
(Credits: Epa/Jeon Heon-Kyun)
La Corea del Nord è come un “bambino viziato” e la Cina è stufa di correre dietro ai suoi capricci, soprattutto militari. Parola di WikiLeaks. Secondo le ultime rivelazioni dell’organizzazione-corsara di Julian Assange, Pechino sarebbe favorevole alla riunificazione delle due Coree, per la stabilizzazione dell’intera regione.
E proprio nel giorno in cui le rivelazioni scottanti di WikiLeaks fanno il giro del mondo, un aereo di Pyongyang atterra a Pechino. Un alto funzionario nordcoreano si fermerà in Cina fino a sabato, per una serie di incontri con i vertici del partito comunista. Choe Thae Bok, questo il nome dell’emissario del Caro Leader, che è presidente dell’Assemblea popolare suprema della Corea del Nord (una sorta di parlamento fantoccio nelle mani del regime) affronterà con Pechino le ultime “cronache” dalle due Coree, a cominciare dall’uso di artiglieria pesante contro un’isola sudcoreana, che ha provocato la morte di due militari e di due civili, oltre alla distruzione di un centinaio di abitazioni.
Oltre a questo, i due alleati affronteranno il tema delle esercitazioni militari congiunte tra esercito Usa e di Seul, che si sono svolte domenica nel Mar Giallo, con la partecipazione anche della portaerei “George Washington“, e del programma nucleare che Pyongyang ha recentemente rilanciato, presentando al mondo intero il suo nuovo impianto per l’arricchimento dell’uranio a Yongbyon. Insomma, un bel pacchetto di temi.
Su questi cinque intensi giorni, in cui molto probabilmente la Cina disegnerà un nuovo corso delle relazioni con il vicino nordcoreano, piovono le rivelazioni di WikiLeaks, che mostrano un Impero Celeste “stanco” degli atteggiamenti bellicosi di Pyongyang e,soprattutto, preoccupato che un colpo di testa militare (come quello più recente) contro la Corea del Sud possa dare nuovo vigore all’influenza degli americani nel Pacifico. Anche per questa ragione, secondo i cablogrammi svelati da Julian Assange, Pechino vedrebbe con favore la riunificazione delle due Coree.
L’idea è stata espressa dal vice ministro degli Esteri sudcoreano, Chun Yung-woo, all’ambasciatore americano a Seul, Kathleen Stephens, durante un colloquio che si è tenuto a febbraio di quest’anno. In sostanza, il rappresentante del governo sudcoreano rivela al diplomatico Usa che la Cina sarebbe favorevole a una Corea riunificata, controllata da Seul e ancorata a “un’alleanza benevola” con gli Stati Uniti, dal momento che la Corea del Sud “non è mai stata ostile alla Cina”. E per far superare a Pechino i suoi timori, Seul punta su contratti d’oro e ricche opportunità di esportazioni per le compagnie cinesi, cosa che attutirebbe le paure della Repubblica popolare cinese di vivere al fianco di una Corea unita e, quindi, assai più forte.
Su Pyongyang, infine, Pechino non avrebbe intenzione di muovere un dito per fermare l’inevitabile collasso del sistema nordcoreano, che si sbriciolerà, secondo le previsioni cinesi, due-tre anni dopo la morte del “Caro Leader” Kim Jong-Il.
- Martedì 30 Novembre 2010

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