quelli che descrivono la politica americana nei confronti dell’Iran o dell’Europa, ma sono le direttive riguardanti le Nazioni Unite emanate direttamente da Hillary Rodham Clinton.
Se nel primo caso (le relazioni sui capi di stato e di governo alleati e non) ci troviamo di fronte a delle semplici (seppur molto scomode) analisi fatte da anonimi funzionari, nel secondo caso, invece, scopriamo che il Dipartimento di Stato, un anno fa, ha deciso di lanciare una campagna di raccolta di dati e informazioni sensibili e riservate molto simile a una vera e propria operazione di spionaggio.
Firmata dalla Clinton nel luglio del 2009, la direttiva specificava il confine tra diplomazia e spionaggio, invitando, di fatto, i funzionari del Dipartimento di Stato interessati a oltrepassarlo. Che nel mirino di questa iniziativa ci fosse la leadership delle Nazioni Unite, compreso il Segretario Generale Ban Ki - moon, rende più chiara la portata dell’operazione.
La direttiva chiedeva di sapere informazioni sulla biometria di tutti i più alti funzionari dell’Onu, a partire dal Segretario Generale e inclusi i suoi vice, i capi delle agenzie specializzate e dei loro consiglieri più stretti; dei membri dello staff del Segretario Generale e dei capi delle missioni di peacekeeping.

Anche il nome di Nicolas Sarkozy compare sui files di WikiLeaks (Credits: LaPresse/Christophe Ena)
La Clinton chiedeva anche informazioni riservate sulle carte di credito, indirizzi mail, numeri di telefono, frequenza e destinazioni di viaggi in aereo di tutti i principali funzionari delle Nazioni Unite e, in particolare, dei rappresentati dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.
La direttiva segreta - chiamata national human intelligence collection directive - è stata mandata alle missioni statunitensi presso l’Onu nelle sedi di New York, Vienna e Roma e in 33 altre ambasciate e consolati comprese Londra, Parigi e Mosca.
Nell’operazione sarebbe stato coinvolto non solo il Dipartimento di Stato, ma anche la Cia, il Servizio Segreto militare e l’FBI.
A leggerla, si vede subito come nella direttiva sia labile il confine tra la semplice raccolta di informazioni necessarie per la sicurezza degli Usa e delle Nazioni Unite e la più classica operazione di spionaggio.
Se è vero che il Dipartimento di Stato voleva avere dettagli e notizie su alcune specifiche questioni, come le relazioni di alcuni funzionari dell’Onu con gruppi che si trovano sulla lista nera del terrorismo, oppure come i legami tra UN Relief and Work Agency del Medioriente e organizzazioni come Hezbollah e Hamas, è anche vero che la richiesta di avere tutti quei dati personali di Ban Ki - moon può risultare molto imbarazzante per il governo americano.
E questo soprattutto alla luce del fatto che, dopo gli anni di George W. Bush, l’amministrazione Obama si era presentata con un altro approccio nei confronti delle Nazioni Unite. Di valorizzazione del loro ruolo, di enfatizzazione dei buoni rapporti tra la Casa Bianca e il Palazzo di Vetro. I files di WikiLeaks hanno rivelato l’altra faccia della medaglia.
- Lunedì 29 Novembre 2010

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Commenti
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Il 29 Novembre 2010 alle 15:44 indigesto ha scritto:
Illustre Dr. Zurleni, sbaglierò ma credo che sia il meno che possa fare l’amministrazione di uno stato potente, chiamato continuamente a far da mediatore per garantire la pace nel mondo. Sapere di tutto su chi è il proprio interlocutore, o, comunque su chi ha continui contatti con la parte considerata avversa, quando non belligerante, credo sia indispensabile. Scandalizzarsi perchè un’amministrazione dichiara di voler innovare i metodi, cosa che fanno tutte le amministrazioni di questo mondo appena insediatisi, lo troverei piuttosto ingenuo. In ogni caso è sicuramente ingenuo credere a quel tipo di proclama. Cordiali saluti.
Il 29 Novembre 2010 alle 17:49 anna.one ha scritto:
Concordo con indigesto.
I diplomatici americani non sono stati obbligati a fare le spie, ma come ha dichiarato Crowley fanno i …diplomatici.
“I nostri diplomatici sono solo, diplomatici,” ha dichiarato Crowley. “Rappresentano il nostro paese in tutto il mondo e sono coinvolti in modo aperto e trasparente con i rappresentanti di governi stranieri e la societa’ civile. Attraverso questo processo, essi raccolgono informazioni che plasmano le nostre politiche e le azioni. Questo e’ cio’ che i diplomatici, del nostro paese e di altri paesi, hanno fatto per centinaia di anni “.
La faccenda “ordini da Hillary”, inoltre, nonostante il fatto che essi recano la dicitura “SECSTATE”, non vuol dire che siano “ordini di Hillary”. La pratica del Dipartimento di Stato e’ quella di includere il nome del segretario al termine di ogni cable inviato da Washington e, come spiega il sottosegretario di Stato per la gestione Patrick Kennedy: “Questa pratica non ha incluso che il segretario revisiona o approva le centinaia di migliaia di cables inviati ogni anno.”
L’unico problema che Wikileaks ha creato al Department of State e’ che i funzionari credono che la natura dei comunicati viene dichiarata erroneamente e male interpretata.
Io personalmente trovo “interessante” quello che si viene a sapere dei funzionari e leaders stranieri…troppo materiale per elencarlo tutto, ma un esempio, il ricatto del figlio dell’ Elvis Libico durante l’ultima consegna di materiale nucleare ai russi, e il fatto che il presidente dello Yemen, Saleh, cover up gli US strikes e si preoccupa per il contrabbando di armi ma non del whiskey..se e’ di buona qualita’. Sulla China, che e’ nel business di sabotare i computers..nulla di nuovo!
Il 29 Novembre 2010 alle 18:07 nhico ha scritto:
C’erano una volta gli Usa. Che pena. La diplomazia americana peggio che servette inacidite. Più che la credibilità dei singoli leaders, le cui istantanee venute fuori potrebbero essere utili forse ai vignettisti privi del guizzo della genialità, a cadere nel pozzo del profondo ridicolo è la Presidenza americana. Alleati e i nemici della bandiera a stelle e strisce , forse si saranno svegliati con la sensazione di aver calpestato la popò di un randagio, ma Obama, certamente, avrebbe preferito che tutti quei punti all’interno del labbro gli fossero stati dati per cucirgli la bocca. Avrebbe almeno avuto la scusa di chiudersi nella stanza ovale, stringersi la testa tra le mani, e chiedersi che cosa ne sarebbe stato del Presidente John Fitzgerald Kennedy, se le diplomazie del mondo l’avessero giudicato misurandolo con il loro stesso metro? Hillary Clinton = a Monica Lewinsky.
Il 29 Novembre 2010 alle 23:28 anna.one ha scritto:
WikiLeaks fu fondato nel 2007 “da dissidenti chinese e giornalisti e matematici degli US, Europa, Taiwan Australia e South Africa.
Il “creatore” non e’ mai stato identificato formalmente ma il sito e’ rappresentato da Assange. Hmmmm, China…again… mi vien da pensare che tanto dissidenti questi chinese non sono visto che la “vittima” designata sono solo gli USA. Perche’ non pubblicano i docs della China, quelli si che sarebbero interessanti, alla fine tutti i docs americani che siano dello State Department o DOD o anche della CIA sono alla disposizione del pubblico dopo 25 anni.
Mi permetto di sottolineare a nhico che non e’ solo la “diplomazia americana” peggio delle servette inacidite, ci si puo’ rendere conto che e’ una pecca globale andando all’UN, il covo delle servette inacidite e malandrine. ;)
Il 1 Dicembre 2010 alle 0:16 Circolo Luce Del Sud » Le banche mondiali nel mirino di Julian Assange ha scritto:
[...] dall’Fbi, additato come “criminale” da Hillary Clinton, latitante per la Giustizia svedese che lo accusa di stupro ai danni di due [...]
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